Avvertenza

Mi sono reso conto che diversi post sono legati a un brano musicale di Youtube che contengono e sono assolutamente incomprensibili senza quel video. Se l'account di chi ha pubblicato quel brano viene cancellato, il video sparisce. Non ho nessuna voglia di mettermi a ripercorrere tutto per vedere se questo è successo, ma se vi imbattete in un post che fa riferimento a un brano che manca, mi fareste un piacere segnalandomelo. Thanks.

sabato 24 novembre 2012

Girls On Film

L’appetito vien mangiando, dicono. Era andata bene con le riviste, perché non proseguire con l’escalation. Dopo non tanto tempo chiuse, lo sventrarono e ora ci sono miniappartamenti e uffici, credo, ma allora c’era un cinema. Programmazione varia, un po’ di tutto. Il primo vietato ai minori di quattordici lo vedemmo lì, anche se forse ne avevo ancora tredici. C’era mezza scuola quel sabato pomeriggio a vedere Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo. A proposito, meglio tardi che mai, grazie di cuore a Barbara e Edwige e a tutte le altre. Ma il soft non bastava più, non bastavano docce e strip. E nel frattempo la programmazione del cinema virava sempre più verso l’hard, già era diventato un rito allungare il ritorno da scuola per andare a guardare i cartelloni esposti. Un pomeriggio d’autunno, di quelli quando fa buio in pratica subito dopo mangiato, ormoni galoppanti e film in programmazione si mescolano in un cocktail micidiale. Qualcosa che aveva a che fare con carceri e piacere e detenute, vietato ai minori di diciotto anni. Partiamo. Dieci minuti a piedi da casa e siamo davanti al cinema, con adrenalina e pulsazioni in ascesa verticale. Già l’ingresso è spassoso, in fila, sembriamo dieci piccoli indiani anche se siamo cinque. Chi capeggia la fila e dovrà andare a chiedere i biglietti è inutile che ve lo dica, credo. Mi impettisco, cerco di sembrare il più alto possibile e di parlare con la voce più bassa possibile, mi dirigo alla biglietteria e con fare disinvolto chiedo cinque biglietti per la galleria. Dentro la biglietteria ci sono due tipi e uno dei due mi chiede quanti anni ho e se ho un documento. Io non solo non avevo frequentato molto il catechismo quindi ero abbastanza a digiuno di comandamenti, mentivo e desideravo la donna d’altri (qualunque donna in quel periodo, ad essere obiettivi), ma per entrare in quel cinema avrei detto anche che ero il nipote di Mubarak. Con nonchalance rispondo diciotto e faccio la scena di frugarmi in tasca prima di allargare le braccia sconsolato e dire che l’ho dimenticato a casa. Il tipo ghigna e si rivolge all’altro in dialetto con una frase del tipo “Eh certo, diciotto, con quella barba folta che ha” seguita da doppia sghignazzata. Avrò avuto otto peli sul mento e tre sulle guance, prendo la frase come un segnale negativo, ero un ragazzino sveglio io. Mi giro verso gli altri quattro piccoli indiani con fare interrogativo sul da farsi e proprio in quel momento dalla sala proiezione esce uno spettatore. E per una frazione di secondo, prima che la porta si richiuda, intravediamo lo schermo dove va in onda un accoppiamento che sembra essere di buona soddisfazione per la signorina coinvolta, a giudicare dai gemiti. L’esortazione, sempre dialettale, “Allora ragazzi non è ora di andare a casa ? “ rompe la magia e ci teletrasporta all’uscita più veloci della luce. Ci rituffiamo nel cupo autunno, qualcuno mi prende per il culo perché non ho abbastanza barba, gli dico la prossima volta ci vai tu così ti guardano e ti dicono che hai pochi peli sul culo, schivo agilmente una manata nelle palle e mentre ci incamminiamo verso casa tutto finisce sotto una risata omerica.
                                                              … ten years later …
Tutto comincia con una risata omerica già all’ingresso, adesso ci muoviamo in auto e ci siamo già fatti un discreto numero di bianchini ma null’altro è cambiato. Era un caso raro credo, quello di un cinema specializzato in film hard, film nuovo ogni giorno, ultime uscite, con la particolarità di essere situato proprio di fronte alla parrocchia. Niente cartelloni esposti e nemmeno titoli, un tacito accordo dopo una causa vinta dal cinema, mentre il parcheggio era condiviso tra devoti frequentatori dell’uno e dell’altra, col vantaggio che nell’imbarazzante caso di incontro con persona conosciuta si poteva giocare la carta di una improvvisa conversione, di una impellente necessità di confessarsi, del mettersi avanti col corso prematrimoniale anche se magari non si aveva nemmeno la ragazza. Per tacere della eventuale possibilità di confessione immediata in caso di cedimenti peccaminosi, bastava attraversare la strada.
 
“Padre, ho peccato.”
“Quante volte, figliolo?”
“Due, una nel primo tempo e una nel secondo.”
“Dieci Ave Marie e dieci Pater Noster, figliolo. Com’era il film ?”
“Niente male, padre, ma quello dell’altro ieri era meglio.”
“Ego te absolvo, vai in pace. Domani c’è Moana.”
“Grazie, padre. Sempre sia lodata.”
 
Ma torniamo al cinema. Quella sera era una occasione speciale. Un evento, il primo film porno in 3D che davano in città. Possiamo mancare? Certo che no, presenti all’appello. Non era pieno, era murato. C’erano tutte le compagnie della città, credo di aver salutato più gente quella sera che in discoteca. Clima da happening, entusiasmo alle stelle. Si spengono le luci, tutti si infilano gli occhialini e via, si parte, titoli di testa che scorrono. Interno stanza e dallo schermo, proteso verso le nostre teste, si materializza ed esce un mirabolante, mostruoso, smisurato organo genitale maschile. Parte un boato da curva nord dello stadio. Il mio vicino di posto inizia a ridere e dice “ Qua se arriva una tette al vento è panico alle uscite di sicurezza ” e dal fondo della sala qualcuno urla “Cazzo ma quando viene questo oltre agli occhialini ci danno anche gli ombrelli? ”, altra esplosione di sghignazzate. Penso tra me e me che probabilmente il glorioso Ritz Erotic Movies non ha mai visto tanta ilarità nella sua onorata carriera di serio cinema porno, capisco che sarà una lunga serata e cerco una posizione comoda sulla poltroncina di legno.
 
 

