sabato 21 febbraio 2015

When The Saints Go Marching In

Una cosa positiva del calendario di quest'anno, almeno per me, è stata una meravigliosa coincidenza di tre ricorrenze. A partire da due dei santi più insopportabili del calendario.
Non che io sia in rapporti particolarmente buoni con tutti gli altri santi, a dire il vero, ma questi due mi sono particolarmente insopportabili. Voglio dire, ad esempio con i Santi Nazario e Celso o con San Remigio di Reims non ho mai avuto niente da dire, ci siamo bellamente ignorati per una vita e possiamo continuare a farlo. A dirla tutta, non so quando vengano ricordati e meno ancora so il motivo, ma la qualità del mio riposo notturno non ne ha risentito in modo significativo. Con Sant'Antonio e il suo fuoco per fortuna non ho mai avuto a che fare, Sant'Agostino mi appare ogni tanto nei momenti più stravaganti, per Sant'Elena chiedete a Napoleone, al Sant'Orsola ci sono stato ma questa è un'altra storia. 
Ma lasciando stare i santi (anche se non ho mai capito perché invece sia lecito scherzare coi fanti che avranno pure una loro dignità, poveretti, eppure tutti si sentono in diritto di sbeffeggiarli) e tornando alle coincidenze di calendario, quest'anno si sono splendidamente sovrapposti il periodo dedicato all'amore sempiterno che tutto travolge e trascina in un vortice di passione (leggasi San Valentino) e il periodo dedicato alla devastazione auricolare e all'inutile chiacchiericcio relativo (leggasi Sanremo). Il tutto, per di più, condito dallo svolgersi del Carnevale. Questo se non altro ha fatto sì che delle tre cose non si sia parlato per tre settimane diverse, una a testa, ma per una sola. E' già qualcosa. 
[modalità nonscocciateSymconinutiliprecisazioni ON] 
Sì, lo so che nel calendario che non esiste nessun santo a nome Remo e che stiamo parlando di un ridente comune ligure, traguardo di una gara ciclistica, il cui nome ha etimologia incerta. Lo so. Trattasi di licenza poetica per introdurre il post, concedetemela. Se proprio sentite un insopprimibile bisogno di affrontare questo argomento o darmi fondamentali ragguagli, pensateci su bene e scrivetemi una mail. Magari prima del prossimo festival vi rispondo, chissà. 
[modalità nonscocciateSymconinutiliprecisazioni OFF]. 
Sul primo periodo, posso dire che a Gennaio sono stato con la mia coinquilina-consorte a Venezia, niente di nuovo, chi mi legge da un pò sa della mia passione per questa città. Solito alberghetto di Mestre, due passi dalla stazione, qualche minuto di treno. Ed era meravigliosamente vuoto. C'erano solo altre due stanze occupate. E parlando col gestore mentre facevo colazione con calma nella sala deserta, è venuto fuori che per il weekend del 14 Febbraio avevano già il tutto esaurito. E dentro di me, ho pensato alla coesistenza tra coppiette romantiche desiderose di silente, tenera intimità e bande di squinternati, molestissimi, rumorosi carnevalanti alticci. E ho ghignato. 
Sul secondo, un paio di giorni fa sempre la mia coinquilina-consorte mi ha fatto ascoltare un pezzo. "Senti questa canzone" "Che roba è?" "Grande amore, Il volo, è quella che ha vinto il festival". Già con nome del gruppo e titolo del brano ho cominciato a soffrire. Ho fatto buon viso a cattiva sorte e ho ascoltato. Con attenzione, concentrato, ho ascoltato musica e parole. E quando i miei zebedei hanno finito di fare lo yoyo su e giù dal pavimento, con un rimbalzo sempre più forte e doloroso ogni volta che sentivo la parola amore, l'unica cosa che sono riuscito a chiedere è stata se per caso era quella che aveva vinto il festival del 1951. E me sono andato con un sorriso a 48 denti fischiettando When the saints go marching in.


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