venerdì 7 novembre 2014

La Volta Che Trovammo Nonna In Cantina

"Lo mettiamo in cantina, magari serve". Ogni giorno, in moltissime case italiane, viene pronunciata questa frase. E un oggetto finisce in cantina. Sì, lo so che molte cose finiscono anche in garage, non stiamo a fare i pignoli.
Dopo un imprecisato numero di anni, che contengono [imprecisato x (365 + una leggera variazione dovuta agli anni bisestili)] numero di giorni, in molti dei quali la frase di cui sopra è stata pronunciata, arriva il giorno in cui scopri che proprio non riesci più ad entrarci, in cantina. A me è successo il mese scorso. Quindi, se non volevo fare un mezzo trasloco ogni volta che cercavo una bottiglia di vino, sono stato costretto ad affrontare il problema. Anche sotto la legittima spinta della mia coinquilina, nota come La Santa Donna per il martirio ultraventennale a cui ha scelto di sottoporsi avendo avuto la pessima idea di convolare a nozze col sottoscritto. 
Quindi, in una tiepida mattina autunnale, ci diamo un romantico appuntamento in cantina. Non voglio ammorbarvi con l'inventario di quello che c'era dentro, solo dire che ormai mi sono convinto di una cosa. Sappiate che gli oggetti riposti in cantina, non sapendo cosa fare, copulano tra loro e si riproducono. Non c'è altra spiegazione alla presenza di un elefantino di cristallo con basamento in legno che nessuno ricorda di avere mai visto. Evidentemente è figlio dell'elefantino di legno portatomi come souvenir dall'Africa e della caraffa bella di cristallo di zia, incautamente messi vicini e probabilmente accoppiatisi a ripetizione con modalità che non oso immaginare. E probabilmente tutti quegli oggetti ricoperti di polvere ad un segnale convenuto ma già fissato dal tempo del Big Bang prenderanno vita tutti insieme, e sarà l'Armageddon. 
Comunque sia, iniziamo ad aprire scatoloni polverosi e a strappare buste di plastica misteriose. Sto frugando chino nel mobile riciclato dal precedente cambio cucina, dove stanno valigie e zaini, quando sento alle mie spalle la voce sorpresa e squillante della Santa Donna che esclama tre toni sopra il normale "Guarda! La nonna!". A questo punto, mi si gela il sangue. E tre ipotesi affollano il mio cervello mentre inizio a girarmi lentamente a guardare.
Ipotesi n°1. Avere inspirato il mix letale tra polvere ventennale, effluvi alcolici da bottiglia rotta, profumo di detersivi stoccati da mesi, fetore di merendina marcia ritrovata sotto uno scaffale, zaffata di scarpa da football sta avendo effetti imprevisti sul cervello della Santa Donna che inizia ad avere gravissime allucinazioni e sta vedendo nonna morta ormai da circa vent'anni, che Dio l'abbia in gloria.
Ipotesi n°2. Porca vacca, nonna si è ricordata della volta che rubai le gomme da masticare nel negozio di fronte a casa ed è tornata dall'aldilà per farmela pagare. Nonna, giuro che non l'ho mai più fatto. E poi erano buonissime, mi piaceva la cartina coi personaggi di Disney, erano di un così bel rosa, nonna dai, hanno amnistiato gente con reati ben peggiori, ti prego chiudi un occhio.
Ipotesi n°3. In effetti, ora che ci penso, a me hanno detto soltanto che nonna era morta ma poi tutto quel che ho fatto in tempo a vedere prima del funerale è stata soltanto una bara chiusa. Certo che nel caso potevano anche dirmelo, prima di cremarla e metterla nella mia cantina. E' anche vero che nonna stava sempre in cucina, vicino ai servizi di piatti non sarà poi stata così male
Finisco di girarmi e per fortuna la scena è più rassicurante, niente allucinazioni né apparizioni né urne cinerarie dimenticate, la Santa Donna sta guardando una vecchissima foto di nonna sbucata da chissà quale improprio reliquiario. Rassicurato, torno alla cernita degli zaini da tenere. Pochi minuti, e di nuovo un grido. "Noooo, mi è caduta la nonna". Mi giro, e vedo al rallentatore l'immagine di nonna cadere roteando su se stessa in un tuffo carpiato, devo dire ammirevole per una ultraottantenne, e infilarsi sotto l'ultimo ripiano di uno scaffale. Mi chino per raccoglierla, e di nuovo un brivido. Sul fondo dello scaffale, proprio in fondo, nell'ombra, un cane di peluche sopra una lattina di vernice. E mi guardano in un modo che suona molto minaccioso. Non so cosa stanno facendo. Non voglio saperlo. Ma l'atteggiamento è inequivocabile. Raccolgo nonna più in fretta possibile e distolgo lo sguardo. Fuori c'è vento, dai. Sarà stato un cigolio. Non era un gemito. Ditemi che non era un gemito.

2 commenti:

Calamì ha detto...

Uno dei miei post preferiti! Non volevo che finisse... ancora ancora ancora!!! :D

SympathyForTheDevil ha detto...

Calamì, quando mi commenti in modo così spietatamente critico ti adoro, sai :-D