Avvertenza

Mi sono reso conto che diversi post sono legati a un brano musicale di Youtube che contengono e sono assolutamente incomprensibili senza quel video. Se l'account di chi ha pubblicato quel brano viene cancellato, il video sparisce. Non ho nessuna voglia di mettermi a ripercorrere tutto per vedere se questo è successo, ma se vi imbattete in un post che fa riferimento a un brano che manca, mi fareste un piacere segnalandomelo. Thanks.

venerdì 26 aprile 2013

Wrong Side Of The Road



Non so cosa ti ha fatto la vita, amico mio sulla bicicletta malconcia e riverniciata. Quali dolori, quali terribili prove ti abbia inflitto. Capisco che in certi momenti si perda ogni speranza e tutto sembri nero. Ma pensaci su, ti prego.

domenica 21 aprile 2013

Grande Raphael

La cornice è di lusso, un tempio della lirica come il Teatro Regio di Parma, pieno come un uovo. Quarto d’ora di ritardo canonico finché nel buio entra lui, elegantissimo, fascio di luce sul suo inchino muto, si siede al pianoforte senza dire una parola, saluterà solo dopo qualche pezzo.

venerdì 12 aprile 2013

Whisper Words Of Wisdom, Vaffanzum

Finalmente ci è dato conoscere cosa hanno partorito le menti dei dieci saggi. Diamine, una task-force di cervelli così brillanti, nomi assolutamente nuovi, estranei alla politica e non compromessi coi partiti tipo Quagliariello e Violante, tanto per fare due nomi, non poteva non portarci una ventata di strabilianti novità. Infatti, il nulla totale.

sabato 6 aprile 2013

Turtle Eggs

Lo so, molti lettori fremevano in attesa di questo post. E se non è vero fa lo stesso, devo crederlo io per scriverlo. Ormai è un appuntamento sicuro, una certezza, come il Palio di Siena o una stronzata di Giovanardi, l’unica differenza è che il palio di Siena ha giorni prestabiliti e il Giova invece improvvisa al momento.

martedì 2 aprile 2013

Blu Coscienza

Il 2 Aprile è stata dichiarata dall’ONU la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo. Uno degli obiettivi è accrescere la consapevolezza riguardo a questa sindrome aumentandone la visibilità, e per questo motivo in questa giornata vari monumenti e luoghi celebri in tutto il mondo vengono illuminati di blu.

sabato 30 marzo 2013

mercoledì 20 marzo 2013

Angry Cockroaches, Quasi Una Love Story

Mi sveglio con una sete infernale. Apro gli occhi nel buio e guardo i numeri fosforescenti della sveglia sul comodino. Metto a fuoco un 3.52 verdognolo. Esco dal letto controvoglia, mezzo addormentato, e vado lentamente in cucina a cercare un po’ d’acqua.

venerdì 8 marzo 2013

D.

8 Marzo 2013.
Niente mimose.
Niente festa.
Niente sbronze isteriche.
Niente " Auguri a tutte le donne".
Niente maschioni smutandati.
Niente dibattito colto.
Solo un ricordo di una donna. D.

venerdì 1 marzo 2013

Twisting By The Pool

Sto uscendo dalla palestra dopo il rituale calcetto settimanale, abbiamo perso e abbiamo anche fatto schifo. Per completare il quadro depressivo, piove a dirotto. L’avevano detto che sarebbe piovuto, ci hanno azzeccato. Un temporale coi fiocchi e ho anche dovuto parcheggiare lontano, non si trova mai un posto vicino nemmeno a pagarlo. Borsa appoggiata sulla spalla e via di scatto, gambe dure ma ancora riesco a correre, mentre mi avvicino tiro fuori le chiavi dell’auto per accelerare i tempi. Illuso. Mentre corro si impigliano nella tasca e mi scivolano di mano. Mi fermo in un tripudio di male parole e le vedo cadere al rallentatore in un elegante carpiato con avvitamento e infilarsi nella più spaventosa pozzanghera della parte sud della città. Credetemi, pozzanghera è un termine riduttivo, sarà tre metri per due e ho seri dubbi che nella parte centrale non si tocchi. Piove a dirotto, ma devo pure recuperarla questa maledetta chiave.
Quindi mi accovaccio vicino al laghetto fangoso, mi rimbocco una manica e inizio a andare a tastoni nell’acqua gelida sperando di sentirla sotto le dita. Sento delle voci femminili e giro la testa. Sono due ragazze appena uscite dalla palestra che tenendosi strette sotto un ombrello si accingono a circumnavigare quella specie di piscina olimpionica. Una la conosco di vista, la vedo sempre, una moretta alta e snella, l’altra non la conosco, ma è anche vero che le dee dello step vivono in una dimensione parallela e non hanno punti di contatto con noi attempati calcettisti, se si escludono fugaci incontri tra pupille e glutei, inutile che vi dica cosa appartiene a chi. Vedo che mi guardano con aria strana e mi rendo conto che la scena che stanno vedendo non è particolarmente rassicurante, un uomo adulto con barba e baffi che alle 23.07 del Mercoledì sera non ha di meglio da fare che starsene chino ai bordi di una strada con una mano immersa in una pozzanghera gelata sotto un diluvio.
Sulla mia faccia quello che era partito come un sorriso  diventa una specie di smorfia e le due proseguono il cammino badando bene a non avvicinarsi troppo né a me né alla pozza e mi girano intorno guardandomi come un mix tra un maniaco omicida, un malato di mente e un insetto ripugnante. L’idea di commentare “Provate anche voi, ho sentito che i fanghi ghiacciati fanno benissimo alle articolazioni, io mi fermo qui tre sere alla settimana“ viene rapidamente accantonata, quella di imitare con la bocca il rumore di uno sparo e tuffarmi iniziando a nuotare fa la stessa fine, di afferrare una delle due e iniziare a ballare il twist sotto la pioggia non se ne parla nemmeno, così continuo la mia desolata ricerca. Trovo la chiave, la estraggo e la ripulisco alla meglio con un fazzoletto di carta. Sto per rimettermi a correre quando mi rendo conto che le due fanciulle hanno l’auto poco lontana dalla mia e vedere lo psicopatico della pozzanghera che inizia a correre nella loro direzione potrebbe dare adito a spiacevoli equivoci. Tanto ormai più bagnato di così non posso essere, quindi rimetto la chiave in tasca e riparto camminando a passo lento sotto la pioggia. Meglio un raffreddore della buoncostume.
 

