domenica 24 aprile 2016

Fantasmi, Pezzi Di Metallo E Luca

Post musical-onirico, del quale per non spezzare il pathos della narrazione queste poche righe servono da introduzione.
Sei un ragazzo americano, uno qualsiasi, senza nome, nel 1965. Ti sei arruolato nei marines e ti sei ritrovato al fronte. E adesso sei nei guai. Perso nella giungla di notte, con l'arma inceppata e strani movimenti intorno. Dal nulla sbuca un marine grande e grosso dagli occhi accesi, e ti dice che gli altri lo chiamano Camouflage. E sta con te tutta la notte mentre le pallottole fischiano, e sembra schivarle in qualche strano modo, come se non fosse lì, finché all'alba tentate di filarvela. E sulla riva del fiume ti arriva l'ultima pallottola, quella del tuo destino. E Camouflage la ferma con la mano, come se fosse una mosca, prima di strappare una palma dal suolo e iniziare a spazzare via i nemici. E ti porta fino al campo base prima di scomparire di nuovo nella giungla. E tu racconti di quella notte, e del marine di nome Camouflage che ti ha salvato la vita. E un medico ti porta in una tenda davanti al cadavere di un soldato, e ti dice che Camouflage è morto quella notte dopo essere stato in quella tenda tutta la settimana e che aveva sempre detto che il suo più grande desiderio sarebbe stato salvare un giovane marine intrappolato. E gli toglie la piastrina dal collo e te la regala, perché Camouflage avrebbe voluto così.

,
 
E torni a casa, finalmente. Passaggio dopo passaggio, in autostop. Sei fermo a un incrocio deserto nel chiarore della luna, stanco, affamato, è notte, piove e fa freddo. Si ferma un camion con un omone al volante, e ti fa salire. E ti dice che lui è Big Joe, e quello è il suo camion, il Phantom309. E viaggiate quasi tutta la notte, e fumate, e gli racconti le tue storie e Joe racconta le sue, finché si ferma. Poco lontano da un locale ti fa scendere perché deve deviare, e ti lascia una monetina dicendoti di andare a bertela alla sua salute. E tu entri in quel locale di camionisti, e ordini qualcosa dicendo che te la offre Big Joe. E tutti sbiancano, silenzio di ghiaccio, finché il barista ti racconta una storia di una decina d'anni prima. La storia di un autobus carico di bambini bloccato in mezzo alla strada, e di un camion che arriva lanciato, e sterza di colpo, sbanda, si ribalta. E l'autista muore, muore dentro al suo camion per salvare quel mucchio di bambini. E il barista ti dice anche che ogni tanto, quando luna e pioggia si incontrano, succede che il vecchio Joe si fermi e dia un passaggio a un autostoppista. E ti offre ancora da bere, e ti dice di tenere quella monetina. Di tenerla come ricordo di Big Joe. E del Phantom309.
 

Ora, gli ammeregani fanno cose discutibili, lo sappiamo bene. Molto discutibili, a volte. Ma puoi mettere insieme due loro canzoni e inventarti storie come questa, la storia del ragazzo senza nome che incontrava fantasmi e gira con due pezzi di metallo in tasca che pesano tonnellate. E pensi, tristemente, che con quattro canzoni italiane il massimo che sei riuscito a inventare è la storia di Luca.

Nessun commento: