sabato 30 marzo 2013
mercoledì 20 marzo 2013
Angry Cockroaches, Quasi Una Love Story
Mi sveglio con una sete infernale.
Apro gli occhi nel buio e guardo i numeri fosforescenti della sveglia sul
comodino. Metto a fuoco un 3.52 verdognolo. Esco dal letto controvoglia, mezzo
addormentato, e vado lentamente in cucina a cercare un po’ d’acqua.
venerdì 8 marzo 2013
D.
8 Marzo 2013.
Niente mimose.
Niente festa.
Niente sbronze isteriche.
Niente " Auguri a tutte le donne".
Niente maschioni smutandati.
Niente dibattito colto.
Solo un ricordo di una donna. D.
venerdì 1 marzo 2013
Twisting By The Pool
Sto uscendo dalla palestra dopo
il rituale calcetto settimanale, abbiamo perso e abbiamo anche fatto schifo.
Per completare il quadro depressivo, piove a dirotto. L’avevano detto che
sarebbe piovuto, ci hanno azzeccato. Un temporale coi fiocchi e ho anche dovuto
parcheggiare lontano, non si trova mai un posto vicino nemmeno a pagarlo. Borsa
appoggiata sulla spalla e via di scatto, gambe dure ma ancora riesco a correre,
mentre mi avvicino tiro fuori le chiavi dell’auto per accelerare i tempi. Illuso.
Mentre corro si impigliano nella tasca e mi scivolano di mano. Mi fermo in un
tripudio di male parole e le vedo cadere al rallentatore in un elegante
carpiato con avvitamento e infilarsi nella più spaventosa pozzanghera della
parte sud della città. Credetemi, pozzanghera è un termine riduttivo, sarà tre
metri per due e ho seri dubbi che nella parte centrale non si tocchi. Piove
a dirotto, ma devo pure recuperarla questa maledetta chiave.
Quindi mi
accovaccio vicino al laghetto fangoso, mi rimbocco una manica e inizio a andare
a tastoni nell’acqua gelida sperando di sentirla sotto le dita. Sento delle
voci femminili e giro la testa. Sono due ragazze appena uscite dalla palestra
che tenendosi strette sotto un ombrello si accingono a circumnavigare quella specie
di piscina olimpionica. Una la conosco di vista, la vedo sempre, una moretta
alta e snella, l’altra non la conosco, ma è anche vero che le dee dello step vivono
in una dimensione parallela e non hanno punti di contatto con noi attempati
calcettisti, se si escludono fugaci incontri tra pupille e glutei, inutile che
vi dica cosa appartiene a chi. Vedo che mi guardano con aria strana e mi rendo
conto che la scena che stanno vedendo non è particolarmente rassicurante, un
uomo adulto con barba e baffi che alle 23.07 del Mercoledì sera non ha di
meglio da fare che starsene chino ai bordi di una strada con una mano immersa
in una pozzanghera gelata sotto un diluvio.
Sulla mia faccia quello che era
partito come un sorriso diventa una
specie di smorfia e le due proseguono il cammino badando bene a non avvicinarsi
troppo né a me né alla pozza e mi girano intorno guardandomi come un mix tra un
maniaco omicida, un malato di mente e un insetto ripugnante. L’idea di
commentare “Provate anche voi, ho sentito che i fanghi ghiacciati fanno
benissimo alle articolazioni, io mi fermo qui tre sere alla settimana“ viene
rapidamente accantonata, quella di imitare con la bocca il rumore di uno sparo
e tuffarmi iniziando a nuotare fa la stessa fine, di afferrare una delle due e
iniziare a ballare il twist sotto la pioggia non se ne parla nemmeno, così
continuo la mia desolata ricerca. Trovo la chiave, la estraggo e la ripulisco
alla meglio con un fazzoletto di carta. Sto per rimettermi a correre quando mi
rendo conto che le due fanciulle hanno l’auto poco lontana dalla mia e vedere
lo psicopatico della pozzanghera che inizia a correre nella loro direzione
potrebbe dare adito a spiacevoli equivoci. Tanto ormai più bagnato di così non
posso essere, quindi rimetto la chiave in tasca e riparto camminando a passo
lento sotto la pioggia. Meglio un raffreddore della buoncostume.