sabato 23 febbraio 2013

Venghino Siore Venghino

Tragedia in un atto, con due interpreti
ViOBS, un Viscido Omino di Bassa Statura
FuRS, una Funzionaria Ridens Scollata

ViOBS : Lei viene ? (aria compiaciuta, pregusta lo show)
FuRS : Io vengo a costo zero (pausa e risata sbalordita quando coglie il doppio senso) le montiamo due impianti (aria smarrita, inizia a capire la piega che sta prendendo la faccenda)
ViOBS : Scusi, mi consenta ma non ho capito molto bene, lei viene ? (si sente brillante)
ViOBS : Lei viene (allunga la mano e tocca)
FuRS : Sì (occhi sbarrati, non sa se credere alle sue orecchie o tirargli un destro)
ViOBS : Si ma scusi una volta sola ? (ride da solo al suo umorismo)
FuRS : No sono due gli impianti (risata isterica)
ViOBS : Quante volte viene (ha inquadrato la preda e la guarda)
FuRS : Allora potremmo mettere due impianti più led (?) più visita per ogni volta, possiamo mettere anche la bicicletta elettrica (uno delle tre scimmiette sullo sfondo tenta di aiutarla)
ViOBS : Capito quante volte quindi
FuRS : Tre quattro cinque dipende dalle esigenze (risata e battito ciglia isterici)
ViOBS : Con che distanza temporale una visita dall’altra (ride col pubblico)
FuRS : Dipende dai nostri tecnici (ancora risata isterica, cerca aiuto dai tre)
ViOBS : Va bene mi sembra che sia tutto sommato una offerta conveniente
FuRS : Ottimo ci piace
ViOBS : Si vuole girare ancora un’altra volta? (guarda la scollatura)
FuRS : Di là ?
ViOBS : Sì di là
ViOBS : Sì è una offerta conveniente (le guarda il culo, annuisce e ride col pubblico)

Non ci sarebbe bisogno di commenti. Ma mi viene da fare un rapidissimo paragone con un mondo spesso becero e volgare come quello delle chat che molti dei miei lettori conoscono dato che arrivano da lì. Se nelle chat che frequento io, che sono l’ultimo fesso al mondo, ripeto ad una donna che non conosco per quattro, dicasi quattro volte in pubblico il gioco di parole sulla parola “lei viene”, sono sicuro che mi arriva un kick che fischia e che la destinataria della battutona mi tira nei denti un vaffanculo altrettanto fischiante. Qui abbiamo uno che è stato presidente del consiglio, in un contesto pubblico davanti a ascoltatori e televisione, e si diverte come un matto a ripetere “quante volte viene?” così come si diverte il pubblico estasiato. Detto tra noi, come battuta non fa proprio ridere, quindi non si capisce che cazzo abbiano tutti da sbellicarsi. Minchia, Silvio, se alle tue cene eleganti il livello delle battute era questo stiamo freschi. La poveretta è indefinibile, secondo me vorrebbe mandarlo nel paese più affollato del mondo ma tiene famiglia e lavoro quindi tenta di stare al gioco come può quando quel gioco doveva proprio non giocarlo. Obiettivamente, lo schiaffone in faccia ci stava tutto ma ci voleva molto fegato e i rapporti di forze tra i due sono troppo sbilanciati a favore del satiro. Avrebbe potuto incrociare le braccia, smettere di parlare e guardarlo fisso in un silenzio gelido. Conosco diverse donne che lo avrebbero fatto a pezzi a parole, ma tant’è. Comunque, da oggi si chiude la campagna elettorale e da domani si vota, signori. Uno dei candidati, ebbene sì, è ViOBS. Buona elezione a tutti. Io, giocando al piccolo sondaggista, lancio un sondaggio su quale sarebbe stata la risposta migliore da dare all’ilare, anzianotto, patetico omino e alla sua spassosissima domanda.

“Lei viene ?”
“ In ambulanza con lei quando la portano al manicomio? Sì, vengo”
“ Sì, vengo col rugbysta tatuato laggiù, è il mio compagno e adesso le fa un culo così”
“ Sì, vengo tutte le volte che qualcuno la manda affanculo “
“ Sì, vengo da Busto Arsizio in autobus tutte le mattine”
“ Sì vengo ma lei invece quando se ne va ? “
“ Se lei sta fermo e io sono su un rullo compressore, sì, vengo subito”
“ Al suo funerale? Vengo volentieri, grazie, speriamo sia presto”
 



 

martedì 19 febbraio 2013

Repetita Juvant ?

 
 
Non so se repetita juvant, ma sta diventando compulsivo. Ci sono ricascato. Proprio in senso letterale, ricascato nella neve intendo. E’ una sorta di richiamo della foresta, quando il microchip sensore geoclimatico installato nel mio cervelletto rileva più di venti centimetri di neve io devo andare a coricarmici dentro. Non so se è il fanciullino pascoliano che vive in me o l’imbecille padano che dorme in camera con lui, ma scatta qualcosa di infantile. Forse il fanciullino a pensarci è una immagine fin troppo evoluta, diciamo pure che è una psicologia primordiale da neonato, tanta fame uguale tanto latte uguale tanto tempo attaccato alla tetta. Anche tanta tetta ha i suoi perché e anche lo starci attaccato, volendo, ma quello ho iniziato a apprezzarlo più avanti. Tanta cioccolata è più buona di poca cioccolata, tanto gelato è meglio di poco gelato, tanto zucchero filato è una grossa nuvola dolce meglio di una nuvoletta. Di conseguenza, tanta neve è meglio di poca neve, mi viene da buttarmici dentro, non so cosa farci.
 
