lunedì 20 marzo 2017

La Volta Che Buck Shelford Si Ruppe I Coglioni

"It's story time again", dice il vocione di Mr. Waits all'inizio di una canzone. E raccontiamola una storia, allora. Non è niente di nuovo né inedito, ma è interessante. Anno 1986, tour europeo degli All Blacks. Vincono una prima partita contro la Francia. I francesi non amano farsi strapazzare in casa loro e arrivano alla partita successiva leggermente su di giri, le male lingue dicono anche bombati di anfetamine. La partita passa alla storia come "La battaglia di Nantes" e viene ricordata come una delle partite di rugby più violente mai disputate. Tra i neozelandesi gioca anche questo signore di nome Wayne "Buck" Shelford.


Come abbiamo detto, la partita è decisamente accesa. Buck Shelford finisce incastrato in una ruck, una specie di torta a strati di omaccioni che si rotolano per terra cercando di recuperare il pallone. Nell'andirivieni di colpi ci rimette quattro denti ma questa nonostante le apparenze è la cosa minore, perché i tacchetti delle scarpe di un avversario finiscono in una parte del suo corpo dove nessun uomo vorrebbe mai finissero cose metalliche appuntite. Riporta una lacerazione dello scroto con la fuoriuscita di un testicolo. Si rialza tenendosi con la mano il prezioso sacchetto dei suoi gioielli e non va verso il più vicino ospedale ma si dirige a bordo campo, se lo fa ricucire, torna in campo e continua a giocare. Segue ulteriore scontro e nel cozzo di teste con un avversario riporta una commozione cerebrale. Esce in barella e non continua a giocare. La Francia vince l'incontro. Per inquadrare meglio il personaggio potete di seguito vedere Buck, il pacato gentiluomo in nero col numero otto, confrontare amabilmente con un avversario gallese le reciproche posizioni sulla interpretazione dei raggruppamenti.

 
Tornando al match di Nantes, due cose. La prima è che la leggenda narra che sul web esistano le immagini dell'accaduto. Io ho passato un pomeriggio a cercarle, ma non le ho trovate. Se qualcuno ha notizie, lo prego di cuore di farmi un cenno. La seconda è che Buck Shelford, ancora oggi, dice di non ricordare assolutamente nulla di quella partita. Detto tra noi, probabilmente nemmeno io vorrei ricordarmela.

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