domenica 26 marzo 2017

Fair Play

Mi fermo un attimo sul post precedente per un divertissement. Sì, lo so che il termine adatto più che divertissement sarebbe "ulteriore minchiata", ma ora non stiamo lì a sottilizzare. E soprattutto, al momento non ho molto di cui scrivere quindi gratto il fondo del barile. Dicevo del post precedente. No, non ho intenzione di continuare a parlare delle disavventure testicolari di Buck Shelford, questa non è la partita con la Francia dopo la quale era più o meno nelle condizioni di Frankenstein. Ma c'è un momento nel video che ho messo che mi ha molto divertito. E non è lo stupendo scambio di legnate, che pure mi ha divertito molto ma non è quello di cui voglio parlare. Rimetto il video per agevolarvi.


Allora, c'è questa meravigliosa rissa durante la semifinale di Coppa del Mondo del 1987 tra rossi gallesi e neri neozelandesi, gente stesa a pizze in faccia, volano cazzotti come se piovesse. Ma a me fa impazzire il momento a 0.20 in cui Shelford si avvicina al numero sei gallese e iniziano a parlare. Come dicevamo il campo è pieno di gente stesa, uno lo stanno praticamente rianimando, ci sono due muri di energumeni che si fronteggiano inferociti. E questi due, un gigante biondo che sembra vagamente Ivan Drago e un tizio che l'anno prima si è fatto ricucire le palle senza anestesia per ricominciare a giocare, si mettono a parlare garbatamente, con un dialogo che non si riesce a interpretare dai labiali ma che mi piace immaginare più o meno così.
 
- Amico mio, avvicinatevi, gradirei davvero parlarvi un attimo se avete tempo e non vi arreca troppo disturbo.
- Ma figuratevi, mio caro, non mi date assolutamente alcun disturbo e sono a vostra completa disposizione.
- Senza astio alcuno, amico mio, ma potreste spiegarmi perché avete colpito con cotanta violenza il mio compagno di squadra?
- Mio caro, mi permetto rispettosamente di farvi notare che è stato quel briccone del vostro compagno a colpire per primo il mio.
- Non posso darvi torto, amico mio, ma ciononostante devo dire che ho trovato la vostra aspra reazione decisamente sopra le righe.
- Riconosco la vostra ragione, mio caro, ma comprenderete che nella concitazione del momento possa talora accadere di esagerare.
- Bene, amico mio, credo che con questo chiarimento possiamo considerare risolta questa spiacevole questione.
- Mi trovo a concordare con voi e vedrete, mio caro, che cotesti incresciosi accadimenti non avranno a ripetersi nuovamente.
- Vi auguro un buon proseguimento di partita, amico mio.
- Anche a voi un sincero augurio di buon divertimento, mio caro.

Alla mischia successiva, probabilmente trovandosi di fronte si sono detti "Vi ricordate di me?" e hanno cercato di strapparsi reciprocamente i femori, la milza e i padiglioni auricolari. Ma cordialmente, con un sorriso da vecchi amici.
 

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