 
Senza avere la pretesa di considerarmi un’opera d’arte, qualcuno mi ha fatto notare una certa lontana somiglianza. Ora, rifare la sceneggiata nella neve completamente gnudo mi tenta assai ma richiede coraggio. E’ anche vero che dopodomani rinevica, dicono le previsioni. La situazione si fa rischiosa. Se riesco a aumentare la somiglianza, forse posso giocarmela come foto per il curriculum. E’ da un po’ che medito di cambiare lavoro. Forse è giunta l’occasione buona. Ho sentito che tra poco si libera un posto da Top Manager in una grande multinazionale di servizi e intrattenimento e l’azionista principale vuole una sferzata di novità. Ho esperienza nella gestione del personale, nelle tecniche di dissimulazione copertura e insabbiamento e nella teoria della contraddizione applicata, bella presenza, capacità affabulatorie e abilità nel dimostrare cose assurde, la dote di riuscire a dire cose inverosimili rimanendo assolutamente serio, disponibilità ad indossare abiti allucinanti senza fare neanche una piega, in confronto agli altri candidati sono giovanissimo, capacità di ascoltare fregandomene di quello che mi dicono e rispondendo con parole a caso, discreta conoscenza della lingua latina. E poi, ho simpatie di un certo tipo e il management sa bene che il mercato delle anime è una giungla e che senza la storiella di diavolo e inferno falliscono nel giro di pochi anni. Magari è la volta buona che la joint venture decolla. Nuntio vobis gaudium magnum, habemus papam. Sympathy Primo. Sì, io il curriculum lo mando. Peggio di così non può andare.
 
 
VATICAN CATHOLIC CHURCH ENTERPRISES ASSOCIATED LTD.
VATICAN CITY, ROME, ITALY
CORTESE ATTENZIONE UFFICIO PERSONALE
CANDIDATURA SOGLIO PONTIFICIO

sabato 9 febbraio 2013

A Volte Ritornano - Guess Who's Back

Premessa doverosa, vi avverto che partirò da Corona per virare su argomenti calcistici e relativo indotto con un posto di rilievo per Balotelli, il che la dice lunga sul livello di questo post. Se state pensando che anche gli altri non erano granchè, vi posso dare ragione garantendo nel contempo che non minaccerò nessuno perché continui a leggermi. Allora, dico subito che Fabrizio ci ha delusi. Latitare, scomparire, fuggire, arruolarsi nella Legione Straniera, emigrare in America Latina, riciclarsi come drag queen, imbarcarsi come mozzo sul Titanic 2, a me andava bene qualsiasi cosa purché sparisse del tutto. Ci ha fatto sognare la sua definitiva eradicazione dal globo terrestre e  scopriamo che è scappato con la 500 e dopo due giorni era di nuovo qua, in direzione delle patrie galere, minacciando di querelare chi dice che frignava quando lo hanno arrestato. Farà due o tre anni se va bene poi uscirà e ce lo ritroveremo di nuovo tra i pendenti.
Come se non bastasse, ne torna un altro. Questo eravamo riusciti a spedirlo a Manchester, se lo sono tenuto per un po’ ma niente da fare. Arieccolo. Mario Balotelli is back. Ora, ce ne sono di cose da dire. Ma che torni uno che mi sta sulle palle, acquistato da una squadra che mi sta sulle palle posseduta da un politico che mi sta sulle palle e gli porti pure una paccata di voti alle elezioni è una cosa che mi ribalta le soprannominate sfere. Lasciamo perdere il fratello del suddetto politico che andando alla partita dice in un contesto pubblico “… e adesso andiamo a vedere il negretto di famiglia …“, lasciamo perdere le sue presunte paternità con presunte showgirl, lasciamo perdere le sue multe e le sue liti coi vigili. E’ proprio un fatto istintivo, di pelle, Mario, scusa se ti do del tu ma proprio nun te posso soffrì. E ho usato l’espressione “di pelle” volutamente. Mi sono rotto le palle di non potere dire che uno mi sta sulle palle perché è di colore e magari mi danno del razzista. Sono assolutamente multietnico in questo campo, mi stanno sulle palle esponenti dei cinque continenti, di tutte le razze e i colori e se sbarcassero i marziani sono sicuro che ne troverei almeno uno che mi sta sui coglioni. Mario, hai un fisico da paura e potrai difenderti, ma in campo cavi gli schiaffoni dalle mani e certi stopper di una volta avrebbero un paio di cosette da dirti. O da dire alle tue caviglie coi tacchetti. E ne avrei anche io da dire, sia a quelli che fanno la fila per entrare in un locale dove c’è Corona e gli fanno i gruppi su Facebook che a quelli che fanno, guardano, commentano su youtube trasmissioni come queste. Non guardate il video che segue se non avete stomaco forte, potrebbe essere devastante. E la lettura dei commenti è peggio ancora.