domenica 18 novembre 2012

Ore Liete

Uno spin-off dal post precedente. Dedicato a tutti gli adolescenti moderni nativi digitali che non hanno mai provato l’emozione di andare in edicola a chiedere riviste sconce. Adesso è tutto fin troppo facile, un clic su Youporn e hanno un mondo che noi nemmeno immaginavamo sullo stesso monitor dove scopiazzano le ricerche scolastiche da fonti inaffidabili. Per di più col sonoro, mentre per noi il porno è stato muto per anni e per urla e gemiti dovevamo lavorare di fantasia. E la frequentazione di siti hard tra i ragazzi deve essere una pratica molto comune, a giudicare dalla velocità con cui compare una schermata nuova sul monitor quando entro in camera di mio figlio.
Ma per noi era diverso. L’acquisto era pianificato strategicamente, a partire alla scelta dell’edicola. Ce n’erano due in zona ma quella dell’ospedale era considerata impraticabile, troppa gente, un viavai continuo mentre il prelevamento dell’oscuro oggetto del desiderio (perdonami, Luis) doveva essere rapido e senza testimoni. L’altra invece era perfetta. Situata lungo una strada di traffico intenso quindi frequentata in prevalenza da forestieri e non da residenti, ci si accedeva da un sottopassaggio e l’edicolante era noto per non guardare troppo per il sottile sull’età degli acquirenti, oltre ad avere come occhiali due fondi di bottiglia che, beata ingenuità, credevamo avrebbero reso più facile giocare al rialzo sulla nostra età in modo convincente. Suppongo sia morto e che in ogni caso il suo eventuale reato sia prescritto, quindi pace all’anima sua e grazie. Avevo una discreta faccia di bronzo e ero il più alto della masnada, quindi potenzialmente quello che più poteva sembrare un diciottenne, toccava a me. Il commando era appostato all’uscita dal sottopassaggio in attesa del momento propizio. Non c’erano clienti, i marciapiedi nelle due direzioni erano sgombri fino a una distanza ragionevole, l’arrivo di un’auto che si fermava era una possibilità, ma nella vita bisogna pure correre qualche rischio.
Ecco il momento. Vai. Il resto del gruppo aspettava sbirciando, mentre io con fare disinvolto e il cuore a mille mi avviavo verso il lato sinistro dell’edicola. Un paradiso pudicamente protetto da una tenda verde. Una rapida occhiata, Le Ore l’altra volta non era granchè, OV ha una copertina niente male ma prendo Caballero. Afferro e porgo, senza parlare. E lui coi suoi fondi di bottiglia cerca il prezzo sulla copertina. Cazzo, lo so io il prezzo e non lo sai tu che lo vendi, ho i soldi contati, sbrigati per la miseria. Eccolo. Lo avvolgo a cilindro sperando che non sbuchino troppi particolari anatomici dalle parti che restano in vista, e a passo di carica mi avvio al sottopassaggio. E’ fatta. Cerchio di ragazzini in religioso silenzio alle mie spalle, sacerdote officiante la blasfema cerimonia del primissimo sfoglio. Ma era solo un attimo, una rapida consultazione, sotto i sottopassaggi passa gente, lo dice il nome. Oddio, non credo che in caso di mancata soddisfazione avrei avuto la faccia di tolla di andarlo a cambiare. E in ogni caso eravamo sempre soddisfatti, in molti sensi se mi si perdona la bassissima battuta. Prima di uscire dal tunnel, il prezioso bottino finiva sotto la maglia di qualcuno e noi ridiventavamo un innocuo gruppetto di ragazzini, che con un segreto inconfessabile raggiungeva il garage che avevamo adibito a sala di pornoconsultazioni.
Tutto questo durò diverso tempo. Finchè un giorno mia madre mi disse guardandomi distrattamente “ Sai che la signora tal dei tali mi ha detto che ti ha visto in edicola ? “. Gelo, dentro e fuori. Mia madre aveva sguardi indecifrabili e l’arte dell’allusione, quindi devo ancora capire se la signora si era limitata a dire di avermi visto o aveva aggiunto, Dio non voglia, che mi trovavo nell’ala peccaminosa. Non ritenni opportuno proseguire il discorso e non ho mai più avuto occasione di chiederglielo. Ma fu spunto di riflessione e autocritica. Era giusto quello che facevamo? Stavamo sbagliando? Non potevamo continuare così. Bisognava cambiare, stavamo diventando grandi. E così fu. Avevamo i motorini adesso. Cambiammo edicola. 

giovedì 8 novembre 2012

Erotic Line

Serata tra amici di parecchi anni fa, non ricordo se il pretesto dell’invito a cena era una partita di calcio, un compleanno o chissà cos’altro, ma alla fine poco cambia. Le ore si fanno piccole e il tasso alcolico alto. Parte un giro di zapping televisivo. Tra televendite di pentole e materassi, film inguardabili e documentari micidiali, sbucano le pubblicità delle hotline telefoniche. Risate sbronze, commentacci, battute da caserma, ogni genere di sconcezza. Non siamo mai stati una comitiva di seminaristi, lo ammetto. A un certo punto il padrone di casa parte verso la cantina per l’ennesimo doveroso rifornimento. Commettendo un errore terribile. Siamo a un piano alto di un palazzo in centro storico, senza ascensore, e lui lascia lì il cellulare acceso, nelle mani di una manica di criminali. Quando la porta si chiude dietro le sue spalle, non c’è neanche il tempo di dire “Dai dai chiamiamo la maialona bionda” che qualcuno sta già facendo il numero.  Per una misteriosa usanza del gruppo, fin dai tempi in cui da ragazzini era mio compito chiedere all’edicolante le riviste porno, passando per il periodo romagnolo in cui andavamo a chiacchierare con la variopinta fauna che batte sul lungomare di Rimini e io ero stato eletto addetto ai dialoghi, per arrivare ad oggi, quando ci sono da fare cazzate che richiedono chiacchiera sciolta e faccia da culo io non so perché ma ci sono sempre in mezzo. No, forse lo so benissimo, ma ne parliamo un’altra volta.
Fatto il numero e presa la linea, il delinquente passa in viva voce e mi molla in mano il telefono. Mi risponde una lei che si presenta con nome esotico e si descrive come una via di mezzo tra una pin-up e una battona da tangenziale. Ricordo, random, labbra carnose quarta di seno perizoma. Pareggio il conto delle spudorate falsità descrivendomi come una specie di Bronzo di Riace in boxer, e ancora non ho capito cosa avesse il mio pubblico di imbecilli da sghignazzare. Segue la domanda “ Dove sei ? “ alla quale non devo fare grossi sforzi di fantasia dato che su un divano sono e “ Sul divano” rispondo. Lei mi informa che è sul letto e, ci tiene a precisarmelo nel caso avessi dubbi, con le gambe aperte e tutta bagnata. La domanda successiva è “ Ti stai toccando? ” dove prima devo mascherare un convulso di riso per il commento di un idiota seduto sulla poltrona di fronte che insinua che dovrei almeno trovarlo e poi resistere alla tentazione di chiedergli se per caso l’ho lasciato da sua sorella.
Ma il momento clou è quando lei mi chiede miagolante “Cosa mi faresti se fossi lì con te? “ E io, cercando di Eastwoodizzarmi con la voce più maschiovirilsensuale che riesco a fare, suscitando una standing ovation di risate dei presenti  le dico “Ti farei un pigiamino di saliva, piccola”. E dentro di me elevo una silenziosa preghiera al dio della celluloide supplicandolo di avermi fatto imbattere in una cinefila e sognando che lei mi risponda ridendo “ Va bene Clint, allora sono tua, prendimi maschione”. E invece non è così. Lei, maledetta, non ha visto Tightrope, non sa chi sono Gunny Highway, l’Ispettore Callaghan e nemmeno il texano dagli occhi di ghiaccio, mi prende sul serio e per ricambiare l’umido pigiamino inizia con molto impegno e poca credibilità a prospettarmi un paradiso di prestazioni orali sulle quali io mi ammoscio psicologicamente (non fraintendete, vi prego, sull’altro versante non era successo nulla e nulla c’era da ammosciare) e chiudo la conversazione.
Qualcuno lancia l’idea di salvare il numero in memoria con un nome femminile e fare una soffiata alla fidanzata dell’amico di controllargli il telefono, cosa che viene accolta da unanime approvazione. Ma la bieca congiura viene sventata dal rientro del padrone di casa che dopo passaggio in cucina a stappare arriva, guarda la tele coi numeri in sovraimpressione a un tripudio di chiappe e tette, guarda me col suo telefono in mano, fa due più due, capisce la tragedia appena accaduta e mi salta addosso mentre io lancio il suo telefono a uno dei criminali. Nasce una colluttazione sul divano, dove subisco dato che sto ridendo a crepapelle e non ho la forza di difendermi. Il cellulare torna nelle mani del legittimo proprietario, che verifica sconsolato la sonora decurtazione al suo credito. Come sconsolato sono io adesso, che rifletto sul fatto che il numero probabilmente era un 144, il credito era in lire e Sharon Samantha Cindy Jasmine o come cavolo si chiamava forse adesso è nonna. E si mette un pigiama di flanella. Tempus fugit.
 
