giovedì 7 gennaio 2016

Anolini, Ovvero Take No Prisoners

Credo che gli anolini non siano ancora stati annoverati dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità, ma ormai è inevitabile. Succederà. Questione di tempo, non vedo come possa non accadere. L'anolino è buono, tondeggiante, pacifico, sorridente, profumato, allegro. Galleggia umile nel suo brodo, non per nulla è ribattezzato giocosamente "galleggiante", e non ti chiede nulla. Attende il suo destino, che è quello di tuffarsi insieme a tanti suoi confratelli nel tuo piatto, farsi una doccia di Parmigiano e venire divorato in un religioso, estasiato silenzio. Ognuno di noi si accinge alla suddetta pratica come meglio crede, ci sono mantra che si trasmettono da generazioni. All'arrivo della pentola fumante in tavola ad esempio io e mio cognato abbiamo la tradizione di guardarci e dire all'unisono "Non faremo prigionieri". E così è, ogni volta.
 
 
Nel periodo prima di Natale, è tradizione che intere famiglie si riuniscano per la preparazione dei suddetti. Visto che la quantità di anolini prodotta in media da una famiglia oscilla tra la tonnellata e il miliardo, occorre un notevole apporto di manodopera. Quindi si riuniscono anche famiglie litigiose, gente che non si parlava dall'anno prima, con rancori secolari. Non importa, anzi. Hanno la possibilità di sublimare la loro litigiosità trasferendola dall'eredità contesa di zia alle modalità di preparazione del ripieno, cosa che ha prodotto alcune delle faide più sanguinose degli ultimi tempi. Ma attenzione, non è che sia solo gente qualunque a discutere sull'argomento, eh.
 
 
Comunque, la mia tradizione familiare prevede quattro sessioni di consumo. Natale, Santo Stefano, Capodanno, Epifania. E proprio qui siamo, al fatidico sei Gennaio. Quando dopo uno, due, tre piatti (tre è il mio minimo sindacale, ma ho fatto anche di meglio) arriva il momento drammatico. No, non quello di salire sulla bilancia, quello è più avanti. Io parlo del momento che inizi a temere già da prima della vigilia. Quel terribile attimo in cui chiedi "Non è che ce ne sarebbero ancora un paio?". Tu intendi un paio di piatti, ma nessuno lo sa o meglio tutti lo sanno ma fingono di non capire. E il mestolo affonda nella pentola una, due, tre volte. Tu saresti pronto ad accoltellare il tuo vicino di posto se ne sbucasse uno, e sai benissimo che lui farebbe lo stesso. Ma niente, ogni volta il mestolo pesca solo brodo. E il dolore ti sgorga dal cuore mentre la tua faccia, la faccia di quando sono finiti gli anolini, diventa questa.
 
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