Il problema in questione credo riguardi molti, oserei dire che probabilmente almeno una volta nella vita abbia riguardato tutti noi. Ed è come comportarsi quando siamo in vacanza all'aperto, lontani da un bagno, e la vescica implora di essere svuotata. Per procedere con ordine e metodo, come sapete che sono solito fare quando l'argomento è serio, esaminerò caso per caso le diverse situazioni.
Partiamo dal caso più semplice, il mare. Qui la soluzione del problema è abbastanza elementare e intuitiva, non nascondiamoci dietro un dito perché sappiamo tutti di averlo fatto. Se sei immerso nell'acqua almeno fino all'ombelico, il gioco è fatto e la pipì anche. Se non sei immerso nell'acqua ma stai camminando sulla battigia, bastano alcuni passi laterali per entrare in acqua e ricadere nel caso precedente. Una volta che l'acqua ha ricoperto le zone clou, cosa che sopra i tre anni di età è condizione necessaria per l'avvio della pratica essendo considerato sconveniente per adulti esibire gli strumenti appositi, entrano in ballo le scelte individuali. Io personalmente prediligo la posizione filosofico-meditativa. Mani sui fianchi, spalle dritte, sguardo intenso e pensieroso rivolto all'orizzonte. Qualcuno fischietta o canticchia sottovoce, i più acculturati declamano liriche, i più esperti riescono a telefonare o a chiacchierare con chi hanno accanto. Menzione (o minzione) d'onore per chi riesce a compiere l'atto tenendo un figlio in braccio. Tra amici in silenzio affiancati a braccia conserte che di colpo smettono di chiacchierare, il dialogo è silenzioso e telepatico. "Stai pisciando, pirla?" "Sì. Anche tu, coglionazzo?" Se avete come vicino di ombrellone un bimbetto scassacazzo, vale la pena attendere. Attendere il momento in cui è nel raggio di un metro da voi e godervi la dolce vendetta del suo "mamma mamma vieni in acqua è caldissima". In ogni caso, se vedete in acqua gente nelle posizioni che seguono, il mio consiglio è sempre quello di non avvicinarsi troppo.
Su eventuali vacanze al lago, me la cavo rapidamente. Se vi state bagnando nel lago, applicate le istruzioni appena fornite per il mare. Se state camminando per i sentieri intorno al lago, applicate le istruzioni che vi fornirò per la montagna.
Ed ora affrontiamo la parte più complessa, ovvero la montagna. Chi mi legge sa che per vari motivi la prediligo per le mie vacanze, cosa che insieme al fatto che prediligo abbondanti reidratazioni a birra fa di me non dico un esperto nel campo ma sicuramente persona che sa di cosa sta parlando. Si potrebbe aprire un dibattito sul fatto che io in genere scriva con compiacimento e sprezzo del pericolo di cose di cui non so nulla e che per una volta che scrivo di qualcosa con cognizione di causa questo qualcosa sia la minzione alpina, ma non è un dibattito che si aprirà oggi.
Premessa doverosa, parlo di montagna ma non intendo sci. Ho provato a sciare alle settimane bianche al liceo, ma dopo il terzo anno alcolici, pasticcerie e donne hanno preso il sopravvento sulla neve. Sì, lo so che faccio altre cose stravaganti nella neve, ma non divaghiamo. Quindi, non so cosa dire in merito alla minzione con tuta da sci. Abbassarla per disegnare cuori nella neve potrebbe essere romantico ma disdicevole, per tacere di spiacevoli congelamenti. Non so se esiste il pannolone da sci, ma non è una ipotesi da scartare.
Detto questo, veniamo finalmente a quello che intendo io per montagna, ovvero camminare per sentieri in direzione vette e rifugi. Qui la situazione è più complessa. Intanto, non si è seminudi con solo un costumino a coprire le zone interessate. Hai addosso pantaloncini o pantaloni lunghi, una felpa o un pile o un k-way o una giacca, insomma mettere in azione l'occorrente è più complesso. Ma soprattutto, qui si tratta di mettere veramente a nudo la faccenda. Non hai la protezione delle chiare fresche dolci acque, di acqua azzurra acqua chiara, e via di citazioni musicalpoetiche. Faccio qui una doverosa promessa, ovvero che parlerò con cognizione di causa dell'aspetto maschile della cosa dato che a differenza del mare la gestione tra i due sessi è diversa. Purtroppo in montagna la componente femminile dell'umanità sotto questo punto di vista è decisamente svantaggiata. Naturalmente, se qualche lettrice vuole narrare la sua esperienza di minzione alpina (tipo la volta che una vipera mi morse una chiappa mentre stavo accovacciata) o fornire utili consigli (tipo come riconoscere un cespuglio di ortiche per non sedercisi sopra a culo nudo), sarò lieto di concedere uno spazio adeguato in queste pagine.
Tornando a noi maschietti e a quel che ho detto, l'estrazione dello strumento, pur complessa, non è il problema principale. Il problema principale come dicevo è che la montagna per sua natura è piena di sentieri tortuosi che si snodano tra ombrosi boschi e assolate piane. Adempiere alla bisogna in assolata piana, mi permetto di suggerire, è sconveniente dato che sareste esposti al pubblico ludibrio e a sguardi indiscreti. Quindi, mi ripermetto di suggerire, conviene se possibile sbrigare la pratica in ombrosi boschi. Ma tra il dire e il fare sappiamo tutti che c'è qualcosa di mezzo. E in questo caso sono proprio i sentieri tortuosi di cui dicevo prima. Certo, gli ombrosi boschi offrono protezione e spazi nascosti, ma il problema è che voi siete sì nascosti agli altri, ma anche gli altri sono nascosti a voi. E dietro ogni curva può nascondersi l'imprevisto. Avete individuato un angolino che vi sembra adatto, avete estratto quello che vi serve, la vostra vescica sorride felice e voi anche, vi state liberando di quella fresca deliziosa Weissbier che avete tracannato al rifugio. E dietro la curva sbuca a sorpresa la gita annuale della parrocchia, trentasei tra catechisti, volontari e entusiasti fedeli guidati da Suor Valchiria Rottenmeier che intona il salmo "Mostraci lungo la via, Signore, inattese prospettive". E la prospettiva che si mostra a quegli occhi innocenti, in effetti decisamente inattesa, siete voi col birillo in mano che cercate di non annaffiarvi gli scarponi. E vi garantisco che è un momento drammatico, perché la scelta è tra tentare di fuggire in salita col suddetto birillo in azione o tentare di stoppare il flusso e riporre l'arnese nella mutanda. Entrambe le cose sono complicate e in ogni caso sappiate che sarete oggetto di chiacchiere parrocchiali per diverso tempo.
Sperando di essere stato utile con questo piccolo vademecum, vado a spiegarvi come mi comporto io nella suddetta situazione. Allora, dato che sono abitudinario e faccio più o meno sempre le stesse escursioni, per ognuna ho individuato e memorizzato un posto adeguato. Riconosco i fiori che ho annaffiato e ricordo se rispetto all'anno precedente sono cresciuti, se qualcosa è cambiato, se ci sono stati altri frequentatori del luogo. In particolare, dato che è da questo che riconosco il passaggio di altri frequentatori, esprimo ferma condanna per l'abbandono al suolo del fazzolettino asciugante, che invito tutti a mettere rigorosamente in tasca fino al primo cestino dei rifiuti. Ma ci sono anche emergenze, ovvero situazioni in cui l'impellenza è pressante, oppure semplicemente nuove escursioni. Qui, vado ad illuminarvi con la seguente immagine esplicativa, che mi ritrae nella situazione di cui stiamo parlando.


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