lunedì 23 maggio 2016

Sym Adventures (Rolling Down The River)

Ora, quando avrete visto il video, vi chiederete se Sym stavolta non si è allargato un po' troppo. No, come esordio mi sa che non va bene.
Mi suona ambiguo e si presta agli sfottò. Tu che leggi e sai alcune cose, non ridere, sappi che ti vedo. Ricominciamo, e prima guardate il video così sappiamo di cosa stiamo parlando. I tizi che vedete naturalmente non c'entrano nulla.


Ecco, ora che avete visto vi starete chiedendo se ho avuto una crisi di identità, se mi sto montando la testa, se sono posseduto dallo spirito di Alberto Angela. Mio Dio, Sym ha deciso di trasformare il blog in Quark o Real Time e si mette a pubblicare documentari, inchieste e robe di questo genere. Niente di tutto questo, è solo un episodio dovuto al ritrovamento di alcune vecchie foto. Allora, signore e signori, tra le numerose cose più o meno lecite che ho fatto in vita mia c'è anche questa, testimoniata appunto dalle foto ritrovate. Per fortuna, di diverse altre cose non esistono prove, ma non è l'argomento del giorno. Ebbene sì, le foto in questione testimoniano che nella mia vita ho fatto anche canyoning. E' stato molti anni fa, potevo permettermi certe imprese, e anche molti chili fa, potevo permettermi di affidare il mio peso sospeso nel vuoto ad una corda. Allora, poteva essere il 1986 o giù di lì, non ricordo con precisione, e un amico appassionato di alpinismo, arrampicate e tutto questo genere di cose propose di provare a fare il Vajo dell'Orsa. Sul momento rimasi perplesso, anche perché inizialmente avevo capito che si trattasse di qualcosa tipo una danza settecentesca tra obesi (continua a non ridere, tu)  o una caccia all'orso in abiti medievali e sinceramente nutrivo parecchi dubbi sulla bontà dell'idea. Dopo i dovuti approfondimenti, una volta rassicurato diedi il mio assenso e si formò una comitiva di sei persone. Io e un paio di altri eravamo completamente digiuni di ogni nozione tecnica relativa al calarsi con corde, quindi ci fu una serie di prove dai bastioni di un parco cittadino. Ecco, a pensarci il momento più estremo di tutta la vicenda fu calarsi più volte dai suddetti bastioni osservati da gruppetti di pensionati fermi sul ponticello d'ingresso a scuotere la testa o a lanciare variopinti commenti sulla nostra salute mentale. Evidentemente, le nostre evoluzioni erano più interessanti dei cantieri circostanti, o proprio non ce n'erano.


Superata la prova "in casa", in un giorno estivo partimmo nel pomeriggio e passammo la notte in tenda per iniziare l'avventura nella prima mattinata del giorno dopo. Già l'avvio fu drammatico, una notte da incubo scomodissima in cui si dormì poco, un risveglio antelucano e una colazione scarsissima. Arriviamo all'inizio delle discesa e un avviso minaccioso avverte che potrebbero esserci scarichi di acqua imprevisti in caso di manutenzioni idrauliche. A questo, e alla relativa toccata di zebedei, aggiungiamo una avvertenza imparata sul campo. Mai fidarsi troppo degli amici esperti. Avete visto i tizi del video, no ? Avete notato che hanno le mute, vero? Ecco, l'amico esperto ci fece partire al grido "ma no, ragazzi, si fa tranquillamente in maglietta e pantaloncini". E io e gli altri gli credemmo, lo vedrete nelle foto successive. Di prima mattina, nella parte alta del percorso, in alcune gole chiusissime che non lasciavano entrare la luce del sole, si moriva di freddo. E non parliamo di quando cominciammo a bagnarci. Sì, quando lo facemmo noi c'era meno acqua rispetto alla discesa del video, ma quella che c'era era ugualmente gelata, credetemi. E non c'era via di fuga, ormai risalire non conveniva più. Scendere o morire, insomma. Comunque, se sono qui a scriverne vuol dire che ci sono arrivato in fondo. E il tizio col casco bianco, i pantaloncini beige, a torso nudo (non è esibizionismo, anche perché non è che il luogo fosse affollato e c'era poco da esibirsi, è che tenere addosso una maglietta fradicia di acqua gelida non è esattamente uno spasso) è il vostro Sym con meno chili, meno anni, meno mogli, meno figli e meno tatuaggi. No, il numero dei neuroni è rimasto invariato. Sono sempre pochi.


E dopo questa galleria delle avventure dell'allora giuovine Sym, un'ultima riflessione, dedicata alla modernità. Mai più pensavo che avrei rivisto quel posto, non dico dal vivo ma nemmeno in video. Noi avevamo una normale macchina fotografica e trent'anni fa non avevo la minima idea che un giorno ci sarebbe stato Youtube. Soccommosso.

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