 
Come dicevo, non guardo al colore della pelle nelle mie antipatie. Mi sta pesantemente sui santissimi anche Ibrahimovic, bianco, con origini slave e di nazionalità svedese. Ora che ci penso, tempo fa ho sbeffeggiato il bodyguard di Silvio, adesso uno che è un fascio di muscoli e una specie di gigante che fa kick-boxing. Poi dicono che uno se le cerca. Sotto tutto questo regna la contraddizione, ovvia, non poteva mancare ma chi ha mai detto di essere coerente. Prendo a calci palloni da quando ho l’età della ragione e forse anche da prima. Ho giocato a calcio per una vita, frequentato stadi, guardato partite. La profonda avversione testicolare non inficia l’ammirazione tecnico-sportiva. Mario, quando tu agli europei hai infilato quelle due pappine ai tedeschi io ho goduto come un riccio, lo ammetto. E quando Ibra ha fatto quel gol in rovesciata all’Inghilterra io ho dovuto stropicciarmi gli occhi. Niente da dire, siete due campioni, ma con rima baciata mi state sui coglioni.
 
 
 

 
Eh, certo, sei invidioso, loro sono campioni, guadagnano un sacco, sono famosi, per questo ti stanno sulle palle. Mica vero. Roger Federer è un campione, guadagna un sacco, è famoso ma mi sta simpatico. E fa cose del genere.
 
 
Eh, certo, ma Federer è bianco, per questo non ti sta sulla palle. Mica vero. Michael Jordan era un campione, guadagnava un sacco, era famoso, era di colore e mi stava simpatico. E faceva cose del genere, oltre a fare film recitando coi cartoni animati. Sì, so Space Jam a memoria, e allora?


 
Aggiungendo, così per inciso, che non ho nemmeno preclusioni di censo e che mi stanno molto sulle palle anche almeno quattro miei condomini che non sono né ricchi né famosi, concludo dicendo che tutte queste cose, Corona, Balotelli, Ibra, Federer, Jordan sono cose di lusso. Cose da Mastercard (vabbè, i miei vicini credo di no, ma fa lo stesso). E anche se fatico a provare avversione fino in fondo per un popolo che ha inventato lo champagne, se posso generalizzare mi stanno tendenzialmente sulle palle i francesi. E allora. la meta di Castro alla Francia domenica scorsa non ha prezzo.
 
P.S. oggi mi stanno sulle palle gli scozzesi, molto.

venerdì 1 febbraio 2013

L'uomo che cadde sulla terra

Ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con almeno venti centimetri al suolo. Io l’ho fatto in versione lavorativa, ma ragionevolmente si può fare anche in versione condominiale. Mi sento di sconsigliare la versione in tangenziale o in incrocio trafficato, a meno che non si amino le sensazioni forti. Considero antisportivo indossare abiti impermeabili, va fatta con vestiario normale. Diciamo inoltre che lavorare in un posto dove i rapporti gerarchici sono molto flessibili e le relazioni informali aiuta, anche se altrove potrebbe essere un modo elegante di chiudere un rapporto di lavoro. Durante la pausa caffè guardare i colleghi, dire “ Signori, ma vi ho mai detto che a me piace on ice ? “, appoggiare il bicchierino, uscire e inoltrarsi nel parco circostante camminando senza voltarsi incurante di sguardi allibiti e sorrisi di compatimento. Arrivati a distanza adeguata girarsi, sorridere al pubblico che vi guarda allargando le braccia, fare un inchino, soffiare un bacio e lasciarsi cadere all’indietro nella neve. Bisogna rimanere stesi immobili per almeno cinque minuti, prendere sonno sarebbe un tocco di qualità aggiuntivo ma c’è il rischio che nessuno venga a svegliarvi e le alternative sono licenziamento, congelamento o entrambi.
  
 
Dopodiché rialzarsi avendo la massima cura di non danneggiare la vostra impronta nella neve, tornare alla macchinetta del caffè, bere il caffè gelato e dire con fierezza ai colleghi come se si trattasse di una grande rivelazione “ Yes, I’m the man who fell to earth, e allora ? “ Quindi iniziare uno sproloquio metafisico su pieni e vuoti sviscerando in particolare il concetto che la vostra forma rimasta nella neve, oltre ad essere una impalpabile opera d’arte di cui voi siete atto e attore, è una assenza apparente nata da una presenza passata e non sarà quel nulla a scomparire, perché è già nulla per definizione e non può annullarsi, ma sarà il dissolvimento della volatile sostanza che segnava per contrasto e negazione l’assenza a cancellare quella presenza fatta di nulla. E’ molto importante che diate chiaramente la sensazione di non avere la minima idea di quello che state dicendo. Fissare con aria assente un punto imprecisato sopra le teste dei vostri ascoltatori aiuta. Quando sentite che le vibrazioni verso di voi si fanno molto negative, tipo insulti e minacce verbali con almeno l’80% dei presenti che vi gira ostentatamente le spalle e il restante 20% che vi lancia addosso tè o cioccolata, entrate nell’ufficio del responsabile commerciale e scuotendogli un po’ di neve sulle fatture ditegli con faccia molto ma molto sussiegosa “ You’re face to face with the man who sold the world ! ”, quindi ritornate alla vostra scrivania imitando un allegro scampanellio sulla melodia di Jingle Bells e chiedendo ai colleghi che incrociate se hanno visto passare delle renne.
 
             

                     

lunedì 21 gennaio 2013

Ball And Chain

Fabrizio Corona è scomparso, fuggito, latitante, irreperibile. E questa è una buona notizia. Uno dice “ok, finalmente è sparito, ce lo siamo levato dai coglioni” e si apre a un moderato ottimismo. Poi legge “ricercato con mandato di cattura europeo” e l’ottimismo svanisce come neve al sole. Come sarebbe a dire mandato di cattura? Europeo? Ricercato? No, dico, ma lo stiamo anche cercando? Qualcuno ne sente la mancanza? Siamo in molti preoccupati per lui? E perché mai, di grazia, stiamo fracassando gli zebedei a tutta Europa per ritrovare questo tizio? Perché è stato condannato a 5 anni per aver tentato di estorcere venticinquemila euro al calciatore Trezeguet in cambio della non pubblicazione di immagini compromettenti.
Ora, Trezeguet (grandissimo attaccante, tra parentesi) adesso credo giochi in Argentina e probabilmente non gli può fregare di meno delle foto fatte davanti a un locale in Italia anni fa. E noi scomodiamo l’Interpol per cercare Fabrizio Corona. E metti che per sfiga lo troviamo e finisce dentro, qui bisogna fare un discorso umanitario. Già le carceri italiane sono luoghi sovraffollati, ma infliggere a un povero rapinatore di banche o a un serafico pusher la tua compagnia per cinque anni in una cella di 4 metri per 4 è una atrocità terribile. Dai, Fabrizio, per me siamo a posto così, latita tranquillo. Guarda, se giuri che non metti mai più piede in Italia secondo me venticinquemila italiani che ci mettono un euro a testa li troviamo.
 
