lunedì 18 agosto 2014

Insulti inconsulti

Sono uno che dice un sacco di parolacce, non lo nego. Ci sono tanti begli insulti nel repertorio classico. Il meraviglioso mondo genitalfecale offre tante opportunità. Testa di, faccia da, pezzo di.
Volendo, figlio di, anche se non mi piace dato che di solito l'unica colpa della poveretta che ha generato il destinatario dell'insulto è solo avere per l'appunto messo al mondo il suddetto. Sono per l'insulto diretto e non per vie traverse, insomma. L'intramontabile ma vaffa, l'universale razza di stro, il definitivo non mi rompere i co. E questi sono quelli usuali, ma con un pò di fantasia sbrigliata credo che possiate fare di meglio. Non mi addentro nel campo delle espressioni dialettali né degli insulti stranieri, o non finiamo più. Citare Belli o qualche autore latino barra greco sarebbe scontato.
Ora vi starete chiedendo se ho deciso finalmente di scrivere la Critica dell'Insulto, e la risposta è no. Ma voglio solo dire, dopo questo preambolo, un paio di paroline a tutti coloro che usano la parola "mongolo" come un insulto. Dubito che tra i lettori usuali di questo blog ce ne siano, o almeno voglio caldamente sperarlo. Sugli occasionali non posso pronunciarmi, ma questo è un warning. In ogni caso, sia che siate lettori fedeli o occasionali, se appartenete alla categoria di chi usa questa espressione come un insulto, sappiate che per quanto mi riguarda entrate automaticamente di diritto nella categoria delle grandissime teste di cazzo e potete contemporaneamente smettere di leggermi e andarvene affanculo. Lasciamo perdere che nel caso siete fuori, oltre che dal consesso delle persone con dotazione neuronale minima, anche dalla storia perché non si usa più quella espressione da una cinquantina d'anni. Lasciamo perdere che probabilmente non siete mai stati vicino a una persona con sindrome di Down per più di tre minuti. 
Anzi no, non lasciamo perdere un bel niente. E' una fottutissima anomalia cromosomica, capito teste di cazzo ? E non è colpa di nessuno. Tra Giorgio di 17 anni che ha una spiccata balbuzie, ogni tanto ride senza motivo, ti abbraccia centoventidue volte al giorno e non si toglierebbe mai la maglia di Ibrahimovic e Andrea di 18 che ubriaco perso con la macchinona del papi brucia ridendo un semaforo rosso e all'incrocio massacra una famiglia partita col verde, è più un insulto dare a qualcuno del Giorgio o dell'Andrea? Ho fatto questa discussione decine di volte ormai. In un forum mi hanno risposto "ma in fondo è una espressione entrata nel linguaggio comune". Non un utente, un moderatore. Credo che abbiano sentito frullare le mie palle a decine di chilometri. Non uscitemi con questa stronzata del linguaggio comune. Oh, certo, anche pestare il compagno di classe autistico e mettere il video su Youtube sta diventando di uso comune, pare. Riscuote un sacco di "mi piace". Beh, sai cosa ti dico ? Che io con l'uso comune mi ci pulisco il culo. 
E non venite a dirmi che sono utopista. Nessuno ha detto che sia facile vivere con una persona Down. Non sono rose e fiori, no. Io non ho detto e non dico che sia facile. Non può esserlo, in un mondo in cui ci sono ancora degli [inserite un insulto a vostra scelta] che usano una disabilità come un insulto. Sto solo parlando di usare, o meglio non usare una parola utilizzando il cervello. Cosa che, btw, bisognerebbe fare con tutte le parole. Ricapitolando, in mia presenza l'unica occasione in cui è legittimo dare del mongolo a qualcuno è se parli di un tuo conoscente di Ulan Bator.


2 commenti:

Calamì ha detto...

Questo è uno di quei video di sensibilizzazione fatti davvero bene; accompagnato dal tuo post guadagna in efficacia!

Per quanto riguarda l'arte dell'insulto ( e qui mi ricollego al post precedente sul perdere il tempo in chat) credo che ci siano un sacco di modi per offendere qualcuno senza utilizzare nemmeno una parola volgare... e le stanze moderate sono un'ottima palestra per affinare la tecnica!

SympathyForTheDevil ha detto...

Welcome back, Calamì. Ti ringrazio, vedere il video è stata la scintilla che ha fatto scattare la voglia di scrivere, ma di fondo avevo già tutto pronto.
Quanto a insulti e offese, concordo con la tua analisi, ma sono cose differenti. Probabilmente posso offendere in un sacco di modi e senza parolacce, ma continuerò a sostenere la funzione liberatoria di un sentito "ma vaffa".