domenica 8 maggio 2016

Ragazzo Solo (Ragazza Sola)

Ragazzino, non c'è mai stata l'occasione di dirtelo e lo faccio qui anche se non mi leggerai mai. Sappi che io, seppur silenzioso e mai svelato, ero un tuo fedelissimo, devoto ammiratore. Ti vedevo tutte le mattine dopo aver accompagnato a scuola mio figlio. Ma non è che ti vedevo nell'atrio della scuola, no. Ti incrociavo fuori, tornando all'automobile. Almeno cinque minuti dopo il suono della campanella. Perché, caschi il mondo, credo che tu non sia mai entrato puntuale in classe una sola volta. E il bello è che trasmettevi la gioiosa, libera, scazzata sensazione che non ti fregasse assolutamente una mazza di essere perennemente in ritardo. Camminavi serafico sul marciapiede verso quel liceo con lo sguardo perso di chi si è svegliato circa tre minuti prima e non si è mai, dico mai, posto il problema di mettere la sveglia un po' prima. Nella stagione calda, oltre allo sguardo perso, avevi anche la tipica pettinatura di chi è saltato giù dal letto ed è uscito di casa ignorando l'esistenza degli specchi. E credimi, so di cosa parlo. Dovresti chiedere ai miei compagni di liceo. In inverno, invece, sfoggiavi una cuffia di lana bianca con righine, un modello che probabilmente risaliva ai tempi di Zeno Colò e che ricordava vagamente un profilattico.

 
E qui devo aprire una parentesi sul tuo look, in un cortile liceale di risvoltini e pantaloni sapientemente stracciati, di pizzetti stravaganti e pettinature da fucilazione immediata del barbiere. In quel mondo così fashion, cool e trendy, tu incedevi fiero con i tuoi quattro peli di barba e baffi da adolescente, nei tuoi vestiti già portati, forse da un fratello maggiore, forse dal papà, forse da uno zio, ed emanavi l'aura di chi vive in un'altra dimensione e se ne strafrega altamente di come va vestito. E probabilmente non ti sei mai accorto delle standing ovations silenziose di quell'uomo con la barba e il giubbino verde regalato dagli amici anni e anni fa che noncurante del clima si ostina a portare estate e inverno nonostante le minacce della coinquilina-consorte. Io e te ci siamo sfiorati decine e decine di volte, ragazzino, e ho la netta sensazione che tu non mi abbia mai visto veramente. A dire il vero, una volta più che sfiorarci stavamo per scontrarci, la volta che camminavi a testa bassa con un libro aperto in mano. E tu quel giorno non stavi dando la classica ultima occhiata prima dell'interrogazione. No, tu quel giorno alle 8.04 stavi studiando concentrato mentre camminavi, e resto convinto che tu abbia fatto tutto il tragitto da casa tua, o dalla fermata dell'autobus, o da dove diavolo venivi, senza staccare gli occhi da quel libro. E che l'interrogazione sia andata alla grande.
Ancora due cose, ragazzino. La prima è che ti ho sempre visto desolatamente solo. Ancora una volta diverso dagli altri, in quel mondo di coppiette melense mano mano bacio bacio pucci pucci o di branchi chiassosi o starnazzanti. Non ti ho mai visto scambiare due parole con un compagno, meno ancora con una ragazza. E non saprò mai se di questo ne soffrivi o viceversa stavi infinitamente bene per i cazzi tuoi. La seconda è che, a differenza del resto del mondo, non ti ho mai visto con un telefono in mano. Non oso pensare che tu non l'avessi, sarebbe troppa perfezione. Ma mi piace pensare che tu invece di uno smartphone ultimo grido avessi un antiquato, obsoleto, demodè Nokia del 2007. Come me. E ti dedico una canzone. Eri un ragazzo solo. Spero, davvero tanto, che tu abbia incontrato una ragazza sola.
 
 

4 commenti:

Mandorla Amara ha detto...

Non conoscevo la versione italiana. Sono andata a documentarmi ed ho scoperto che è una sorta di auto cover, perché il Duca Bianco ha partecipato alla stesura del testo (che non mi fa impazzire, per essere gentile), lasciando inalterata la musica, ma stravolgendo totalmente il significato della canzone. A Bowie comunque deve esser piaciuta visto che l'ha inserita in un suo album con degli inediti. Peccato. La versione originale è decisamente più intessante ed originale, come testo. Ora il mio dubbio è: hai scelto la versione italiana perché ti sembrava più attinente al post? In questo caso allora ho interpretato male il post stesso, perché per quello che avevo capito io mi sembrava più adatta l'immagine del povero maggiore che fluttua solo e sperso nello spazio, mentre la sua navicella sa dove andare e ciononostante pur vedendo la terra lontana si sente tranquillo.... Ma forse sono io che perdo colpi e non capisco più una cespa. Ti abbraccio diavoletto

SympathyForTheDevil ha detto...

Mandorla, intanto bentornata da queste parti. Devo dire che non ti smentisci, perchè fare tanti brevi commenti quando puoi farne uno lungo ? :D Ti dirò, non scervellarti troppo, ho scelto quella canzone (che non fa impazzire nemmeno me, concordo con la tua analisi) perché il titolo mi sembrava il più legato al tema del post, ma nel testo della canzone, sia l'autocover o l'originale del Duca, non c'è nessun legame col post. Si sposavano bene i titoli, ecco, e non ho trovato altre canzoni che si prestassero. L'unica altra che mi era venuta in mente, e lo dico a titolo documentario per chi fosse interessato, era Boys in the band dei Gentle Giant, della quale mi permetto di suggerire un ascolto. Abbraccio ricambiato.

Mandorla Amara ha detto...

Diavoletto mio adorato, non posso tornare dopo lungo silenzio e scrivere due righe, ti pare? Non sarebbe garbato e rispettoso della tua pagina e giammai vorrei mancare di rispetto al tuo splendido cervello che amo tanto.... E poi se scrivo poco ti preoccupi che sto male, quindi vedi, lo faccio per te 😁

SympathyForTheDevil ha detto...

Effettivamente, Mandorla, un tuo commento sintetico mi avrebbe fatto dubitare delle tue condizioni psicofisiche. E poi, sai che hai licenza di scrivere ;)