sabato 15 marzo 2014

8 Marzo, A Posteriori


8 MARZO - MATTINA

Il cortile di un liceo, giornata di sole, gruppetti seduti o in piedi a chiacchierare, sta per suonare l’ultima campanella. Quattro ragazze che ciarlano del più e del meno.
Avranno 16-17 anni, qualche jeans stracciato, qualche spalla scoperta, tatuaggi sparsi. Una tira fuori un pacchetto di sigarette e lo guarda. Dopodiché si rivolge alle altre con voce acida, seccatissima. “Cazzo che stronza. Me ne ha fregata una. Mia madre è proprio una gran puttana.” Risate del gruppetto. 

8 MARZO - POMERIGGIO

Tangenziale, non vi stupirà. Esco e mi immetto sulla provinciale. In fondo allo svincolo una bancarella improvvisata. Fiori gialli, mazzetti di mimose. Macchine ferme per i doverosi acquisti dell’ultima ora. A venderle un tizio che sembra indiano. Domani venderà accendini, o calzini, o palline di crema colorata che si spiaccicano per la gioia dei bambini. E dell’8 marzo sa solo che si fanno discreti affari.

8 MARZO - SERA

Gruppo di ragazzi e ragazze, una piccola compagnia, all’ingresso di un locale. Per entrare c’è da compilare la tessera di iscrizione. Uno dei ragazzi, alto e magro, con una gran massa di capelli ricci lunga fino a metà schiena, mentre compila chiede “Che giorno è oggi ?” E un buttafuori ridendo “E’ la festa dei gay, tu dovresti saperlo”. I ragazzi lo ignorano e continuano a compilare le schede.


E noi che stiamo qua a ragionare di quote rosa, di pari opportunità, di aria fritta. E io mi dico che forse sarebbe un mondo un pochino migliore se la gran puttana tra un cliente e l’altro avesse trovato il tempo di rifilare al sangue del suo sangue un solenne paio di manrovesci, se il tizio col Mercedes che ha appena comperato due mazzolini per portarli a casa al suo amore stasera non fosse sulla stessa strada a caricare la ragazza che batte prima della rotonda, se qualcuno trovasse tempo e modo di informare il buttafuori che lui dovrebbe sapere di essere un coglione omofobo che fa battute che non fanno ridere.

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