 

mercoledì 31 ottobre 2012

Halloween Again

Suonano. Scampanellata breve, quasi timida. Che palle, sempre qua gli scocciatori. Seguita da un bussare discreto alla porta. Lampo nel cervello. Cazzo, è Halloween, i bambini. Troppo tardi, non la scampo. Ho Loverman a tutto volume, sanno che sono in casa, e fingermi morto non mi sembra una buona idea anche se a pensarci sarebbe molto in tema. Mi sa che devo aprire. Non faccio in tempo a mettere i Darkthrone e non mi sono vestito da Freddie Krueger come mi ero ripromesso l’anno scorso. Scelgo una via di mezzo, apro con passo lento e sguardo truce e guardo in basso pronto a fulminare il bambino o bambina di turno che viene a scartavetrarmi le palle con Halloween. Una gonna di panno nero, due scarpe nere di foggia datata. Minchia, bambina, o ti hanno truccata molto bene da strega o sei invecchiata molto da stamattina, quando sei uscita per andare a scuola e ti ho incrociata per le scale avrai avuto nove o dieci anni, non di più, e adesso sembri mia nonna.
Guardo più in alto e qualcosa non torna, troppe rughe e so di cosa parlo. Non è una bambina, è la signora del piano di sopra. E resto perplesso. Signora, va bene sentirsi giovani e in forma, va bene che a somigliare a una strega non fa tutta questa fatica, ma non le pare che a settant’anni sia poco decoroso andare in giro a festeggiare Halloween come i bambini delle elementari ? Poi penso che questa crisi sta picchiando duro, è proprio vero che la gente non arriva a fine mese se il trentuno Ottobre una pensionata per mangiare qualcosa deve andare a fare dolcetto o scherzetto in giro. La signora, ignara del turbine di pensieri dietro il mio sguardo assente, mi informa che sono cambiate le date per l’esposizione dei contenitori della differenziata e mi consegna il nuovo schema. E io, mancato incubo con la pelle carbonizzata, la risata maligna e le unghie ad artiglio, lo prendo, la ringrazio e me lo infilo in tasca. E stanotte non mi infilerò nei sogni di nessuno in Elm Street. Ma Venerdì devo ricordarmi l’organico, e Sabato la carta.

lunedì 29 ottobre 2012

Old Man Take A Look At My Eyes

Qualche giorno fa, guardando la tele, ho visto una cosa che mi ha colpito molto. Credo fosse un documentario, o un dibattito, sulle problematiche della terza età. La casa di riposo era bellissima, sembrava una clinica di lusso, arazzi alle pareti, fregi, arredo elegante. Intervistavano un signore anziano. Vicino a lui c’era un tizio che non ho capito se era l’infermiere, il badante, il maggiordomo o cosa. Certo non aveva la faccia rassicurante, sembrava una via di mezzo tra il gobbo di Notre-Dame e Lurch della Famiglia Addams. Comunque, quel signore non stava per nulla bene. A parte le rughe, lo sguardo fisso, le difficoltà di parola e di respirazione, la pelle del viso che sembrava di plastica e una cosa strana sulla testa, una specie di lanugine più corta del resto dei capelli e anche di colore un tantino diverso, erano le cose che diceva che mi hanno lasciato perplesso.
Poveretto, sembrava soffrisse di una forma di mania di persecuzione. A sentire lui tutti ce l’avevano con lui, lo perseguitavano, lo odiavano, capi di stato stranieri gli ridevano dietro per deteriorare la sua immagine e la sua credibilità internazionale, i giudici lo processavano perché non avevano altro da fare. Giuro, dava perfino l’impressione che avesse manie di grandezza, in certi momenti sembrava che credesse di essere stato uno statista, addirittura presidente del consiglio. Poi però poveretto si deve essere confuso, deve essersi  ricordato di quando giocava a calcio da giovane e ha cominciato a dire che non scendeva in campo ma forse sì e faceva il passo indietro. Poi ha iniziato a delirare, a dire che dava soldi a nipoti minorenni di qualcuno che facevano le maggiorate maggiorenni per costruire ospedali in Sud Sudan Africa dove Bertolaso avrebbe allenato il Milan per giocare contro la sinistra per guarire dallo spread, il tutto sparando cifre a caso e parole in libertà.
Cazzo, parli con la Merkel, con Draghi, con Juncker. Bund è una parola tedesca. Non puoi pronunciarmela “band”. Non puoi. Ah sì, tu puoi. Tu che hai pronunciato Google “Gogol”, puoi.

lunedì 22 ottobre 2012

Reggio Calabria - 22 Ottobre 1972

Sì, lo so, mi sono intrippato con gli anniversari, ma stavolta non è colpa mia. E’ stata una catena di eventi che mi ha portato qui. E chi sono io per oppormi al destino ? Sentivo parlare da diversi giorni di Reggio Calabria, comune sciolto, infiltrazioni e contiguità criminali, e c’era qualcosa che mi ronzava in testa. Mi è venuta in mente questa canzone, me la sono riascoltata, e quando ho colto la data della manifestazione ho capito che mi stava chiamando per essere pubblicata. Oggi, quarant’anni dopo. E ho obbedito. Credo che in molti non l’abbiano mai sentita, e che per i pochi che già la conoscono sia un ricordo gradito. Per lasciare più spazio a eventuali commenti, mi dico alcune cose da solo. Veterocomunista, sinistrorso, bolscevico, sovversivo, stalinista, centralista, fuori dal mondo, non al passo coi tempi. No, con questi tempi dove si stanno massacrando i diritti dei lavoratori e quel po’ di welfare che c’era, costruiti anche grazie alle lotte e alle manifestazioni come quella della canzone, non credo di avere una gran voglia di stare al passo.
Dimenticavo, a proposito di anniversari, nel post precedente ho dovuto fare una scelta, il nove Ottobre era anche l’anniversario della morte di Che Guevara. Rispetto per il combattente e per le idee e per i valori, ma non ho mai avuto la maglietta con la sua faccia, né l’adesivo sull’auto, non me lo sono tatuato addosso e diciamo anche che “Hasta siempre comandante” dopo due ascolti fa venire sonno. E allora, per motivi estetico-emozionali, ha vinto Paolini ai punti. Una eventuale finale con la Marini sarebbe un bello scontro.
 
 

martedì 9 ottobre 2012

Vajont - 9 Ottobre 1963

Duecento metri. Cristo Santo, cosa sono duecento metri d’acqua ? Come fai a pensarli, a vederli, a immaginarli, duecento metri d’acqua che scavalcano una diga e ti arrivano  addosso ? Non si può. Puoi solo lasciartelo raccontare, ascoltare  e farti prendere a pugni nello stomaco dall’emozione, perché capire non si può. Ma so una cosa. Finché guardo questo e mi si chiude la gola, finché guardo questo e non riesco più a respirare, finché guardo questo e ho voglia di mettermi a piangere, sono vivo.

venerdì 5 ottobre 2012

Welcome To The Lifeboat Party

Sedi delle regioni piene di finanzieri a frugare tra i rimborsi e non solo. Feste romane coi maiali travestiti da maiali e le maiale travestite da ancelle. Festa a carattere sociofecalpolitico sul tema “Siamo nella merda fino al collo”, che mi sembra perfetta vista la quantità di facce da culo tra i presenti. E io che parlando con qualcuno che mi chiedeva se mi era piaciuto “Che la festa cominci” di Ammaniti avevo risposto che secondo me era un po’ sopra le righe. In confronto sembra il catechismo. E adesso tutti a gridare allo scandalo, come se fino ad ora avessimo vissuto con Alice nel paese delle meraviglie. No, dico, ma ci siamo scordati di che nazione stiamo parlando ? Signori, lo facciamo un ripassino per capire dove ci troviamo ? Guardiamo una foto di qualche anno fa, non millenni, e facciamo un gioco ?
 
Una specie di test di Rorschach con una foto al posto delle macchie, io di psicologia ne so più o meno come un carciofo ma possiamo provare a fare il test. Solo una foto, ma sono sicuro che se voi mi dite cosa vedete nella foto io vi so dire a che paese state pensando. Provare per credere.
Allora, secondo voi la signorina nella foto è 
1) Una ricercatrice scientifica premio Nobel giunta per un convegno
2) Una profuga politica leader dell’opposizione a un feroce regime
3) Una campionessa sportiva reduce da trionfi olimpici
4) Un magistrato impegnato in un pericoloso processo
5) Una famosa giornalista titolare di una scottante inchiesta
6) Una ballerina di flamenco che l’allora settantatreenne presidente del consiglio di quel paese, a spese dei cittadini, ha fatto viaggiare su un volo di stato insieme a musicisti nani e ballerine varie per condurla a una festa privata piena di diciottenni seminude in una delle sue ville

 
1) State pensando a un paese ad alta alfabetizzazione, in cui ricerca e formazione sono tenuti in grande considerazione, i fondi per l’istruzione sono in crescita, le università sono di ottimo livello e da cui non fuggono cervelli
2) State pensando a un paese tollerante e aperto all’integrazione, di grande accoglienza verso le persone che provengono da regimi oppressivi o da zone che sono teatri di guerra e persecuzioni, lontano da razzismi e xenofobie
3) State pensando a un paese con impianti sportivi di grande livello, una alta cultura sportiva, senza incidenti negli stadi, con una diffusione di massa delle attività sportive a partire dalle scuole ed un elevatissimo numero di praticanti
4) State pensando a un paese con una giustizia imparziale, veloce, efficiente, senza ingerenze della politica, in cui tutti i cittadini sono veramente uguali davanti alla legge e nessuno può mettersi a priori al riparo da eventuali processi 
5) State pensando a un paese con una informazione pluralista, non concentrata in poche mani, libera e critica, senza controlli e ingerenze da parte di poteri forti né da parte di politici, pronta alla denuncia critica e al servizio del cittadino
6) State pensando all’Italia, cazzo !!

