sabato 3 ottobre 2015

La Depressione Del Terzino Sinistro

Nella vita ho preso a calci palloni fin da quando mi ricordo di avere i piedi, e non mi stupirei se mia madre da questo punto di vista mi rivelasse di avere avuto una gravidanza travagliata. Sui campi di calcio e nei relativi spogliatoi ne ho viste di tutti i colori. Dalle giovanili fino al girone infernale del calcio amatoriale, che è una specie di discarica dove finiscono quelli che dopo le giovanili non proseguono una "carriera" ma vogliono comunque continuare a dare calci al pallone, quelli che una specie di carriera in categoria l'hanno fatta ma per motivi anagrafici non possono più restarci, quelli drammaticamente, decisamente, incontestabilmente troppo brocchi. In quale delle categorie io mi collochi non ve lo dirò mai. Come dicevo, sui campi amatoriali ho visto scene deliranti, sentito bestemmie epiche, vissuto momenti impagabili. Si giocava su terreni dove il manto erboso era un miraggio, paragonabili a risaie o campi di patate. Il giorno deputato a questa perversione era la Domenica mattina, con orari a volte barbari, tipo il temutissimo 8.30. Un giorno forse ci farò un post apposito, se non addirittura un ciclo. Oggi mi è tornato in mente un episodio.
Partita di alta classifica, naturalmente si fa per dire. Una cosa tipo scontro al vertice, loro primi e noi secondi. Giochiamo contro una squadra forte, che ha un attaccante bravo, grande e grosso. Da noi soprannominato per la stazza dopo la partita di andata "Caribù", non dico altro (1). Bisogna bloccarlo. Negli spogliatoi ci guardiamo in faccia e individuiamo il difensore che se ne dovrà prendere cura. "Dai, Caribù lo marchi tu, mi raccomando, se lo fermi vinciamo, è l'unico pericoloso, stagli addosso come un mastino, non devi fargli toccare palla". Andiamo in campo, primo tempo non male, riusciamo a segnare un gol. Nel secondo tempo ci mettiamo in trincea a difendere il vantaggio, schiacciati in difesa, una resistenza eroica fino agli ultimi cinque minuti. Quando si scatena Caribù, che fino a quel momento era stato annullato dal suo marcatore. Riesce a prendere una palla, slalom in mezzo alla nostra difesa, gol. Pochi minuti dopo, partita quasi finita, punizione dal limite per loro. Caribù fulmina i compagni con lo sguardo e dice gelido "Questa la tiro io". Agguanta il pallone, lo appoggia per terra facendo tremare il campo (2), prende la rincorsa e spara una mina sotto la traversa su cui il nostro portiere si guarda bene dal mettere le mani. Gol, fischio finale, perdiamo 2-1. 
Mesto rientro negli spogliatoi, un pò di incazzatura, ma tutti sappiamo che la robusta reidratazione alcolica che seguirà ci risolleverà il morale. Vedo il nostro terzino sinistro, il marcatore di Caribù, accasciato sulla panca con lo sguardo perso. Cerco di consolarlo, in fondo hai fatto tutto il possibile, per quasi tutta la partita non era stato pericoloso, lo sapevamo che era forte, dai non prendertela. E lui mi guarda tristemente e rilascia una sentita, vera, affranta dichiarazione, come se avesse avuto una illuminazione.
"Ma chi cazzo se ne frega di Caribù e della partita. Ma ti rendi conto che io mi sono svegliato alle 7.00 di una Domenica mattina per venire qui con un freddo della Madonna, mettermi in mutande e passare un'ora a cercare di impedire di toccare il pallone a un altro tizio in mutande che si era svegliato alla stessa ora !?".
Prende il borsone, infila la porta scuotendo la testa e scompare senza dire una parola. Non è mai più venuto a giocare a calcio.

(1) anche sui soprannomi delle squadre di calcio un giorno scriverò qualcosa
(2) sì, è un po' esagerata, chiamasi iperbole, ma rende bene l'idea dell'accaduto

2 commenti:

O.C. ha detto...

Ma le flebo di alcol è sicuro che le facevate dopo e non prima??

SympathyForTheDevil ha detto...

Nell'intervallo, ma non dirlo a nessuno :-D