Post nel quale riflessioni climatiche si allargano lentamente sconfinando nell'esistenziale.
Allora, all'avvicinarsi dell'autunno possiamo analizzare il periodo appena trascorso, con particolare riferimento ai mesi di luglio e agosto. Vi sarete accorti, credo, che ha fatto caldo. No, scusate, volevo dire che ha fatto molto caldo. No, mi correggo, ha fatto un fottutissimo, bastardo, stramaledettissimo, intollerabile caldo. Prima di proseguire, ritengo opportuno rivolgere un caldo cordiale saluto ai negazionisti del cambiamento climatico, quelli che "il riscaldamento globale è una bufala, non esiste ed è un complotto dei poteri forti". Con affetto, a tutti quanti voi da parte mia e dei ghiacciai.
Detto questo, veniamo a quello che mi tocca da vicino, che purtroppo per me non è Sua Sublimissimerrima Inimitabile Irraggiungibile Sfolgorante Beltà Uma Thurman, dalla quale mi farei toccare da vicino, da lontano e anche con una katana o la tecnica dell'esplosione del cuore con cinque colpi delle dita. Ci sono morti peggiori. Come stavo dicendo, non è stata esattamente una estate fresca. Io, con un gruppo di amici pensionati, ero pronto a organizzare le solite grigliate con wurstel, ossobuco, parmigiana di melanzane e peperonata annaffiati di Amarone e digestivi superalcolici assortiti con ritrovo alle 14.00 nel parcheggio dell'Ipercoop. Per fortuna qualcuno di noi ha guardato la tele e ha saputo dal telegiornale che in estate è consigliato non uscire nelle ore più calde, preferire luoghi freschi, mangiare abbondante frutta e verdura e bere molta acqua. Quindi grazie alla pubblica informazione ci siamo salvati, abbiamo riposto tutto quel ben di dio e ci siamo adeguati alle indicazioni. Anche se avevo una sensazione strana che si stava impadronendo di me.
Ma andiamo con ordine. Tenuto conto che faceva caldo dalle sette di mattina a mezzanotte, che il luogo più fresco era casa mia sotto lo split del climatizzatore, che frutta verdura e acqua fresca erano nel mio frigorifero, seguire i preziosi consigli del pubblico servizio televisivo ha significato rinchiuderci in casa per circa due mesi. In casa, se riesci a schivare le richieste di improbabili risistemazioni/ristrutturazioni degli spazi (cosa che a dire il vero non è risultata difficile, la scusa "lo facciamo quando farà meno caldo" ha salvato molte situazioni), non è che ci siano poi molte cose da fare. Dormire, mangiare, leggere, infastidire LSD, cazzeggiare al PC, guardare la tele. Ecco, vorrei soffermarmi su quest'ultima cosa, la tele. Di mattina ci sono talk-show, programmi di medicina, repliche improbabili di telefilm dello scorso millennio. Il tutto intervallato da una mostruosa quantità di pubblicità. E proprio guardando la pubblicità la strana sensazione di cui parlavo prima si è progressivamente trasformata in dubbio. A causa di quello che passava davanti a me stravaccato sul divano. La pubblicità ha un suo preciso target, è mirata su chi presumibilmente è davanti alla tele in quel momento della giornata. Quindi i miei dubbi crescevano col passare del tempo. E degli spot. Perché in questi due mesi di mattine passate a guardare la tele hanno pubblicizzato prevalentemente i seguenti prodotti.
Paste adesive e pastiglie disinfettanti per dentiere
Presidi per l'incontinenza, assorbenti, pannolini invisibili
Ausili per la mobilità, poltrone elettriche, montascale
Integratori per stitichezza, diarrea, affaticamento
Apparecchi acustici e segnalatori di emergenza
Agenzia di assistenza, case di riposo e servizi funebri
E tutto questo, in un pensionato boccheggiante accasciato sul divano in compagnia di innumerevoli santi abbattuti con blasfemie di un certo livello ma giustificate da una temperatura oltre i 30° in casa per buona parte della giornata, chiude il percorso iniziato con sensazioni e proseguito con dubbi. Dando a questo relitto umano una certezza.
In nove casi su dieci, se guardi la tele al mattino, sei vecchio. E se per non sentirti tale decidi di mollare la tele e passare la mattina a farti dei bianchini al bar con arzilli coetanei sproloquiando di politica, occhieggiando la barista, ricordando i bei tempi andati e facendo cat calling alle sventurate che passano di lì, non sentirti in colpa. Io, no di sicuro.

Nessun commento:
Posta un commento