venerdì 21 settembre 2012

Wake Me Up When September Ends


" ... l'estate sta finendo, e un anno se ne va … “
A conferma della mia tesi secondo cui il vero inizio del nuovo anno è Settembre, la testimonianza di uno dei più grandi gruppi che mai abbiano calcato i palcoscenici italiani. I Righeira. E un aneddoto estivo sul tempo che passa. Pigro pomeriggio familiare in piscina, qualche anno fa. Il mio piccolo sta scarabocchiando coi colori che ci portiamo sempre dietro per tenerlo sotto l’ombrellone e evitare che passi ore al sole a ustionarsi. Suo fratello, disegnatore compulsivo e il liceo artistico nel destino, gli ruba un pennarello e si mette a disegnare furiosamente qualcosa che sta tra i manga e la Roma del II secolo d.C. Lo guardo per un pò poi quasi per scherzo gli dico “ Dai, fammi un ritratto”. Mi guarda perplesso, ci pensa su, poi risponde “Ma sì dai, mettiti in posa”. Mi metto in posa di tre quarti cercando di rimanere fermo, cosa non facile, e cercando soprattutto di assumere un’aria il meno ebete possibile, cosa ancora meno facile. Ogni tanto lo guardo di sbieco e vedo che è impegnatissimo. Passa un tempo imprecisato e non resisto più fermo, così gli chiedo “ A che punto sei ? ” E lui serissimo risponde “ Non ho ancora finito”. Guardo il disegno. Per me, che ancora adesso disegno un essere umano con un cerchietto e alcune lineette, è perfetto. Gli chiedo “ Come, non è finito ? “ E qui arriva la morbida pugnalata a tradimento. La dolce staffilata. Il tenero morso della serpe covata in seno. Mi guarda in faccia e con assoluta, pura, incosciente innocenza mi dice “Devo ancora farti le rughe” .
 
 
Come vedete, è un perfezionista senza alcuna pietà. Me le ha fatte.
Aveva ragione Cormac McCarthy. Non è un paese per vecchi.
“ … sto diventando grande, lo sai che non mi va … “

domenica 16 settembre 2012

In morte di un poeta


Ulisse Coperto Di Sale

Vedo le stanze imbiancate
tutte le finestre spalancate
neve non c'è, il sole c'è,
nebbia non c'è, il cielo c'è!

Tutto scomparso, tutto cambiato
mentre ritorno da un mio passato
tutto è uguale, irreale
sono Ulisse coperto di sale!

E' vero la vita è sempre un lungo, lungo ritorno
ascolta io non ho paura dei sentimenti
e allora guarda, io sono qui,
ho aperto adagio adagio con la chiave
come un tempo
ho lasciato la valigia sulla porta
ho lasciato la valigia sulla porta.

Ho guardato intorno prima di chiamare, chiamare
non ho paura, ti dico
che sono tornato per trovare, trovare
come una volta
dentro a questa casa
la mia forza
come Ulisse che torna dal mare
come Ulisse che torna dal mare.

Una mano di calce bianca
sulle pareti della mia stanza
cielo giallo di garbino,
occhio caldo di bambino!

Tiro il sole fin dentro la stanza
carro di fuoco che corre sul cuore
perchè ogni giorno è sabbia e furore
e sempre uguali non sono le ore!

Voglio dirti
non rovesciare gli anni come un cassetto vuoto,
ascolta
anche i giovani non hanno paura di un amore
e mai, mai, mai strappano dal cuore i sentimenti
io ti guardo
la tua forza è un'ombra di luce
la tua forza è un'ombra di luce.

La mano affondata nel vento del vento...
aria calda, urlano quelle nostre ore
strette in un pugno
urlano come gli uccelli,
i sassi si consumano, non si consuma la vita
la giornata è uguale a una mano che è ferita
io sono Ulisse al ritorno
Ulisse coperto di sale!
Ulisse al principio del giorno!

sabato 1 settembre 2012

New Year's Day

Lo so che non è il primo di Gennaio, ma per me da un po’ di tempo a questa parte è già un risultato rilevante sopravvivere all’estate. A questo aggiungete che, per motivi che non ho voglia di stare qui a spiegare adesso, il primo di Settembre di diversi anni fa ha segnato per me un notevole cambiamento. Quindi, che vi piaccia o no, per me oggi è Capodanno. Tutti a Capodanno fanno i buoni propositi, io li faccio adesso.
Ho individuato una serie di cose che dovrei smettere di fare e le relative azioni correttive che sicuramente faranno di me un uomo migliore. La prima cosa è smettere di voltarmi a guardare le donne per strada. Questo è facile, ho già ricominciato gli esercizi per rafforzare la muscolatura dei bulbi oculari e ho ordinato il libro più CD “ Amplia la tua visuale periferica in dieci lezioni”. La seconda cosa è smetterla di fare con mio figlio le gare a chi storpia meglio in modo sconcio le canzoni famose. Se state pensando guarda che padre esemplare, che nobile figura di educatore, che esempio di vita, vi sbagliate. Non è un soprassalto di dignità educativa, è solo amor proprio. Non sono più competitivo, ormai. Perdo sempre, mi batte, è diventato più bravo di me. La terza cosa è smetterla, quando faccio le cotolette impanate, di usare l’olio frusto e l’uovo avanzato per farmi una frittatina con una tonnellata di parmigiano. Il gozzo ride, il fegato telefona, “ Cazzo ridi che son tutto gonfio”. Chi sa da quale canzone è tratta questa frase riceverà in premio il racconto di una mia allucinazione colesteroide in cui sentivo l’aorta che si irrigidiva e si trasformava lentamente in un disco da hockey. Quest’ultima frase è di nuovo una citazione, stavolta letteraria e non musicale, e chi ne conosce l’autore riceverà una frittata unta e grassa. La quarta cosa è smettere di fare agli automobilisti scorretti gesti che coinvolgono incavo del gomito, palmo della mano  e mignolo, medio e indice abbinati in vario modo.
No, non ce la faccio. Alla signora, si fa per dire, col SUV che l’altro giorno mi ha sorpassato in presenza di striscia continua, mi ha stretto, mi ha inchiodato davanti per infilare l’uscita della tangenziale, tutto questo telefonando, non potrei mai negare uno svettante dito medio. No, non posso farcela. E se devo essere sincero con me stesso e con voi, credo che non riuscirò a fare nessuna delle cose che mi sono ripromesso. Va bene, ho trovato il buon proposito per quest’anno. Non inizio a drogarmi. 

sabato 11 agosto 2012

Maniac

Le chat sono posti come altri, alla fine. Trovi gente ottima e trovi squinternati. Ma uno dei beni più preziosi rimane un bel maniaco come si deve, di quelli con le carte in regola, professionale, che si impegna nel suo porco mestiere. Io, qualche sera fa, ne ho trovato uno e non ho resistito. Ed essendo questo uno spazio politicamente scorretto, non vedo perchè non condividere coi miei lettori il sottile piacere di un incontro con la follia. Signori e signore, vi presento N, un turbine di fantasioso erotismo e raffinata sensualità. Io, sono IO.

