domenica 14 giugno 2015

Evoluzioni Sbagliate

Non so se qualcuno dei lettori ricorda le mie disavventure automobilistiche coi ciclisti. Ok, ciclista cittadino lo sono stato anche io anni fa. Ho un passato da pedalatore, spesso anche di trasportatore di gente sulla canna.
Ma adesso temo di non essere più nemmeno capace, di andare in bicicletta. Mi sono, spiritualmente e col culo, adagiato sull'automobile. E per me al momento i ciclisti sono strani esseri che in simbiosi col loro strano, minuscolo oggetto a due ruote spinto dalla forza delle sole gambe contendono la strada a mezzi meccanici ben più grossi di loro spinti da motori ben più potenti delle loro leve umane. E si noti che come verbo non ho usato il moderato "condividono", bensì il bellicoso "contendono". E lo fanno spesso con una arroganza che sconfina nell'incoscienza se non addirittura nell'idiozia. Ricorderete, tanto per fare un esempio, l'uomo che pedalava contromano. Oppure il ritmato valzer di scatti improvvisi del ciclista incosciente. 
Ecco, qualche giorno fa mi sono imbattuto proprio nell'evoluzione di quest'ultimo. Sul tema evoluzione a questo punto ci sarebbe da fare un lungo discorso, visto che da una parte questo esemplare era sicuramente più cretino del suo già incosciente predecessore, ma dall'altra ha dimostrato un sorprendente adattamento all'ambiente dato che è ancora vivo. Oddio, nel caso specifico è stato l'ambiente, nella persona del sottoscritto, ad adeguarsi, assistito da un impianto frenante in buone condizioni. Ricorrendo all'abusato paragone tra leone e gazzella, stavolta il ciclista incosciente sì è imbattuto in un leone con scrupoli morali. Uno dei quali dice che non si stirano i ciclisti a cuor leggero, nemmeno quelli cretini. E Darwin deve perdonarmi, a questo punto. Mi sono messo di traverso alla selezione naturale salvando un esemplare inadeguato.
Comunque, la strada era esattamente la stessa del valzer, la percorro ogni mattina da anni. La differenza sostanziale sta nel fatto che stavolta si trattava di una ciclista che digitava beatamente sul suo telefono mentre pedalava. E finché l'evoluzione non ci darà il terzo braccio, uno regge il telefono e l'altro digita. Evidentemente la fondamentale irrinunciabilità della whatsappata di quel momento era molto più importante sia del tenere almeno una mano sul manubrio sia del guardarsi alle spalle prima di buttarsi in mezzo alla strada per schivare il tombino. Del resto, probabilmente c'era Sabrina detta Sabry che non vedeva l'ora di sapere che hai trovato lo smalto blu uguale a quello della Samantha col th, chi se ne frega se proprio in quel momento arriva Sym alle tue spalle. Beh, ciclista cretina, se sei convinta che il tuo improvviso cambio di direzione sia stato una elegante evoluzione in un balletto tra me e te, una specie di pas de deux a due e quattro ruote, ti sbagli di grosso. E quello che hai sentito mischiato allo stridore delle mie gomme non era un boato di approvazione per la tua abilità nel pedalare senza mani, sai? Se vuoi il boato di approvazione, fallo pedalando su un filo d'acciaio teso su uno specchio d'acqua abitato da coccodrilli. Su una strada di città, il massimo che ti può arrivare credo sia il mio vaffanculo che avrai sentito anche a finestrini chiusi e che ti avrà probabilmente anche spettinata. Ma sappi che se non avessi avuto i riflessi che ho avuto lo smalto blu ti sarebbe servito a poco, a meno che tu non voglia farti seppellire in blu. Se continui ad andare in giro così, io inizierei a cercare uno smalto color mogano. Farà pendant.

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