lunedì 31 ottobre 2011

Highway to hell

La strada è stretta. Poco più di una carraia, asfaltata, allargata nel tempo, ma resta una strada di campagna. Non c’è nemmeno la linea di mezzeria, solo ai bordi. Per sfuggire al traffico della statale ci si butta sempre più gente, è sempre più affollata. Di lato c’è un fosso che poi diventa canale, dalla parte opposta case affacciate direttamente sulla strada. Ogni volta che incroci un’altra auto non sai se arriverai a casa con lo specchietto retrovisore. Procedo a velocità di crociera e tu mi piombi alle spalle. Hai una familiare chiara, ma secondo me dentro sei una testa di suv. Già la gente che mi si incolla al paraurti mi innervosisce su strade normali, figuriamoci qui. Vuoi passare, vero ? Ti sei già sporto due volte per vedere se ce la fai. Io non ho fretta, mantengo il mio passo tranquillo.
A un certo punto, pian piano, inizio a rallentare. Scambi il mio decelerare per un invito, per un lasciarti strada. Beh, non lo è. C’è una cosa che tu non sai. Faccio questa strada molto spesso, la conosco bene. Tra cinquanta metri c’è un dissuasore di velocità mostruoso. Sarà alto venticinque centimetri e ha quasi gli spigoli. Io ci passo sempre a passo d’uomo. Tu ci stai arrivando a novanta all’ora, direi. Mentre continuo a rallentare per affrontare il mostro, vedo le tue luci rosse, ma è tardi per frenare. Complimenti, davvero. Era da tempo che non vedevo un’auto staccarsi da terra con tutte e quattro le ruote.
A riportarti sulla terra, credo che sarà il conto del meccanico.

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