lunedì 6 luglio 2015

Romagna Mia 12 - Il Mio Bagno

Oggi tornano le avventure romagnole che ho sospeso per qualche anno causa motivi di forza maggiore. Volevo dire tornano a grande richiesta, ma sono in un raro momento di sincerità e non lo dico.
No, non frega niente a nessuno e nessuno me lo ha chiesto. Ma io sento un insopprimibile bisogno di parlarvi del mio bagno. Ma no, non del cesso di casa mia, che discorso, quello meriterebbe un post a parte. Intendo dello stabilimento balneare che sono solito frequentare, che da ora per brevità indicherò come StaBal. Come saprete, la Romagna vive tra le altre cose su attività turistiche. E per accontentare il turismo in riviera sono pronti praticamente a tutto, da iniziative all'avanguardia fino alle bassezze più ignobili. Questo segmenta il mercato degli StaBal in diverse fasce, da quelle strafighette a quelle più popolari. 
Vado a cercare di spiegarmi meglio. Se lo avesse chiesto qualche turista, che so un conte Guastardo della Radica qualunque, sono pronto a scommettere che uno StaBal di quelli fighetti si sarebbe attrezzato per collegarsi direttamente con Samantha Cristoforetti, chiederle di angolare diversamente un pannello della ISS e riflettere i raggi solari sull'ombrellone numero 138. E lei lo avrebbe fatto. D'altra parte, si è collegata con Carlo Conti a Sanremo. Se serve ad attirare gente al bagno e c'è un campo di beach soccer, lì non è che puoi scegliere tra le magliette di Messi o di Cristiano Ronaldo. Nello StaBal fighetto puoi scegliere quale dei due vuoi avere in squadra con te, e alla fine se perdete loro si prendono la colpa della sconfitta mentre se vincete dicono che non ce l'avrebbero fatta senza di voi e che sono onorati di aver fatto parte della vostra squadra. Compreso nel prezzo della partita, potete fare un cazziatone a uno dei due per un passaggio sbagliato. Negli StaBal fighetti non ci sono le piadine con lo squacquerone fatte dalla prozia del bagnino, c'è Gordon Ramsey che per un modico sovrapprezzo è disposto a farsi sentire mentre dice con un marcatissimo accento di Igea Marina che la ricetta dello stegosauro coi carciofi e i pistacchi l'ha avuta da voi di nascosto e che la sua cucina ha risentito molto del vostro influsso. Alla mattina non c'è l'oretta di zumba. C'è l'Orchestra Filarmonica di Berlino col corpo di ballo del Bolscioi, e se volete dirigere voi vi prestano la bacchetta che usava Abbado. E via così, insomma ci siamo capiti. Se volete una tauromachia, basta chiederla.
Mi sembra superfluo a questo punto dirvi che io, per ridotte disponibilità economiche e per scelta esistenziale, non frequento uno StaBal fighetto. Il target medio del mio StaBal vede come vicino di ombrellone soggetti tipo il ragionier Fetenzio Sudaticci, in pratica un Fantozzi 2.0 più tecnologico ma ugualmente sfigato. E che si prende anche sul serio. Però nel mio StaBal non manca nulla. A partire dal simpatico avviso vicino alle docce "Ai bambini che giocano con l'acqua della doccia ci taglio il pisello". Ci sono le attività sportive, bocce e calciobalilla con gli omini rossi e blu. C'è perfino l'animazione, cosa credete? Ogni Giovedì. Dalle 16.00 alle 16.30. Si mangia la torta Pasqualina bevendo Albana e la cosa più divertente è (tentare di) rianimare quelli che si sono strozzati col bolo pastoso e immasticabile che si crea. 
Naturalmente almeno finché non arriva il momento più atteso. Quello che tutto il pubblico attende con ansia irrefrenabile. Il momento dello show. L'esilarante scenetta in cui dall'altoparlante di spiaggia viene lanciato il messaggio "La signora Gina Vagina è desiderata al telefono". E che viene immancabilmente, anno dopo anno, accolta con un boato di gioia, ulteriori strangolamenti da torta, corse di signore che tentano di spacciarsi per la suddetta, applausi e battutacce in tema, di cui almeno il 70% irripetibili. Quindi, dopo lo sketch, si parte con le danze. Vorticosi giri di danza che celano subdoli approcci finto romantici, sussurrati con suadente disinvoltura all'orecchio. Oddio, magari proprio sussurrati no, suadenti meno ancora e romantici non sempre, visto che ho sentito con queste orecchie un cavaliere rivolgersi alla dama con un delicato "Mo fammi ben veder gli occhi tuoi verdi che io ti faccio vedere i miei maroni" sentito da tutti i bagnanti fino alla battigia. Seguito da una epica sghignazzata di gruppo, da commenti la cui irripetibilità stavolta ha toccato punte del 90%, e dalla mia personalissima standing ovation mentale al poeta in questione. 
E io, felice, ingollo l'ultimo bicchiere di Albana ormai bollente e penso che nel 2009 però la scenetta di Gina Vagina era venuta meglio, soprattutto perché la signora del 91 era ubriaca come una ranocchia e tutti pensavano che i gemiti rantolanti che emetteva stesa sulla sabbia rovente fossero uno scherzo erotico o che fosse posseduta dallo spirito della suddetta Gina. Chi se lo immaginava che si fosse slogata una caviglia, poveretta, e per di più si stesse ustionando le chiappe. Ma penso anche che, nonostante dica sempre che è l'ultima volta, l'anno prossimo torno costi quel che costi. E deglutito il bolo di torta che ruminavo da mezz'ora mi avvio al mio ombrellone a fingere di dormire, di avere un malore, di essere stato morso da un cobra di Romagna, di inciampare sbattendo la testa contro un lettino riportando un trauma cranico, di vedere San Giovese che mi annuncia uno tsunami, insomma qualsiasi cosa pur di non dover chiacchierare col ragionier Sudaticci.