[00:43] N ciaooo
[00:43] IO ciao
[00:44] N come ti va
[00:44] IO  fa caldo
[00:44] N dove sei           
[00:45] N anche da me fa caldo
[00:46] N cosa vuoi fare
[00:47] IO sono indeciso se dimostrare il teorema di pitagora bendato in tedesco o recitare la divina commedia scalando la parete esterna di casa
[00:47] IO tu cosa ne dici
[00:48] N la  seconda
[00:49] IO e tu cosa fai nel frattempo
[00:49] N sono nudo
[00:49] N fa caldo
[00:50] IO è una notizia entusiasmante, sai
[00:50] IO ti ringrazio di avermi fornito questo prezioso aggiornamento
[00:50] N tu sei vestito
[00:51] IO sì, kilt e loden ma adesso il colbacco lo tolgo
[00:52] N metitti nudo
[00:52] IO dammi un solo motivo per cui dovrei
[00:53] N stando nudo potrei sukkiartello
[00:53] IO ma qualcuno te lo ha chiesto ? 
[00:54] N cosi ti rifrescavo
[00:54] IO e chiedermi se voglio una birra non era meno intimo e più opportuno ?
[00:55] N si ti davo una birra
[00:56] N tu bevevi e io sukkiavo
[00:57] N no parli piu
[00:57] IO ma è obbligatorio farselo succhiare per avere una birra ? minchia, frequenti locali strani tu
[00:58] N  no e io che lo voglio
[00:58] N  come c e l'hai
[00:58] IO  e ma non per essere scortese ma non ho nessuna voglia di farmelo succhiare da te
[00:59] IO e meno ancora di fornirti informazioni anatomiche riservate 
[00:59] N non ti piacciono le f
[00:59] IO sai, ho giurato di lasciare l mio corpo alla scienza per studi medici
[01:00] lO le f sarebbero ?
[01:00] N ti piaccino le femmine
[01:01] N io sono femmina
[01:01] IO strano, a 00:49 eri nudo con la o, hai avuto un cambio di sesso repentino
[01:02] N sono sempre io
[01:02] N io vado con tutte due
[01:03] IO sempre tu, giusto, vediamo un pò, identità sessuale altalenante e abbinamenti coito orale - luppolo
[01:03] IO  adesso sì che mi hai tranquillizzato, ora che so che vai con tutti e due sono più sereno
[01:04] N ti piace il sesso
[01:05] N  come ti piace farlo
[01:06] IO indossando una uniforme dell'esercito croato in genere, ma va bene anche una divisa nordista della battaglia di Gettysburg
[01:06] N  ti piace fare sesso
[01:07] IO sì, non come mettermi le dita nel naso ma mi piace
[01:07] N cosa ti pice fare
[01:08] IO di solito come prelininare fischietto alla mia partner l'Internazionale a pugno chiuso
[01:09] N  poi gli lecchi la fica
[01:10] IO no, leggiamo insieme qualche pagina del Capitale, quelle più intriganti
[01:10] N poi la tocchi
[01:11] IO sì ma coi guanti
[01:11] N  perhe con i guanti
[01:12] IO non è igienico toccarsi senza
[01:12] N io gli aprirei le gabbe e ci ficcherei la faccia
[01:13] IO cavolo ma tu sei una star del porno ne sai troppo 
[01:15] N tello sukkierei mentre pisci
[01:16] IO e aggiungi questi tocchi di raffinatezza che mi esaltano, veramente
[01:17] N hai fatto pippi
[01:17] IO calzelunghe ?
[01:18] N  no la tua piscia
[01:19] IO ph normale, glucosio anche, giallo paglierino, solo modesti sedimenti
[01:20] N mi piace berlo
[01:21] IO non avertene a male ma preferisco lo Champagne
[01:22] N se ti piscio a doso ti piace
[01:23] IO ti sconsiglio di provarci, anche se bisogna vedere se a te piace il fatto che io reagisca prendendoti a mazzate molto forti sul cranio
[01:27] IO bene, mio raffinato interlocutore, conscio di avere sprecato mezz'ora di vita ti auguro la buonanotte anche se mi chiedo se adesso torni in reparto o la terapia passi a prenderla in infermeria
[01.27] IO cari saluti e auguri al tuo psichiatra, ne ha bisogno

domenica 5 agosto 2012

Riqualificazione urbana

Riqualificazione urbana, la chiamano. Tradotto, demolizione di una vecchia fabbrica di fronte a dove lavoro. Ci sono anche stato dentro anni fa a chiedere il favore di aggiustare una sedia a rotelle, c’era da piegare un pezzo e serviva una morsa robusta. Gli operai erano gentilissimi, in tre minuti hanno fatto tutto, e invece il caporeparto si è incazzato. Ha detto che dovevo passare da lui per queste cose. Non dico i commenti degli operai quando se ne è andato. Hanno chiuso già da tempo, stanno ripulendo l’area, pare ci tireranno su delle palazzine. Esco dal lavoro diretto al parcheggio e sento un rumore diverso da quello delle solite ruspe. Guardo in alto e un macchinario al quale non so dare un nome sta letteralmente mordendo il tetto di uno dei capannoni, lo squarcio è già grande. Mi fermo a guardare mentre la macchina continua. Il tetto è già sparito quasi tutto, crollato all’interno tra nuvole di polvere. Adesso attacca le pareti, che si sbriciolano pian piano. Il rumore è assordante, tra motore della macchina e frastuono dei crolli.
Resto fermo a guardare per un tempo imprecisato, finché mi rendo conto di una cosa. Sono parte di un piccolo capannello di persone intente a guardare i lavori. Ci siamo io e due signori anziani che battezzo come pensionati, di cui uno con bicicletta e uno con nipotino al seguito. Il bambino guarda a bocca aperta quello che per lui è un enorme giocattolo, i due signori alternano commenti sull’andamento dei lavori a ricordi di come era il quartiere. Salto le riflessioni sul pre-pensionamento e mi metto a filosofeggiare pigramente. Sono presenti esponenti di tre generazioni, ma quello che avrebbe un sacco di altre cose da fare e sta veramente perdendo tempo quando di tempo non ne ha sono io. E a me, credo che il film fosse Maccheroni, viene in mente Mastroianni che dice a Jack Lemmon “ Com’è bello perdere tempo”. Avevo già in mano le chiavi dell’auto, le rimetto in tasca. Guardo uno dei due, che non aspettava altro, e gli dico “ Ma lei ha sempre abitato da queste parti ? ”

lunedì 9 luglio 2012

Emergency

Suono e aspetto. “ Lei ha suonato il campanello senza nemmeno guardare l’avviso “, con tono tra arrogante e seccato.  Mi giro e vedo una tizia col cagnolino al guinzaglio che mi guarda. Mi rigiro perplesso e vedo appeso alla vetrina un cartello che dice che in caso di emergenza bisogna chiamare il numero tal dei tali. Da questo punto inizia a salirmi un embolo di incazzatura pazzesco mentre la tizia sale le scale e comincia ad aprire la porta. Ah, sei tu la farmacista allora. Avrai anche preso la tua laurea in farmacia ma a psicologia stai a zero vero ? Brutta testa di cazzo, non ti viene in mente che se uno sta cercando la farmacia di turno di sera facendosi chilometri di strada fuori dell’orario di apertura forse è un po’ in agitazione, non particolarmente lucido,  magari va di fretta e a tutto pensa tranne che al tuo avviso? E a parte questo, maledetta stronza, dove sta scritto che per venire in farmacia sono obbligato a portarmi il cellulare ? Se fossi uscito di corsa e non lo avessi con me ? Se sei di turno stai dentro e ti fai trovare, brutta testa di cazzo (again).
Entro, commenti schifata i farmaci prescritti dalla guardia medica e me li metti in mano così come sono. Sprecarti a darmi un sacchettino no, vero ? Esco con un diavolo per capello, salgo in auto e mentre faccio inversione guardo il tuo negozio per quella che spero sia l’ultima volta della mia vita. E spero che presto ti aprano quattro farmacie gestite da gente cortese nel raggio di trecento metri, che liberalizzino la vendita dei farmaci dal fruttivendolo, dal benzinaio, in edicola e in tabaccheria e che domani tu possa sbagliarti e dare al sindaco e all’assessore alla sanità il lassativo più potente che hai invece delle compresse per il mal di testa.

