Il contesto è sempre il solito, momenti di chat decerebrata tra gente altrettanto decerebrata, e nella categoria mi ci iscrivo orgogliosamente anche io. La cosa era partita in modo tutto sommato neutro, non avevo avuto sentore di possibili sviluppi interessanti quindi non ho salvato la prima parte dello scambio. Iniziale breve conversazione ispirata dal nick musicale, nessun riferimento all'innominabile Axl, sembra una ordinaria perdita di tempo senza particolare impegno neuronale.
Ad un certo punto, arriva la domanda che da un lato mi lascia sempre perplesso e dall'altro accende piccoli campanelli d'allarme su quello sta accadendo.
"Come ti chiami?"
Perplesso perché ho sempre pensato che il bello delle chat sia avere un nick e non si capisce che importanza abbia sapere se mi chiamo Genoveffo, Adalgiso o Gerlindo per scambiare due parole in una chat. Campanello d'allarme perché in anni di scambi demenziali ho imparato che novantanove volte su cento quello che interessa non è il nome ma capire di che sesso sono e l'intenzione non è esattamente quella di scambiare due parole.
Siccome sono di buon umore, rilassato, sereno, stavolta non rispondo che mi chiamo Carmine come sono solito fare, cosa che in genere mette in fuga l'interlocutore di sesso maschile con intenzioni pornoerotichesensualmorbose. Vedi esempio che segue.
Scelgo un approccio più soft con una delle mie solite tirate sul fatto che un nome è l'insieme di sbarre che ci incarcera in una identità, cagata pseudofilosofica che ripeto spesso in questa situazione, sottolineando il fatto che mi sembra una risposta più onesta dell'inventarmi un nome qualsiasi e concludendo con un pacifico "Se il senso della domanda è sapere se sono uomo o donna, sono un uomo".
A questo punto, il mio interlocutore rimane evidentemente spiazzato. Io altrettanto, perché se mi ha considerato strano per quel che ho detto non oso pensare come mi avrebbe definito se avessi davvero dato una delle mie risposte strane tipo l'abitante di Orione, la Logorroica Svitata o altre amenità del mio teatrino. Eppure, come potete vedere rimango ancora calmo e pacato.
A questo punto il mio nuovo amico passa all'affondo mettendo in discussione le mie capacità di muovermi in ambito sociale. Ora, mi vedo costretto ad ammettere che fondamentalmente ha ragione, dato che più invecchio passa il tempo più trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente (cit. Caparezza). Rispondo con una frase che voleva essere conclusiva e chiudere definitivamente la conversazione. Poteva cogliere l'assist e tacere, andarsene senza replicare. Ma non lo ha fatto. No, proprio sul finale in lui è uscito il piccolo maniaco che stava nascosto e in me è esplosa la colossale compiaciuta sghignazzata che chi mi legge da tempo può immaginare.
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