 

venerdì 18 gennaio 2013

Fat Man In The Bathtub With The Blues

Tempo fa ricevetti una mail che sbeffeggiava il modo di lavarsi del sesso maschile, col corredo della solita avvertenza ironica “ inviala a un uomo che sia abbastanza intelligente da capirla e sorridere”. Il fatto di averla ricevuta da due donne diverse mi fece pensare fondamentalmente a due cose. O sono considerato da più parti uomo intelligente e sorridente, o da più parti si ha scarsa fiducia nella mia igiene personale. Quindi, dopo una doccia autocritica, con un bel sorriso, misi la mia presunta intelligenza all’opera e ricomponendo come tasselli di un puzzle alcune mie esperienze di convivenza elaborai una risposta. Aggiungete pure a intelligente e sorridente “ vendicativo”.

La doccia di un uomo:
 
01 Si toglie i vestiti mentre è ancora a letto e li getta per terra.
02 Va nudo verso il bagno.
03 Se vede la moglie/fidanzata le mostra orgoglioso la proboscide facendo un rumoroso barrito.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
05 Ingrossa la pancia e guarda fiero le misure del suo uccello
06 Si gratta le palle e si annusa le mani per l'ultima volte prima di lavarsi.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
10 Si lava i coglioni e il culo, curandosi di lasciare qualche pelo sul sapone.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
17 Esce lasciando il bagno tutto bagnato.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
19 Toglie l'asciugamano e mostra orgoglioso la proboscide alla moglie/fidanzata facendo un rumoroso barrito.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.

 Il bagno di una donna:

 01 Entra in bagno e accende la stufetta elettrica anche se è Agosto e ci sono 35 gradi
02 Riempie la vasca fino all'orlo e aggiunge manate di sali dimenticando lo spessore della schiuma
03 Entra nella vasca che regolarmente trabocca producendo sul pavimento l'effetto autolavaggio
04 Emette bollicine sotto il pelo dell'acqua
05 Guarda le bollicine con un sorrisino stupito come se lei non ne sapesse nulla e non c'entrasse niente
06 Inizia a chiamare lui, che sta guardando la partita del Sei Nazioni, per farsi passare il boccetto di ristrutturante, defoliante, energizzante, glicosante, colorante, decerante, ogni genere di sostanza purchè inutile, costosissima e che termini in "ante". Minimo contrattuale almeno otto chiamate per bagno
07 Richiama lui per farsi lavare la schiena
08 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
09 Esce dalla vasca e alza la temperatura della stufetta
10 Si guarda allo specchio e si soppesa le tette
11 Richiama lui per sentire se secondo lui pesano uguale
12 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
13 Si gira e si osserva le chiappe
14 Richiama lui per sentire se secondo lui cominciano a cascare
15 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
16 Esce dal bagno senza spegnere la stufetta, che resta accesa per le due ore successive producendo un microclima equatoriale nel bagno
17 Si presenta in soggiorno con asciugamano sulla testa, tutona azzurra con orsetti, ciabatte di spugna rosa
18 Chiede a lui se può andarsene a guardare la tele in camera perchè lei deve vedere Amici
19 Lui si alza mentre mancano tre minuti alla fine e l'Italia in vantaggio di due punti si sta difendendo a sangue nei suoi ventidue. A causa delle chiamate elencate si è già perso due calci, una meta con relativa trasformazione, una scazzottata tra le prime linee e un intercetto con fuga di 60 metri.
20 Arriva mesto in camera giusto in tempo per scoprire che abbiamo perso all’ultimo minuto con un calcio inventato dall’arbitro. A capo chino, raggiunge la cucina dove versa una lacrima e una birra.
 
 

lunedì 14 gennaio 2013

Un Altro Giorno Di Sabbia E Furore


“On a long enough time line,
the survival rate for everyone drops to zero.”
 
Chuck Palahniuk, Fight Club

 
... and they all pretend they're orphans
and their memory's like a train
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...

 
... and you run and you run to catch up with the sun, but it's sinking
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
 