giovedì 21 giugno 2012

Per me si va nella città dolente

Ho aggiunto un nuovo piccolo capitolo nella mia umana e personalissima enciclopedia delle cose da fare almeno una volta nella vita. Ed è la seguente. Stravaccarsi sul divano, nella mattina di un giorno feriale, con un pacco di biscotti (per chi fosse interessato, nella fattispecie erano frollini Coop ad imitazione degli Abbracci del Mulino Bianco, ma va bene qualunque tipo di biscotto mentre sono esclusi dolci al cucchiaio e gelati), e senza lasciarsi attrarre troppo l’attenzione dalle gambe di Angie “Legs” Dickinson ma concentrandosi su dialoghi e ambientazione, guardare una puntata di Pepper Anderson Agente Speciale che affronta lo scottante tema del racket del gioco d’azzardo. Tralasciare il momento in cui uno dei criminali minaccia un poliziotto dicendo “ Scommettiamo che se resti qui passerai un guaio ? “ e il poliziotto replica “Scommettiamo che se vai avanti avrai un bel buco nella pancia ? “, no, dico, puntata sul gioco d’azzardo e doppia battuta con la parola scommettiamo, io ti amo alla follia, sceneggiatore.
Invece, prestare spasmodica attenzione al momento clou, in cui Pepper e il collega per risolvere il caso fanno visita in carcere ad un vecchio boss mafioso malato di nome Tony o Vito Angelo, giusto un velato accenno di stereotipia tra suono di mandolini e profumo di pizza, che prima di aiutarli vuole sapere dal poliziotto, che gli ha svelato di avere lontane origini italiane, se ricorda cosa c’è scritto sulla porta dell’inferno nella Divina Commedia. E la cosa meravigliosa è che il tenente (o sergente?) lo sa. Lo sa. Non tutto, ma conosce a memoria l’inizio del terzo canto. Il tenente o sergente Crowley, del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, ha letto Dante Alighieri e lo sa. E glielo recita. E io, con la bocca piena di biscotti e sputazzando briciole che non so se raccoglierò mai dal tappeto, lo declamo con lui.

venerdì 8 giugno 2012

Cry Baby

Sto guidando in città sotto una pioggerella afosa e leggera. In sottofondo Janis Joplin. Davvero azzeccato, per una giornata grigia e triste tra una scossa di terremoto e l’altra. Il tergicristallo è lento e ipnotico. Vedo il semaforo in distanza attraverso la patina opaca sul parabrezza. Dovrei lavarli, ogni tanto. Verde, da troppo tempo temo. Giallo. Maledetto. Non ce la faccio a passare, rallento. Rosso. Uno dei semafori più lunghi di tutta Europa, credo. Mi adagio rassegnato in prima fila, paraurti sulla striscia dello stop.       
Iniziano a passare i pedoni. Scende dal marciapiedi una mamma con un passeggino, dentro un bimbetto che avrà un paio d’anni, sotto la calottina trasparente. Finisce la canzone. Il bambino piange, di un pianto disperato anche se muto perché ho i finestrini alzati e non lo sento. E nel momento esatto in cui è precisamente davanti al mio parabrezza, la mamma si ferma e prova a mettergli il succhiotto in bocca. E dalle casse riparte Janis. Cry Baby. E il bimbo sputa il succhiotto. Non lo vuole e riprende a urlare. La madre sconfortata rinuncia e riparte. E per una manciata di secondi, ho nel mio campo visivo la scena surreale di questo bimbo che piange a squarciagola con le manine serrate sui braccioli del passeggino e Janis Joplin che lo incita a piangere. “ … come on and cry, cry baby … “.
Viene verde, riparto prima che dietro cominci il festival del clacson. In mezzo all’incrocio mi giro appena e con la coda dell’occhio guardo il passeggino, dove il pupo sta ancora urlando. Non so se è bagnato, se ha fame, se ha sete, se ha sonno, se lo infastidisce il rumore del traffico, se vuole le coccole, se sono capricci, non so nulla di nulla, ma sorrido tra me e me e penso “ … chi se ne frega piccolo, urla urla urla a squarciagola e fatti sentire …”

sabato 28 aprile 2012

Easter Egg Hysteria

Ho aperto l'uovo di Pasqua. Lascio sfumare un sommesso coro di "e chi se ne frega" e proseguo. Non mi dilungherò sul fatto che ne è arrivato uno solo, che era più piccolo, che secondo me era anche più sottile e più balordo, tanto se voglio mangiare cioccolata buona non la cerco nell'uovo di Pasqua e che c'è crisi lo sappiamo tutti. C' è solo una cosa per cui vale la pena avere un uovo di Pasqua, ed è il regalino dentro. L'anno scorso, e chi vuole leggere il post se lo va a cercare, era il gorilla a molla che giocava a basket. Speravo che peggio di così non potesse andare. Mi sbagliavo. Poi dicono che in Italia non si fa ricerca. Quest'anno ho trovato Tom e Jerry da montare su due tronchi orizzontali con un cestello davanti, che vengono scagliati contro un altro tronco verticale sul quale sta un piatto pieno di noci o roba simile. Vince chi, urtando col suo tronco, riesce a fare cadere il piatto nel proprio cestello. Lo ammetto, siamo stati tentati. Io e mio cognato, da tempo complici nelle attività più bieche e idiote, abbiamo incrociato gli sguardi. Ma un estremo sussulto di dignità ci ha fermati prima di compiere un devastante ulteriore passo indietro nel cammino evolutivo. Ci siamo limitati a montarlo, ma non abbiamo giocato. Però ho il serio dubbio che se lo sia portato a casa e si stia allenando.

martedì 10 aprile 2012

Campagna "Adotta un leghista" 2012

Ora, un po’ di empatia. Un po’ di solidarietà umana, che diamine. Mettetevi nei panni di uno di questi poveretti, uno di quelli che ci credevano, un duro e puro pronto alla ronda, uno convinto che tutti i mali dell’Italia fossero gli immigrati e i ladroni di Roma. Ogni anno è andato in un pratone con un paio di corna da vichingo in testa ad ascoltare gente che invocava la secessione di una entità che non si capisce se doveva essere geografica, politica, etnica e che fondamentalmente non esiste. Ogni anno è andato alla sorgente del Po a vedere un tizio malconcio raccogliere un’ampolla d’acqua per andare a riversarcela dentro a Venezia. Ha sognato la nazionale di calcio padana, ha seguito il giro ciclistico della Padania, ha guardato l’elezione di miss Padania, si è pulito il culo col tricolore, ha eletto ministro uno che sembra un personaggio del Muppet Show e senatrice una che sembra Maga Magò, ha sostituito Fratelli d’Italia con Và Pensiero. E un brutto giorno, dopo tutte queste figure ignobili fatte consapevolmente per un ideale, anche se non aveva capito bene quale, scopre che quello che ce l’aveva più duro di tutti aveva un magna magna familiare che neanche Cetto La Qualunque, che i soldi delle sottoscrizioni non erano investiti in Baviera, erano in Tanzania, che il consigliere regionale con tredicimila voti ( riciclo una vecchia battuta, saranno stati tutti suoi compagni di classe, è stato bocciato ventotto volte ) invece della paghetta da papà aveva l’autista Bancomat.
A parte che Monti potrebbe creare chissà quanti posti di lavoro attivando un servizio di psicologi di sostegno a questi poveretti, che secondo me ne hanno parecchio bisogno, credo che dobbiamo collaborare anche noi semplici cittadini. Una rete di solidarietà umana e civile, qualcosa tipo “ Adotta un leghista ”. E’ una creaturina sbandata, senza affetto, ti guarda con quegli occhioni bovini, come puoi rimanere insensibile? Lo porti fuori un pomeriggio ogni tanto e gli trovi un extracomunitario che si faccia pestare senza troppe storie mentre gli fischietti La Cavalcata delle Valchirie. Basta poco, per Odino !

mercoledì 29 febbraio 2012

Miguel son mi



Ricordo infantile, o meglio della primissima adolescenza. Un ragazzo più grande di un paio d'anni di me, piuttosto prepotente e anche decisamente grande e grosso. Un quartiere della prima periferia di una città qualunque. E noi, un gruppetto di quattro-cinque amici, molto legati, sempre insieme per la strada o sempre in casa gli uni degli altri, almeno fino alla terza media quando poi le superiori ci separarono.
Tornando al prepotente, un pomeriggio arriva davanti all’angolo di strada dove eravamo soliti ritrovarci e inizia a prenderci in giro con le sue solite angherie. Sua madre aveva un negozio di abbigliamento intimo vicino a casa mia e nel mio incauto cervello si fa strada l’idea di sbeffeggiarlo, sull'aria di questo spot, al grido "E' arrivato El Mutandero". I miei amici si sfasciano dalle risate, a me sembrava una battuta molto divertente e mi sembra tale anche adesso, ma temo che lui non condividesse granché questo tipo di humour.
Capisco subito dalla sua faccia che si mette male e le gambe reagiscono di conseguenza. Correvo veloce, ma anche lui. Per fortuna quando dopo qualche centinaio di metri mi prese si limitò agli schiaffoni sulla nuca e non mi tirò giù denti, niente lividi, niente occhi neri. Alla fine, me la sono cavata a buon mercato. Per una buona battuta, e ne sono convinto ancora adesso, valeva la pena di pigliarsi una raffica di schiaffi in testa.
L’ho rifatto, lo rifaccio, lo rifarò.

sabato 28 gennaio 2012

Scosso

Sono appena rientrato in casa dopo una giornata di lavoro. Ho buttato il giaccone sul divano e accendo la tele mentre mi dirigo in cucina a tagliarmi due fette di salame. Sto per scalciare via le scarpe quando l’angolo di soffitto sopra la tele inizia a muoversi su e giù e la terra mi dondola sotto i piedi. Ci metto un attimo a realizzare. Terremoto. Ne sono venuti altri, passerà, penso.  Non smette. Cazzo, non smette. Mi lancio verso la porta di uscita poi ci ripenso e torno indietro, afferro le chiavi e schizzo fuori, il tutto mentre la casa continua a sussultare. Abitando a piano terra, in un attimo sono in strada.

