mercoledì 8 settembre 2010

Romagna Mia 5 - Slow and Furious

Sulla riviera romagnola, e purtroppo temo anche altrove, è presente una piaga di dimensioni bibliche. Cavallette, pestilenze, fuoco dal cielo e altre amenità del genere non sono nulla. Non parlo del karaoke notturno né del turista teutonico né dei balli di gruppo né della piadina con lo squaquerone.
Davvero, io credo che se mai un giorno arriveranno i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse cavalcheranno una di quelle. Mi riferisco a quei risciò, o ciclocarrozzelle, o biciclette multiple, o chiamatele come cazzo vi pare, che infestano le strade della zona. Una lontana sera un mio amico poeta, in stato di rapsodia alcolica, le definì “cazzaruli” avvertendomi che stavo per essere investito, cito testualmente, ”da quattro stronzi su un cazzarulo”. Per eterna gratitudine, d’ora in avanti le indicherò con questo nome.
Tanto per cominciare, credo che il cazzarulo sia fabbricato con un materiale sperimentale. Dev’essere una lega metallica di nuova creazione che interferisce con le onde cerebrali. Appena un individuo apparentemente normale ci sale e inizia a pedalare, le connessioni neuronali sbarellano e costui inizia automaticamente ad urlare, sghignazzare, cantare in coro, sporgersi, fare gesti inconsulti e a infrangere qualunque norma del già bistrattato codice della strada. Ho visto intere famiglie di quattro – sei persone a bordo di un cazzarulo infilarsi urlando tutte quante, dal pater familias all’ultimo infante, in isole pedonali più affollate di una favela di Rio de Janeiro. Hanno rischiato il linciaggio, e il bello è che erano assolutamente incoscienti. Giuro, ho visto una coppia con il bimbo che avrà avuto meno di un anno infilato davanti, in quello che a mio avviso è un cestino portaoggetti, e le gambine scivolavano avanti e se lo stavano perdendo per strada. Assistenti sociali, toglieteglielo finchè siete in tempo.
Ma il capolavoro, l’indimenticabile rimane quel cazzarulo che procedeva lentissimo perché stavano aspettando amici dispersi su un altro cazzarulo rimasto indietro. Il tutto lungo la stretta, affollata strada tra bagni e ferrovia. E dietro, a passo d’uomo, un autobus. Di quelli doppi. Carico di gente diretta in balera. E questi che pedalavano flemmatici noncuranti del coro di maledizioni che si levava. Autista di quel bus, io ti ho visto e ricordo il tuo volto. Avresti potuto essere Norman Bates in Psyco. O forse Leatherface in Non aprite quella porta. Comunque, io so che hai suonato il clacson forte e a lungo, ma non era quello che volevi fare. Io ti ho sentito sgasare due volte. Pompare il motore su di giri. Bastava così poco. Un attimo. Avresti potuto passarci sopra, e i tuoi passeggeri avrebbero inscenato un sabba ballando invasati ed ebbri di sangue sui rottami. E invece di mollare la frizione di colpo come io sognavo, urlando con la bava alla bocca “ubi maior minor cessat” e riducendo il cazzarulo ad un capolavoro d’arte moderna, hai continuato, lento e furioso, finchè hai potuto sorpassarli. Io avrei testimoniato in tuo favore, sappilo.

2 commenti:

Venus ha detto...

Ma io ti adoro! Ti giuro che ho riso dall' inizio alla fine! xD

SympathyForTheDevil ha detto...

Perché non hai visto la faccia dell'autista, o come me staresti ancora ridendo ogni volta che ci pensi.