lunedì 25 maggio 2015

Autodomanda

Il post precedente mi ha fatto ragionare su alcune cose finendo per sfociare in una autodomanda, forse marzulliana ma che mi faccio ugualmente.
Partiamo da un dato di fatto, ovvero che vi sarete accorti che notizie come la precedente della studentessa disabile vessata dai bulli a scuola mi fanno pesantemente incazzare. E questa, come sa chi mi legge da un pò, non è una novità. La domanda che mi sono posto in fondo è molto semplice. Siamo in tempi di sgozzatori psicopatici con la bandiera nera che hanno come hobby passare coi caterpillar su vestigia antiche di secoli, di poliziotti USA col grilletto facile soprattutto se il bersaglio è colorato, di rapimenti di massa e stragi da parte di organizzazioni che si sono date tolleranti nomi tipo "L'educazione occidentale è proibita" (1). E tutte queste cose mi provocano reazioni negative, certo. Ma quello è che ho notato è la diversità delle mie reazioni. Queste ultime cose mi fanno dire "che orrore, pazzesco, cosa si può fare". La prima invece mi suscita reazioni del tipo "se ti avessi tra le mani ti farei fare il giro del quartiere a calci nel culo, senza dimenticare che ci sono tanti altri quartieri da visitare in città". E pur accomunate dalla sopraffazione verso i più deboli, c'è differenza tra le due cose, eh. In un caso stiamo parlando di orribili stragi con centinaia di morti ammazzati nei modi più efferati, nell'altro di qualcosa di ugualmente stupido, assurdo e crudele che però non fa morti. 
La domanda che mi pongo è perché questa diversità nelle reazioni, e fondamentalmente riguarda solo me, immagino che ognuno avrà le sue e cercherà di dare le sue spiegazioni. La prima spiegazione che mi sono dato è il tipo di coinvolgimento umano, professionale, di sensibilità personale eccetera che posso avere ed ho con il mondo della disabilità, che fa sì che determinate cose mi tocchino di più. E la seconda, probabilmente legata alla prima, è la diversa possibilità che ho di visualizzare le cose. Una classe di una scuola la vedo facilmente, è la quotidianità di ogni giorno, ci sono passato e ci sono passati i miei figli. Riesco a vederla, in qualche modo a immaginarla meglio, quella scena di sopraffazione e umiliazione tra i banchi. E' crudeltà che entra in qualcosa che ho vissuto. Invece ad esempio il rapimento di centinaia di studentesse, che è una cosa gigantesca, non riesco a vederlo. Non è una cosa che riesco a calare in quel che vedo quotidianamente, è troppo lontana dal "mio" mondo. Il che non la rende trascurabile o di poco rilievo, sia ben chiaro che non sto dicendo questo. Sto parlando dell'impatto emotivo che ha su di me. Probabilmente, come dice questa vignetta del grande Altan, della differenza tra turbamento e incazzatura.


(1) non mi ero preso la briga di informarmi su cosa significasse Boko Haram prima di scrivere questo post, il
che è l'ennesima testimonianza del fatto che a volte scrivere scemenze in un blog può avere una sua utilità

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