domenica 6 gennaio 2013

Psicofootball

E’ cronaca di questi giorni. Partita amichevole, il pubblico ulula ogni volta che un giocatore di colore tocca il pallone. Finché questo si scoccia, tira una pallonata contro i tifosi, si leva la maglietta e se ne va seguito da tutto il resto della squadra. Ora, ho smesso di seguire il calcio da anni anche per queste cose, sbeffeggiare una persona per il colore della sua pelle è una idiozia e lui ha fatto benissimo a incazzarsi. Magari per completezza di informazione bisognerebbe spiegargli che il proprietario della squadra in cui milita è un politico che ha tra i suoi più fedeli alleati un’altra forza politica che riguardo agli stranieri sostituirebbe gli ululati con le pubbliche esecuzioni, ma non possiamo pretendere troppo e non ho voglia di buttarla in politica. Psicodrammi calcistici.
E allora, a proposito di giocatori di colore e psicologia del football, pochi secondi da vedere, di uno dei più grandi di tutti di tempi. Questa finta è fantastica. E' un lampo di genio puro. In quei nove secondi c'è l'equivalente calcistico della Morte del Cigno. Il pallone c'entra quasi poco, viene toccato una sola volta. Danza senza palla, ma il bello è che scherza coi pensieri del portiere. Li irride. Ma non finisce qui. Mentre pensa alla velocità della luce la finta che sta per fare, vede il difensore che arriva da sinistra. Sa che andrà sul primo palo, quello vicino, e cosa fa ? Lo lascia passare e tira sul secondo palo, quello lontano. Ora, lo so che è un giocatore di calcio e il suo obiettivo è buttarla dentro. Ha sbagliato, punto e basta, la palla esce. Di poco, ma esce. Non ha concretizzato l’azione.
Eppure, come Guccini pensava il ferroviere ancora dietro al motore della locomotiva, a me piace pensare che abbia voluto fare una sorta di sberleffo. Sa di avere fatto una cosa spettacolare, anzi due. Mi piace pensare che abbia sbagliato apposta. Sarebbe come la Gioconda che ti fa l'occhiolino, la Venere di Milo alla quale rispuntano le braccia e ti fa il gesto dell'ombrello, un capolavoro con una pennellata sbagliata, una ragazza bellissima coi piedi molto brutti. Se faccio anche goal, si dice, è troppa perfezione. La butta fuori di un centimetro ridendo dentro di sé e finge di meravigliarsene. Recita disperazione ma sa benissimo che quel che ha fatto passerà ugualmente alla storia. E ha ragione. Siamo ancora qui, quarant'anni dopo, a guardarlo a bocca aperta.
 
 

martedì 1 gennaio 2013

Until The End Of The World



Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento,
giorno dopo giorno versa il latte
dalla brocca nella scodella,
il mondo non merita
la fine del mondo

(Wislawa Szymborska)
 
 
Ma se il mondo deve avere fine
merito prima di versare sangue
un giorno con gli occhi che scintillano
come una spada di Hattori Hanzō
che nel silenzio dell’attesa mi guardi
quella donna con la tuta gialla
 

giovedì 27 dicembre 2012

Natalizie Luci Allucinate

Una nuova puntata della mia piccola e personalissima rubrica “Cose da fare almeno una volta nella vita”. E non  potete dire che non osservo le feste comandate, questa è anche natalizia. La mia proposta per un Natale alternativo è la seguente. Iniziare la preparazione durante il banchetto natalizio inzuppandosi in abbondanza di almeno tre sostanze alcoliche differenti di tipo vinoso, quest’anno nel mio caso Barbaresco Pinot Nero e Champagne (un mio caro amico teorizza che lo Champagne non è vino, ma ne parleremo un altro giorno). Non è accettata la birra mentre sui superalcolici ho dubbi e in ogni caso possono essere solo aggiuntivi e non alternativi. Serve un albero di Natale, non sono importanti le dimensioni ma è tassativa e fondamentale la presenza di luci a intermittenza rosse. No assoluto a luci fisse o di altri colori. Necessario anche un divano, preferibilmente un due posti se siete abbastanza alti per mettere la testa su un bracciolo e fare sporgere i piedi dal bracciolo opposto. Non so bene il perché, ma è importante che il piede sporga. E non deve essere nudo né con scarpa, mi raccomando. Utile il calzerotto di lana grezza e ruvida, fornisce quel tocco rustico a una situazione che rischierebbe di apparire affettata e snob. Ultima cosa richiesta, un lettore CD o un PC. La sistemazione consigliata è lungo una unica retta caratterizzata da quattro punti ABCD con la sorgente musicale (A) dietro la vostra testa (B) e in fondo ai vostri piedi (C) l’albero di Natale (D). La procedura è la seguente. Creare il buio totale nella stanza (al pomeriggio di Natale non è così difficile, suvvia). Avviare l’intermittenza delle luci dell’albero alla massima velocità. Inserire nel lettore CD Halber Mensch degli Einsturzende Neubauten ad alto volume. Mettere nel mirino, tra i vostri piedi leggermente divaricati e scostati, l’albero di Natale e guardarlo fisso possibilmente senza sbattere le palpebre. Inspirare profondamente. Schiacciare play. Provare per credere



 
 

 

lunedì 17 dicembre 2012

Il Valzer del Ciclista Incosciente


Ondeggiante ciclista
In precario equilibrio
Mentre lento pedali
Sull’antica due ruote
È una nemesi strana
un crudele destino
Quello d’ogni mattina
Con la pioggia o col sole
Incontrarti al volante
Con il tempo che stringe
E una fretta dannata
Dondolante ciclista
Questa strada è già stretta
La ciclabile pista
L’ha scordata il comune
Se ti sposti a ogni buca
Per schivare i tombini
E ti porti di colpo
Senza segnale alcuno
Della strada sul centro
Dove io sto arrivando
Mi rimangono solo
Le tre opzioni seguenti
Che ti vado a elencare
Oscillante ciclista
O rallento ed aspetto
Con serena pazienza
Che varrà il paradiso
il tuo arrivo alla meta
O ti salvo sterzando
Per stamparmi sull’auto
Parcheggiata innocente
sull’opposito lato
O sopporto due scarti
Inchiodando di brutto
Ed al terzo ti stiro
Come un riccio d’estate
Barcollante ciclista
Un consiglio da amico
Se io fossi al tuo posto
Credo già domattina
Rivedrei seriamente
Solo cinque minuti
I miei tempi d’uscita
accortezza da nulla
non trovarmi per strada
può salvarti la vita

