martedì 10 maggio 2011

Amaro.

Primo pomeriggio. Passa il Giro, la grande kermesse, la carovana rosa, e si ferma il mondo. Maledico pigramente le due ore di quarantena da interruzione del traffico, ma non devo andare da nessuna parte e la cosa risulta indolore. Pancia piena, da programma dovrebbero passare tra poco. Scendo in strada ? Non ne ho nessuna voglia, quindi mi appollaio alla finestra. In leggero anticipo, inizia a passare qualche auto della carovana. Poi quattro ciclisti. Non riesco a capire se sono cicloamatori o un gruppetto in fuga, ma vanno decisamente forte e mi sbilancio sulla seconda ipotesi. Poi, in un lampo, tutto il resto. Inizio corsa, ambulanza, ammiraglie, polizia, ammiraglie, polizia, motociclette, la RAI. Eccoli. Tratto pianeggiante e drittissimo di statale e il gruppo è ancora compatto, tutto si riduce ad una macchia di colore variopinta composta di tanti puntini colorati che sfrecciano. C'è già qualcuno attardato. Altre ammiraglie, ambulanza, polizia, fine corsa. Tutto finito, gli addetti iniziano a spostare le transenne, ricomincia il traffico, il mondo riparte.
E' sera, accendo la tele. "Tragedia al Giro". Mi fermo e ascolto il servizio su quel che è successo. Eri in mezzo al gruppo. Ti ho visto passare, eri solo un puntino ma ti ho visto passare. Sei passato in mezzo alla mia normalità, alla mia vita quotidiana, sulle strisce pedonali che attraverso ogni giorno, vicino ai miei rifiuti differenziati, davanti alla panetteria. E non avevi la più pallida idea che lì ci fosse la mia vita, pedalavi concentrato con gli occhi sulla strada, gocce di sudore, battiti cardiaci intensi, respirazione affrettata, sulla strada che porta al mare, la stessa che feci un sacco di anni fa per andare a sentirmi dire da lei che c'era un altro. E un paio d'ore dopo che ti avevo visto per una frazione di secondo, in una frazione di secondo sei morto.
Non ti conoscevo, non so nulla di nulla di te. Ma senza scomodare i massimi sistemi e la caducità dell'umano esistere, la tua morte è una cosa che mi lascia una sensazione indefinibile. Un gusto amaro in bocca.

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