sabato 23 ottobre 2010

Che razza di Ikea

Odio il bricolage, il fai-da-te, le cassette degli attrezzi e tutto questo genere di cose. Finchè era lontana, con qualche pretesto e un po’ di mestiere sono sempre riuscito a schivarla. Ora non più. Sono arrivati anche qui. Non hanno le corna da vichinghi, non bevono sangue, ma fanno altrettanti danni.
[modalità banalpolemicodemagogico ON] Vi capisco e ciononostante vi odio, maledetti svedesi. Avete neve e freddo per un sacco di mesi all’anno, quindi cosa fate in questo lungo gelido buio ? Copulate copiosamente e ve la spassate come matti a montarvi i mobili da soli. Delle due cose, solo una mi diverte ed è quella dove non servono viti. Andando sul personale, contare le cose per me un minimo significative provenienti dalla Svezia è cosa rapida. Pippi Calzelunghe, ma solo perchè mi riporta bambino, una vaga idea di Welfare State che funziona, Michaela di Goteborg conosciuta a Lloret de Mar tanti anni fa, alcuni movimenti di Ibrahimovic col pallone tra i piedi, un immaginario di giovani bionde lascive e disinibite, La Trilogia di Millennium anche se comincia alla grande poi va in calo. Punto. [modalità banalpolemicodemagogico OFF].
Ma veniamo ai fatti. Da quando hanno aperto Ikea anche qui, ogni tanto pare che sia obbligatorio andarci. Stavolta il pretesto è importante, armadio e sedie cucina. E va bene, è arrivata la mattina. Andiamo. All’ingresso, scaccio l’ipotesi di attaccare briga al bar chiedendo un cappuccino con aringhe (anche se ho il serio dubbio che probabilmente me lo avrebbero servito sorridendo senza fare una piega e chiedendomi anche se ci volevo la panna) e inizia il tour de force nel labirinto dove vendono TUTTO. Scaccio anche l’idea di chiedere se hanno un Kofs, Stefano Benni docet, e faticosamente raggiungiamo le casse. Come temevo, ci ha seguito fin là un sacco di cose di dubbia utilità delle quali non si sentiva assolutamente la mancanza prima di uscire di casa. Però insistono per venire con noi, quindi pago anche quelle e con l’auto più carica di un TIR, manca solo un clandestino appeso sotto, si arriva a casa.
In assetto di guerra, si fa un mezzo trasloco dato che per montare tutta questa roba ci vuole un sacco di spazio e si invade il pavimento dei pezzi di Fjanna, Skarda, Hemnat e così via. Naturalmente i nomi sono inventati, ma dubito che qualcuno se ne sarebbe mai accorto. Tralascio le interminabili ore successive e passo agli esiti della battaglia Italia-Svezia.
Pezzi di cartone enormi da sminuzzare per infilarli nel bidone della differenziata, vesciche alle mani, dolori alle ginocchia, diverse volte vicino a nominare il nome di Dio invano. Le sedie dovevano essere due bianche e due rosse e sono tutte bianche, ma piuttosto che tornare a cambiarle me le terrei anche con gli elefantini viola. Manca una vite e la sostituisco con una di fortuna. Un pezzo è sagomato a rovescio ma lo si monta ugualmente, un po’ forzato ma va. La chiusura dell’armadio non funziona e richiede una sessione supplementare pomeridiana. A sera, è tutto finito.
L’idea non è di una solidità esemplare, ma l’effetto non è male. Da non sottovalutare, mi sono rimasti in tasca qualche centinaio di euro. Attendete un po’ di aperture-chiusure di armadio e un po’ di sedute.

Vi saprò dire se è stata una buona Ikea.

2 commenti:

..*.. ha detto...

LeggerTi Mi Fa Mordere Le Labbra.
e, Mi Piace Assai...

SympathyForTheDevil ha detto...

Sapessi quante volte mi sono morso le labbra io quella mattina ... e non mi è piaciuto per nulla.