venerdì 14 agosto 2015

Romagna Mia 13 - Bocciato

Anche sulla collocazione di questo post sono stato a lungo indeciso. Non sapevo se inserirlo nella saga romagnola o nella categoria cose da fare almeno una volta nella vita. Dopo una lunga riflessione durata lo spazio di due birre, ho preso la mia decisione e la romagnolità ha prevalso.
Allora, tutti i bagni romagnoli che si rispettino, ma anche quelli meno rispettabili (tipo il mio, c'è chi va a bere Pampero nei peggiori bar di Caracas mentre io mi scotto le chiappe nei peggiori bagni della riviera, e allora ?), hanno un campo da bocce. E il campo da bocce è per definizione sempre, perennemente, inesorabilmente occupato. E' un postulato della geometria euclideo-romagnola, due rette parallele non si incontrano e se anche si incontrano si ignorano e non si salutano (cit.) e il campo da bocce non è mai libero. E' perennemente abitato da gruppi di anziani signori con caratteristiche variabili da bagno a bagno, e mi permetto di suggerire alla Nasa che la ricerca di forme di vita su Marte parte da presupposti sbagliati. Dovrebbero cercare sul pianeta rosso qualcosa che somigli ad un campo di bocce, se c'è vita è sicuramente lì o al bar più vicino. 
Avendo avuto spesso l'ombrellone vicino al campo da bocce, ho avuto modo di notare che nel mio bagno ci sono abitudini su cui un antropologo avrebbe materiale di studio. Una cosa degna di nota è ad esempio il signore che, non si sa per quale motivo, conta i punti in tedesco. Suppongo siano ricordi di una brillante gioventù di conquistatore di valchirie, ma il punto è che parte baldanzosissimo con ain zvai drai, poi non li sa più. Solo che le partite arrivano in genere a quindici. Perciò, o ripiega su atroci storpiature dei numeri italiani con un tedesco da sturmtruppen tipo zinquen, setten, e così via, o passa direttamente al dialetto ravennate, che è notoriamente meno comprensibile del tedesco. Un'altra cosa degna di nota è la cerimonia della partita mista, dove coppie formate di esponenti di ambo i sessi si sfidano. Ho sempre avuto dubbi che in questo tipo di partite la vera sfida sia su un piano differente dall'avvicinare il più possibile sfere di metallo o plastica al pallino e consista nello stabilire chi sa fare le migliori allusioni a sfondo sessuale legate al tema bocce, palle, eccetera. Beh, nel mio bagno in questo campo siamo a livelli olimpionici.
Ma quello che volevo raccontare è un aneddoto di qualche anno fa. Per qualche misterioso motivo ancora allo studio di una task force di scienziati, quella mattina il campo da bocce era libero. E mio figlio, allora bimbetto, probabilmente molto stupito dal vederlo disabitato, se ne uscì con la richiesta "Papà, giochiamo a bocce ?". Non poteva fregarmene di meno ma non avevo motivi validi per dire di no, quindi da padre coscienzioso entrai sul sacro terreno. Al secondo lancio di bocce, si materializzò dal nulla una tribù di abitatori del suddetto rettangolo sabbioso che iniziò a guardarci male. Ora, chi mi conosce sa che sono una persona pacifica e per nulla bellicosa. Ma se ho l'occasione di fare girare le palle a qualcuno e per di più gratis, non me la lascio sicuramente scappare. Quindi, continuammo la nostra partita. Finché uno degli assatanati si lasciò scappare la frase "Ma non vedete che qui c'è gente che deve giocare?". E io, indossando come al solito la mia migliore faccia da culo, gustandomi sguardi che erano spilloni d'odio che mi trapassavano da parte a parte, risposi serafico "Sa, era da tanto che mio figlio voleva fare una partita". E cominciai volutamente a sbagliare diversi lanci, mantenendo il punteggio in equilibrio con un lentissimo avanzamento di un punto alla volta in modo da fare durare la partita il più a lungo possibile. Il tutto mentre la temperatura, sia dell'aria che del pubblico, saliva. E alla fine, vinta la partita per un punto e resistito alla tentazione di introdurre un tie-break di mia invenzione per cui la partita doveva terminare con un vantaggio pari ad un multiplo di tre, abbandonai il campo. Non prima, da quel gran signore che sono, di aver ordinatamente raccolto tutte le bocce. E averle collocate nella parte di campo che non era all'ombra. Quella dove la temperatura della sabbia era a livelli sahariani e ci sarebbe voluto il vitello dai piedi d'amianto (ancora cit.). E aver augurato agli assatanati, con il mio sorriso più paraculo, un bel "Buona partita". E' stata una delle poche volte in vita mia in cui non ho rimpianto la mancanza della capacità di leggere nel pensiero.


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