Tutto fermo ora. Mi guardo intorno, in strada c’è solo una signora che abita nel palazzo di fronte, le faccio un cenno di saluto. Inizio a sentirmi discretamente idiota. Per darmi un contegno, inizio a verificare la presenza di eventuali crepe esterne cercando di assumere un’aria molto assorta e competente, il che risulta complesso dato che mi intendo di edilizia come di letteratura del Burkina Faso. Mi rendo conto anche del fatto che la temperatura è attorno a zero e sono in strada con una felpa di cotone. Un rapido esame di pro e contro mi convince che è meglio scommettere sulla tenuta antisismica del palazzo che morire di polmonite, annuisco con fare convinto alla mancanza di crepe evidenti nell’edificio, scambio un sorriso complice da sopravvissuti con la signora e rientro.
Mentre salgo i tre gradini verso casa mia sento i vicini dell’ultimo piano che scendono urlando. O se la sono presa molto comoda nell’evacuazione o hanno avuto il panico a scoppio ritardato. Rientro e provo a telefonare, ma la rete è congestionata. La tele è rimasta accesa e ridacchiando mi accorgo che ho ancora il telecomando in mano. Lo appoggio e riparto dal punto in cui ero rimasto. Mi levo le scarpe e tiro fuori pane, salame e birra.
Se mi vuoi, destino, non mi avrai a pancia vuota.  

domenica 25 dicembre 2011

Black Christmas

Giornata freddissima e serena, qualche giorno prima di Natale. Il centro brulica di gente, tutti in preda alla solita frenesia. L'autobus è affollatissimo. Alla fermata, una ragazza di colore con un bimbo nel passeggino e un altro poco più grande per mano. L'autobus ferma e lei si trova davanti alla porta destinata alla discesa. Dopo la fiumana di gente che scende, sale lo stesso, o meglio ci prova. Con una mano deve far salire il passeggino e con l'altra tenere l'altro bimbo. La manovra è complicata e il tempo passa. La gente inizia a spazientirsi. Finalmente riesce a salire, il bimbo più grande vuole essere preso in braccio.
Comincia una litania di commenti a mezza bocca, qualcuno in dialetto, qualcuno a voce un pò più alta per farsi sentire, qualcuno col vicino. "Certo, adesso comandano loro" " Vengono qui e si credono di fare quello che vogliono" "Eh, salire dalla porta giusta come fanno tutti era troppo difficile" Qualcun altro, imbarazzato, per timore o quieto vivere, abbassa gli occhi. La ragazza percepisce l'ostilità nei suoi confronti e assume una espressione tra il triste e la ricerca di scuse. Nessuno si sposta e lei rimane in bilico sui gradini proprio davanti alla porta. Soltanto una vecchietta cicciottella e malferma sulle gambe, con una buffa cuffia in testa, dice "Ma non vedete che non sa come fare !?" e si fa da parte invitando la ragazza a passare.

Sono seduto al tavolo di una cucina con un caffè davanti, e ascolto la vecchietta che mi racconta questo fatto. E' ancora indignata, le trema la voce dalla rabbia mentre parla. La guardo con un sorriso e le dico "Dai, mà, non prendertela così". E invece penso che fa bene a prendersela. Penso che nella vita ci sono cose che ti capitano alla nascita e che non puoi sceglierti, e una di queste sono i genitori. E penso che io ho avuto davvero un gran culo. 
E penso ai bravi cittadini di quel bus. Che ieri sera, e oggi a mezzogiorno, avranno affollato le chiese. In prima fila, compunti, senza sbagliare una risposta, cantando tutti gli inni. Pronti a festeggiare il compleanno di un bambinello di duemila anni fa, ma non a farne passare uno di oggi. Io ho un senso del Natale più o meno come quello di Ahmadinejad e non posso dare lezioni di religiosità a nessuno, questo è poco ma sicuro. Ma ancora, so riconoscere quando è il momento di dire mavaffanculo. 

giovedì 1 dicembre 2011

Eppure la vita è tua

Per compiere l’ultima scelta della SUA vita, Lucio Magri è dovuto andare in esilio. In Italia, infatti, nessuno è padrone della propria vita, su di essa non puoi decidere tu, decide il cardinal Bagnasco. In Italia per chi assiste qualcuno nel suicidio ci sono 12 anni di galera. 15 per “omicidio di consenziente”, una contraddizione in termini, l’omicidio è sempre di qualcuno che non ha nessuna intenzione di morire.

Eppure la tua vita è TUA, se per te ha cessato di essere vita ed è divenuta solo inferno e tortura, il diritto a chiuderla nel modo che ritieni più sereno, eventualmente facendoti aiutare, è insito nel tuo diritto alla vita e alla libertà, che sono inscindibili.

Lucio Magri è dovuto andare in esilio, come Mario Monicelli è stato costretto a gettarsi da una finestra del quinto piano. Una morte senza ulteriore angoscia e dolore non è contemplata dal nostro Stato clericale, dal partito dei torturatori in tonaca e dei baciapile di establishment. Che ogni maledizione sia con loro.

(Paolo Flores D'Arcais, 29.11.2011)

sabato 19 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Put Me Back In The Crowd



" E' come se la voce di Waits fosse stata immersa in un tino di whiskey, poi appesa in un affumicatoio per qualche mese e infine portata fuori e investita con una macchina."

lunedì 31 ottobre 2011

Highway to hell

La strada è stretta. Poco più di una carraia, asfaltata, allargata nel tempo, ma resta una strada di campagna. Non c’è nemmeno la linea di mezzeria, solo ai bordi. Per sfuggire al traffico della statale ci si butta sempre più gente, è sempre più affollata. Di lato c’è un fosso che poi diventa canale, dalla parte opposta case affacciate direttamente sulla strada. Ogni volta che incroci un’altra auto non sai se arriverai a casa con lo specchietto retrovisore. Procedo a velocità di crociera e tu mi piombi alle spalle. Hai una familiare chiara, ma secondo me dentro sei una testa di suv. Già la gente che mi si incolla al paraurti mi innervosisce su strade normali, figuriamoci qui. Vuoi passare, vero ? Ti sei già sporto due volte per vedere se ce la fai. Io non ho fretta, mantengo il mio passo tranquillo.
A un certo punto, pian piano, inizio a rallentare. Scambi il mio decelerare per un invito, per un lasciarti strada. Beh, non lo è. C’è una cosa che tu non sai. Faccio questa strada molto spesso, la conosco bene. Tra cinquanta metri c’è un dissuasore di velocità mostruoso. Sarà alto venticinque centimetri e ha quasi gli spigoli. Io ci passo sempre a passo d’uomo. Tu ci stai arrivando a novanta all’ora, direi. Mentre continuo a rallentare per affrontare il mostro, vedo le tue luci rosse, ma è tardi per frenare. Complimenti, davvero. Era da tempo che non vedevo un’auto staccarsi da terra con tutte e quattro le ruote.
A riportarti sulla terra, credo che sarà il conto del meccanico.

mercoledì 5 ottobre 2011

Va bè se proprio te lo devo dire

Il fatto è recente. Nonciclopedia, sito satirico, si autosospende perché Vasco Rossi si è sentito dileggiato e ha minacciato azioni legali. Va bè, Vasco, se proprio te lo devo dire te lo dico. Qui oltre al fegato c’è spappolato dell’altro. Vogliamo dire che sono almeno dieci anni che fai delle canzoni lassative ? E tanto per fare un esempio, e devo dirtelo ad ogni costo, se c’era una cosa di cui non si sentiva davvero il bisogno, insieme all’ennesima legge salvaberlusconi, era una cover di merda di Creep. Io spero che come minimo adesso la Combriccola del Blasco ti prenda a calci in culo dal bosco a Zocca e ritorno. E che Toffee non ti passi l’asciugamano bianco, lo lasci sul divano, se ne sbatta se hai freddo e ti faccia venire una sciolta leggendaria. E che Albachiara si incazzi come una bestia perché la stai a guardare mentre si sfiora nella sua stanza ( tutto il mondo fuori e solo tu a rompere i coglioni, ma dai ) e se ti incontra mentre cammina per strada con la faccia pulita ti tiri in fronte la mela e anche i libri di scuola. E soprattutto spero che tu un giorno abbia l’occasione di farti la Monica Bellucci e che in quel momento arrivi Alfredo e ti sfracelli le palle con una pezza infinita di discorsi seri e inopportuni e per colpa d’Alfredo lei se ne vada con Clarence Seedorf. E mi auguro che i Radiohead non si bevano la scusa che è colpa del whisky ma Thom Yorke ti ci mandi solennemente.