lunedì 10 dicembre 2012

Take a Walk On The Wild Side

Ti vedo spesso ultimamente quando stacco la sera o arrivo per i turni notturni. Sei sempre ferma sul pezzo di marciapiedi davanti al parcheggio, tra l’edicola e la fermata dell’autobus, sotto la luce bianca e fredda dei lampioni che piega i colori. Sei alta, anche senza tacchi, capelli neri lunghi, lisci, a volte sciolti a volte con la coda, giubbino e jeans neri infilati negli stivali. Non sembri italiana. Non avrai più di venticinque anni, ad esagerare. Spesso hai la sigaretta accesa tra le dita. Anche stasera parcheggio, chiudo l’auto e inizio a camminare nella tua direzione. Il solito via vai di auto, qualcuno rallenta, ti guarda, poi accelera e se ne va. E’ presto per i clienti, c’è ancora abbastanza traffico ordinario. Arrivo a pochi passi da te, vedo il tuo trucco, nero sugli occhi e intorno, niente rossetto. Incrocio il tuo sguardo, provo ad accennare un abbozzo di sorriso. E resto raggelato. Da quello che vedo nei tuoi occhi scuri. Il vuoto totale, un deserto di assenza. Non so nemmeno se mi hai veramente visto, figuriamoci rispondere al sorriso. Non mi hai guardato, mi hai scattato una foto segnaletica e messo nel tuo archivio. Per te io sono se va bene un passante, se va male un maniaco o un rapinatore. Una volta incasellato come non problematico, per te non esisto più, posso scomparire.
E poi, sono lì le tue gambe lunghe e il tuo seno che si intuisce sotto il giubbino. Ma tu non sei lì. Sei altrove. Un qualunque altrove che non sia quella strada dove tra un po’ le auto cominceranno a inchiodarti davanti col finestrino abbassato. Una luce blu in distanza, una volante che si avvicina lentamente, ti passa davanti, i poliziotti ti guardano e tirano dritto. Fa freddo, nuvolette di fiato a ogni respiro. Ti passo accanto, si vede che stai gelando e mentre ti supero penso che sarebbe bello andarti a prendere un caffè e offrirtelo. Poi mi dico che non sei stata capace, o non hai avuto voglia, di rispondere a un sorriso, accetteresti mai un caffè ? Perso in questi pensieri continuo a camminare e sento un vociare alle mie spalle. Mi giro. Tre ragazzi in bici che urlano, non so se sono sbronzi, hanno voglia di fare i cretini, uno si ferma da te. Dal lato opposto a quello da ove era arrivata, la volante ha fatto inversione e ricompare, si ferma. I poliziotti scendono e fermano i tre. L’ultima cosa che vedo sei tu, una statua vestita di nero sul ciglio della strada, che guardi la scena quasi con disinteresse. Alzo il bavero del giaccone e accelero il passo.

lunedì 3 dicembre 2012

Don't worry, be happy

Da qualche giorno si parla di primarie in ogni dove. E il PD le fa ma discute sulle regole e dicono che si imbrogliano. E il PDL le fa ma forse non le fa però pare che le facciano ma non è detto. A me, che sto pensando di proporle nel mio condominio candidandomi a leader della corrente del mio pianerottolo, è scattata in testa una strana associazione. Continuo a canticchiare tra di me “ … primarie sì primarie no, le primarie non si fanno alla faccia di Alemanno … “ sulla musica di La terra dei cachi di Elio e le storie tese. Poi mi è ricapitata sott’occhio una vecchia foto. E mi sono di nuovo reso conto che a destra  stanno facendo tanto teatrino in attesa di sapere se questo signore si ricandida. Sì, proprio questo. Ha fatto il presidente del consiglio. E sta pensando se proporsi per rifarlo. Sì sì, avete capito bene, quello con quel coso strano in mano. Presidente del consiglio. E allora basta. Non voglio più parlarne. Voglio dedicare qualche parola a un dramma umano. Quello dei membri della sua scorta. Guardate le loro espressioni. Non sono gente felice. Ma io in particolare sono toccato dallo sguardo del signore cerchiato in rosso. Credo sia il caposcorta. Quindi, riassumendo, uno che per guadagnarsi la vita passa le giornate incollato alle terga dello strano personaggio di cui sopra, terga che da fonti informate sui fatti pare siano pure flaccide, avendo come panorama una splendida vista dall’alto di una coltivazione di chiome sintetiche.
 
 
Capite bene che ha mille motivi di essere perplesso. La sua espressione vuole dirci qualcosa. La domanda che mi sono posto è cosa. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e tradurre il suo sguardo in pensieri e sentimenti. Mi sono uscite le seguenti ipotesi su quello che sta pensando quest’uomo. Votate la vostra preferita e la userò in campagna elettorale. Naturalmente, in sede di commento ognuno è libero di aggiungere la sua personale interpretazione.
 
01 - Voto Renzi o Bersani ?
02 - Aveva ragione nonna a dirmi di rimanere con lei a fare il coltivatore di azalee
 
03 - Il mio collega scorta ancora la Minetti ma alla prossima riunione sui turni mi sentono
04 - Se  adesso urla ancora una volta “Alabarda spaziale” giuro che mi licenzio
05 - Ci sta provando, ma la seminfermità mentale secondo me non se la bevono
06 - To be or not to be ?
07 - Non ne posso più, i miei figli a scuola diventano rossi e dicono che papà fa il benzinaio
08 - Ma stiamo proteggendo lui dalla folla o la folla da lui ?
09 - Sette anni alla pensione sette anni alla pensione sette anni alla pensione  …
10 - Se mollo questo starnuto gli devasto il pratino cranico tipo ciclone, devo tenerlo
 
Un'ultima cosa, bodyguard. Sarai alto due metri, peserai un quintale, sarai armato fino ai denti , esperto di tecniche di combattimento e conoscerai dodici arti marziali con almeno otto colpi mortali. Niente di personale, si fa per sdrammatizzare e riderci un poco sopra, si è capito vero ? 


