martedì 26 luglio 2016

Maniglia, Ma Non Dell'Amore

Qualche anno fa. Ondata estiva di furti nelle case nel paesello, tutti alla ricerca dei colpevoli. I nomadi, i comunisti, gli extracomunitari, i venusiani, i drogati.
Abito a un piano basso, non ho sbarre alle finestre, e non ho mai avuto problemi. L'unica volta che mi sono entrati ladri in casa avevo dimenticato una finestra sulla strada aperta tutta notte, non esattamente un lampo di genio. Li ho anche sentiti, un fruscio nel dormiveglia, ma i ragazzi erano ancora piccoli, ho pensato che fosse uno di loro che si agitava, ho voltato chiappa e mi sono rimesso a dormire. Resta il dubbio di cosa sarebbe potuto accadere in un faccia a faccia notturno. Tenuto conto che se ti smonto di botte magari mi denunciano e se mi dai una coltellata non è carino, tieniti quei 200 euro che avevo in casa e siamo pari. Se sei venuto a rubare in casa mia, amico, sei davvero messo male.
Ma torniamo a noi e all'ondata di furti. Nel pomeriggio scendo per rifornimento alcolico e trovo la maniglia della porta della mia cantina piegata, ma piegata di brutto. Come se qualcuno avesse cercato di forzarla. Nomino qualche santo a caso, la ripiego quasi nella posizione originaria e me ne risalgo ancora più motivato a tracannare l'ottima bottiglia che ho appena prelevato. Seguono nei giorni successivi numerosi scambi da pianerottolo, stanotte sono andati anche in via Pincopalla dalla signora Abelarda, ho visto ieri una macchina con delle brutte facce, un condomino gira per le scale col fucile da caccia in mano, mio cognato ha trovato delle pedate e dei vasi rovesciati sul balcone. Eppure, qualcosa non mi torna. Cosa diavolo può mai cercare uno nella mia cantina, che nonostante vari (e, lo ammetto, poco convinti) tentativi di mettere in ordine ormai assomiglia alla porta dell'inferno siberiana? Non ve lo state chiedendo anche voi?


Passa del tempo. Direi un annetto, forse qualcosa di più. Una mattina scendo le scale, sempre in direzione cantina e sempre per rifornimento alcolico. Ve l'ho detto che bevo, no? La porta del corridoio che dà sul cortile è spalancata. Come sempre, mai una volta che la richiudano. Metto piede giù dall'ultimo gradino e a tutta velocità entra il tizio che consegna l'acqua al vicino. Ha il suo trabiccolo con sopra impilate quattro casse, non vede praticamente una mazza. Va alla cieca, se non sono svelto a retrocedere e risalire mi centra in pieno, gira sempre a tutta velocità dalla parte della mia cantina. 
E nella mia mente si accende l'interruttore. La mia cantina è la prima, quella a cui deve consegnare è la seconda. E al rallentatore vedo, con un anno di ritardo, l'urto violento di una pila di casse d'acqua spinta da un maledetto idiota contro la mia maniglia che si piega all'indietro. E subito dopo la visione, mentre sono sempre fermo sull'ultimo gradino, continua. Con la mano di un Sym ghignante che afferra per la nuca il tizio e gli sbatte una, due, cinque, centottanta volte la testa contro la porta della cantina. E mentre la visione lentamente svanisce tu, che stai ritornando col tuo carrettino vuoto dopo aver depositato le casse d'acqua e mi saluti con un cordiale buongiorno, non immagini nemmeno che un osso frontale possa ammaccare così il metallo. E meno ancora che delizioso rumore faceva la tua fronte contro la lamiera.

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