Minchia, Vasco. Su Nonciclopedia lo avevano massacrato.
Hai meno sense of humour di Gigi D'Alessio. 

domenica 25 settembre 2011

Romagna Mia 10 - Karaoke

Ogni volta è una botta a tradimento mentre scendi per iniziare una dura mattina di spiaggia. Un foglio a pennarello o una scritta sulla lavagna del menu. In duplice versione, a seconda che scriva il barista acculturato o l'altro. Stassera, o stasera, karaoke. E una fitta di dolore ti attraversa. Anche stassera, o stasera, non si dorme.
E' stas(s)era. Dopo un' Odissea di pizzeria, sala giochi, gelateria, bar, rientri e vai incontro al destino. Fa un caldo infernale, quindi di finestre chiuse non se ne parla. Sono dalla parte opposta del palazzo, ma per un misterioso gioco di correnti d'aria l'onda sonora si incanala tra strade e cortili e si schianta direttamente contro le mie finestre. Aperte, inermi, che non oppongono resistenza. Il bar sarà cinquanta metri quadrati, ma i volumi sono da rave party ed è risaputo che piadina e sangiovese devastano il cervello molto più di ecstasy o qualunque altra droga sintetica. Ok, sono pronto. Cominciamo.
Debutta una donna. Una imitatrice di Patty Pravo. Già qui ho il desiderio, anzi il "Pensiero Stupendo", di scendere e vedere se ad imitare la bionda, esile, diafana, eterea ragazza del Piper è una matrona romagnola di 88 chili, ma mi tengo la mia curiosità. Lazzi e applausi. Segue un falsettista drammatico, non trovo altro aggettivo. Giuro, non sono riuscito a capire che pezzo cantasse. Più lazzi che applausi. Tocca ad un cantante di ispirazione probabilmente confidenziale. Talmente confidenziale che sussurra più che cantare, non si sente quasi niente e devo dire che è quello che apprezzo di più. Poi, il picco, la sorpresa che è sempre in agguato. Una donna che canta quasi bene "Almeno tu nell'universo". Sono tentato di unirmi agli applausi, ma a seguirla è un devastante urlatore che canta (anche se canta in questo caso è una parola grossa) "Quella carezza della sera". Non so quando è che si definisce qualcuno stonato. Se azzecca meno del 75, del 50, del 25 per cento delle note ? Ma quando uno ne azzecca zero, cosa puoi dire ? E' la seconda volta che ho voglia di scendere, stasera, ma stavolta per andare a congratularmi con quest'uomo per il suo coraggio. Segue voce maschile con impostazione finto lirica che canta "La fisarmonica", interlocutoria, seguita da altro uomo che attacca "Barbera e champagne". Evidentemente di entrambi si è fatto ampio uso, perchè parte un coro di avventori più sbronzi degli Stones ai tempi della registrazione di Exile on Main Street.
Poi, il tracollo. Risate, urla di compiacimento, cori da stadio, urla. Si impadronisce del microfono il bagnino, tasso alcolico impresentabile, e si introduce con un delirante discorso autocelebrativo con almeno tre doppi sensi a sfondo erotico che suscitano boati di compiacimento, prima che "Romagna mia" ci sprofondi tutti nel tunnel delle ballate romagnole.
Qui, ho due alternative. O mi sfondo di quel bianco frizzante che è in frigo, scendo e mi metto a cantare Abomination Reborn, o metto sul piatto della bilancia l'ipotesi di chiudere le finestre. Una zanzara, che finisco con il quotidiano del giorno sul muro della camera, mi fornisce l'alibi che cercavo. Meglio chiudere.

sabato 3 settembre 2011

Romagna Mia 9 - Maicol & Saimon

Se si chiamassero Michele e Simone e fosse un vezzo familiare chiamarli così, passi. Anche io nella mia turbolenta infanzia sono stato chiamato con un nomignolo spagnoleggiante, ma con l’aiuto di un bravo psicologo ho superato il trauma. Se fosse solo che hanno genitori esotici che li hanno chiamati Michael e Simon, non sarebbe il massimo, a bambini italiani in Italia metti nomi italiani, ma passi anche questa. Ma perché ho il serio dubbio che queste due creature all’anagrafe siano registrate come Maicol e Saimon ? E non all’anagrafe di Liverpool o di Boston, a quella di un qualunque paesotto di provincia italiano.
Andiamo avanti. Maicol e Saimon sono una evoluzione, cosa che non credevo possibile, dell’orfanello da spiaggia. I miei venticinque lettori (Dio, quanto mi piace sentirmi manzoniano) ricorderanno che l’orfanello da spiaggia è il bambino mollato dai genitori a rompere i coglioni a tutta la spiaggia. Ecco, loro sono oltre. Sono scassacazzo col beneplacito genitoriale. Sfrantumatori di marroni autorizzati. I genitori sono presentissimi, fin troppo dato che anche loro fanno casino per dodici. Ogni tanto si danno di gomito compiaciuti alle prodezze dei figli. “Guarda, guarda Saimon che bravo !” Saimon sta maneggiando il remo del pattino ed ha già costretto due mamme con bimbi sotto l’anno ad una frettolosa evacuazione che neanche Bloomberg con l’uragano Irene a New York. “Sì sì Maicol bravissimo ma fai attenzione … ” Maicol sta lanciando palle di sabbia a suo fratello nel bel mezzo della passeggiata acquatica e ha già centrato un pensionato che ho colto lanciare maledizioni modenesi degne di un documentario di Rai5.
Alla fine, credo di stare per avere la mia vendetta. I due mostriciattoli esagerano e papà entra in acqua. Imponente, fare minaccioso, vocione stentoreo. “Maicol! Saimon! Adesso basta! Adesso basta altrimenti … “. E io dentro di me gongolo. Ipotizzo che questo rigurgito di autorità paterna preluda a cose naziste, torture indicibili, punizioni da Guantanamo. E mentre sogno i due a testa rotta come un pacifico manifestante al G8 di Genova, papà conclude la frase. “ … altrimenti vi faccio vedere io!!”. Altrimenti vi faccio vedere io ? Ma stai scherzando vero ? No, la spiaggia vuole che scorra sangue. Tu ora dettagli minuziosamente e fornisci particolari. Voglio un elenco di fratture, voglio un calendario di privazioni che includa obbligatoriamente playstation e gelati, voglio sentire che gli sfili la colonna vertebrale e ci fai il flauto traverso come al nonno di Nico di Aldo Giovanni e Giacomo.

Altrimenti, ti faccio vedere io.

lunedì 8 agosto 2011

Romagna Mia 8 - I want to be a star

Dialogo veramente avvenuto da un ombrellone all'altro.Una signora sulla settantina si rivolge ad una tra i quaranta e i cinquanta.

"Posso dirle una cosa, signora ?"
"Ma certo, dica"
"Sa che suo marito è proprio un bell'uomo?"
"Oh, la ringrazio"
"Sì sì davvero ... ora non si offenda eh, non sarà come lui, ma è proprio uguale a Parolisi."

Niente sociologia da spiaggia sulla imperante mediatizzazione di casi di cronaca e sui quindici minuti di notorietà che ognuno di noi può avere, non he ho voglia. La butto sul personale.
Ma Paul Newman, Sean Connery, Marlon Brando, Alain Delon, Al Pacino ? No, eh ?
No, Parolisi.

Però vaffanculo e cambia gli occhiali, nonna.
Non è vero che gli somiglio.