sabato 24 novembre 2012

Girls On Film

L’appetito vien mangiando, dicono. Era andata bene con le riviste, perché non proseguire con l’escalation. Dopo non tanto tempo chiuse, lo sventrarono e ora ci sono miniappartamenti e uffici, credo, ma allora c’era un cinema. Programmazione varia, un po’ di tutto. Il primo vietato ai minori di quattordici lo vedemmo lì, anche se forse ne avevo ancora tredici. C’era mezza scuola quel sabato pomeriggio a vedere Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo. A proposito, meglio tardi che mai, grazie di cuore a Barbara e Edwige e a tutte le altre. Ma il soft non bastava più, non bastavano docce e strip. E nel frattempo la programmazione del cinema virava sempre più verso l’hard, già era diventato un rito allungare il ritorno da scuola per andare a guardare i cartelloni esposti. Un pomeriggio d’autunno, di quelli quando fa buio in pratica subito dopo mangiato, ormoni galoppanti e film in programmazione si mescolano in un cocktail micidiale. Qualcosa che aveva a che fare con carceri e piacere e detenute, vietato ai minori di diciotto anni. Partiamo. Dieci minuti a piedi da casa e siamo davanti al cinema, con adrenalina e pulsazioni in ascesa verticale. Già l’ingresso è spassoso, in fila, sembriamo dieci piccoli indiani anche se siamo cinque. Chi capeggia la fila e dovrà andare a chiedere i biglietti è inutile che ve lo dica, credo. Mi impettisco, cerco di sembrare il più alto possibile e di parlare con la voce più bassa possibile, mi dirigo alla biglietteria e con fare disinvolto chiedo cinque biglietti per la galleria. Dentro la biglietteria ci sono due tipi e uno dei due mi chiede quanti anni ho e se ho un documento. Io non solo non avevo frequentato molto il catechismo quindi ero abbastanza a digiuno di comandamenti, mentivo e desideravo la donna d’altri (qualunque donna in quel periodo, ad essere obiettivi), ma per entrare in quel cinema avrei detto anche che ero il nipote di Mubarak. Con nonchalance rispondo diciotto e faccio la scena di frugarmi in tasca prima di allargare le braccia sconsolato e dire che l’ho dimenticato a casa. Il tipo ghigna e si rivolge all’altro in dialetto con una frase del tipo “Eh certo, diciotto, con quella barba folta che ha” seguita da doppia sghignazzata. Avrò avuto otto peli sul mento e tre sulle guance, prendo la frase come un segnale negativo, ero un ragazzino sveglio io. Mi giro verso gli altri quattro piccoli indiani con fare interrogativo sul da farsi e proprio in quel momento dalla sala proiezione esce uno spettatore. E per una frazione di secondo, prima che la porta si richiuda, intravediamo lo schermo dove va in onda un accoppiamento che sembra essere di buona soddisfazione per la signorina coinvolta, a giudicare dai gemiti. L’esortazione, sempre dialettale, “Allora ragazzi non è ora di andare a casa ? “ rompe la magia e ci teletrasporta all’uscita più veloci della luce. Ci rituffiamo nel cupo autunno, qualcuno mi prende per il culo perché non ho abbastanza barba, gli dico la prossima volta ci vai tu così ti guardano e ti dicono che hai pochi peli sul culo, schivo agilmente una manata nelle palle e mentre ci incamminiamo verso casa tutto finisce sotto una risata omerica.
                                                              … ten years later …
Tutto comincia con una risata omerica già all’ingresso, adesso ci muoviamo in auto e ci siamo già fatti un discreto numero di bianchini ma null’altro è cambiato. Era un caso raro credo, quello di un cinema specializzato in film hard, film nuovo ogni giorno, ultime uscite, con la particolarità di essere situato proprio di fronte alla parrocchia. Niente cartelloni esposti e nemmeno titoli, un tacito accordo dopo una causa vinta dal cinema, mentre il parcheggio era condiviso tra devoti frequentatori dell’uno e dell’altra, col vantaggio che nell’imbarazzante caso di incontro con persona conosciuta si poteva giocare la carta di una improvvisa conversione, di una impellente necessità di confessarsi, del mettersi avanti col corso prematrimoniale anche se magari non si aveva nemmeno la ragazza. Per tacere della eventuale possibilità di confessione immediata in caso di cedimenti peccaminosi, bastava attraversare la strada.
 
“Padre, ho peccato.”
“Quante volte, figliolo?”
“Due, una nel primo tempo e una nel secondo.”
“Dieci Ave Marie e dieci Pater Noster, figliolo. Com’era il film ?”
“Niente male, padre, ma quello dell’altro ieri era meglio.”
“Ego te absolvo, vai in pace. Domani c’è Moana.”
“Grazie, padre. Sempre sia lodata.”
 
Ma torniamo al cinema. Quella sera era una occasione speciale. Un evento, il primo film porno in 3D che davano in città. Possiamo mancare? Certo che no, presenti all’appello. Non era pieno, era murato. C’erano tutte le compagnie della città, credo di aver salutato più gente quella sera che in discoteca. Clima da happening, entusiasmo alle stelle. Si spengono le luci, tutti si infilano gli occhialini e via, si parte, titoli di testa che scorrono. Interno stanza e dallo schermo, proteso verso le nostre teste, si materializza ed esce un mirabolante, mostruoso, smisurato organo genitale maschile. Parte un boato da curva nord dello stadio. Il mio vicino di posto inizia a ridere e dice “ Qua se arriva una tette al vento è panico alle uscite di sicurezza ” e dal fondo della sala qualcuno urla “Cazzo ma quando viene questo oltre agli occhialini ci danno anche gli ombrelli? ”, altra esplosione di sghignazzate. Penso tra me e me che probabilmente il glorioso Ritz Erotic Movies non ha mai visto tanta ilarità nella sua onorata carriera di serio cinema porno, capisco che sarà una lunga serata e cerco una posizione comoda sulla poltroncina di legno.