2 commenti:

Calamì ha detto...

Quando ero piccola andavo in colonia dalle suore e anche loro erano munite di megafono. Ai genitori era ancora vietato dar dietro il cellulare ai propri figli per farsi chiamare (in realtà, i genitori ancora avevano il buon senso di non regalare un cellulare al secondo compleanno del loro bambino.. ma lasciamo perdere questo discorso), quindi mamme e papà dovevano telefonare a Suor Maria Redenta. L'anziana pinguina si appropinquava quindi al megafono e urlava "I fratelli XXX al telefono", scatenando cosi una gara tra un numero variabile di bambini con lo stesso cognome, che dalla spiaggia correvano verso il telefono, dove, non importa se fossero in due o in cinque, potevano rimanere per un totale di 5 minuti di "mi manchi mamma" e "la suora mi odia". Ebbene, l'unico utilizzo alternativo e goliardico che siamo riusciti a fare del suddetto megafono è stato urlarci dentro "Bambini.. il primo che arriva in refettorio vince il ghiacciolo a merenda per il resto della vacanza", provocando cosi un'improvvisa migrazione di cappellini colorati, che abbandonati paletta e secchiello corrono verso la sala mensa, per la gioia delle suorine dietro, colte di sorpresa e non organizzate per gestire un evento di tale portata. Ci abbiamo guadagnato un pomeriggio in punizione... chissà cosa sarebbe successo se avessimo deciso di usare il megafono per invitare a cena la signora Gina!

SympathyForTheDevil ha detto...

Calamì, mancavi da un pò come commentatrice ma vedo che ti sei riscattata alla grande.
A seguire, procedo con risposte in ordine sparso.
1) Per mia fortuna mi sono sempre state risparmiate le vacanze in colonia, suore o non suore
2) Non oso immaginare che razza di peste dovessi essere tu da piccola :-D
3) Sui cellulari in mano ai bambini, con me sfondi una porta aperta
4) Non so se la tua pinguina si chiamasse davvero Suor Maria Redenta, ma in ogni caso la dotta citazione cinematografica non mi è sfuggita ;-)
5) Chissà perché, ho la sensazione che nella burla del ghiacciolo tu c'entri in prima persona e in ogni caso la scena di una mandria di bambini ingolositi dal ghiacciolo che fa irruzione in refettorio è splendida da immaginare
6) All'età della colonia, probabilmente un ghiacciolo attirava più della signora Gina
7) Resti una romanaccia anfamona, ma te vojo bbene lo stesso :-p