martedì 16 settembre 2014

Duetto Impossibile

Sto ascoltando i Portishead. Dummy, appena iniziato. Immancabile, squilla il rompicoglioni di turno al telefono. Vuole vendermi un utilissimo depuratore per l'acqua del rubinetto.
Non solo poi potrò berla, ma a suo dire sarà indistinguibile dallo Champagne, e risparmierò anche. Insulti solo mentali, riaggancio senza una parola. Mysterons è già finita. Arriva Sour Times. Quanto mi piace quel pezzo. Mi lascio prendere dalla musica. Beth Gibbons e la sua disperazione.

" nobody loves me ... it's true ... not like you do"

E una luce mi si accende in testa. Una via di mezzo tra un deja vu e un interruttore che scatta. Ritorna ancora una volta questa frase. E un'altra ancora. E sento il clic dell'interruttore che finalmente fa contatto da qualche parte nel mio cervello. Tolgo il CD. Vado a cercare Nighthawks at the diner. E la luce si accende. Tom Waits che cerca di convincerla. Nobody, la parola chiave.

"nobody will ever love you ... the way I could love you ... 'cause nobody's that strong"

E le parole si inseguono e si aggrovigliano tra di loro.


" ... love's bittersweet ... 
... the bitter taste of innocence ...
... and life's treasures deep ...
... buried lives, mysteries of our disguise ...
... you have had many lovers ...
... all I have left is my memories of yesterday ...
... they'll only just break your poor heart in two ...
... circumstance will decide ... "

E nella mia testa parte un duetto impossibile. Sono lontani, lontanissimi. Non credo che abbiano mai condiviso un palco. Non credo che lo faranno mai. E allora lo fanno qui, ora, per me. Solo per me.
Beth è vestita di nero. Gli occhi chiusi, il viso affilato. Aggrappata al microfono a urlarci dentro sanguinando dolore e sofferenza. E Tom col suo vestito stropicciato come i capelli scuote il testone sotto il cappello floscio, la guarda e canta incrostando il piano di parole e di disincanto.
E io, impresario e promoter del duetto impossibile, unico spettatore in un teatro mai esistito, pubblico non pagante di un concerto inesistente, applaudo silenzioso e mi inchino con un gesto teatrale.






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