sabato 23 febbraio 2013
Venghino Siore Venghino
Tragedia in un atto, con due interpreti
ViOBS, un Viscido Omino di Bassa Statura
FuRS, una Funzionaria Ridens Scollata
ViOBS : Lei viene ? (aria compiaciuta,
pregusta lo show)
FuRS : Io vengo a costo zero (pausa e
risata sbalordita quando coglie il doppio senso) le montiamo due impianti (aria
smarrita, inizia a capire la piega che sta prendendo la faccenda)ViOBS : Scusi, mi consenta ma non ho capito molto bene, lei viene ? (si sente brillante)
ViOBS : Lei viene (allunga la mano e tocca)
FuRS : Sì (occhi sbarrati, non sa se credere alle sue orecchie o tirargli un destro)
ViOBS : Si ma scusi una volta sola ? (ride da solo al suo umorismo)
FuRS : No sono due gli impianti (risata isterica)
ViOBS : Quante volte viene (ha inquadrato la preda e la guarda)
FuRS : Allora potremmo mettere due impianti più led (?) più visita per ogni volta, possiamo mettere anche la bicicletta elettrica (uno delle tre scimmiette sullo sfondo tenta di aiutarla)
ViOBS : Capito quante volte quindi
FuRS : Tre quattro cinque dipende dalle esigenze (risata e battito ciglia isterici)
ViOBS : Con che distanza temporale una visita dall’altra (ride col pubblico)
FuRS : Dipende dai nostri tecnici (ancora risata isterica, cerca aiuto dai tre)
ViOBS : Va bene mi sembra che sia tutto sommato una offerta conveniente
FuRS : Ottimo ci piace
ViOBS : Si vuole girare ancora un’altra volta? (guarda la scollatura)
FuRS : Di là ?
ViOBS : Sì di là
ViOBS : Sì è una offerta conveniente (le guarda il culo, annuisce e ride col pubblico)
Non ci sarebbe
bisogno di commenti. Ma mi viene da fare un rapidissimo paragone con un mondo
spesso becero e volgare come quello delle chat che molti dei miei lettori
conoscono dato che arrivano da lì. Se nelle chat che frequento io, che sono
l’ultimo fesso al mondo, ripeto ad una donna che non conosco per quattro,
dicasi quattro volte in pubblico il gioco di parole sulla parola “lei viene”,
sono sicuro che mi arriva un kick che fischia e che la destinataria della
battutona mi tira nei denti un vaffanculo altrettanto fischiante. Qui abbiamo
uno che è stato presidente del consiglio, in un contesto pubblico davanti a ascoltatori
e televisione, e si diverte come un matto a ripetere “quante volte viene?” così
come si diverte il pubblico estasiato. Detto tra noi, come battuta non fa
proprio ridere, quindi non si capisce che cazzo abbiano tutti da sbellicarsi. Minchia,
Silvio, se alle tue cene eleganti il livello delle battute era questo stiamo
freschi. La poveretta è indefinibile, secondo me vorrebbe mandarlo nel paese
più affollato del mondo ma tiene famiglia e lavoro quindi tenta di stare al
gioco come può quando quel gioco doveva proprio non giocarlo. Obiettivamente,
lo schiaffone in faccia ci stava tutto ma ci voleva molto fegato e i rapporti
di forze tra i due sono troppo sbilanciati a favore del satiro. Avrebbe potuto
incrociare le braccia, smettere di parlare e guardarlo fisso in un silenzio
gelido. Conosco diverse donne che lo avrebbero fatto a pezzi a parole, ma
tant’è. Comunque, da oggi si chiude la campagna elettorale e da domani si vota,
signori. Uno dei candidati, ebbene sì, è ViOBS. Buona elezione a tutti. Io,
giocando al piccolo sondaggista, lancio un sondaggio su quale sarebbe stata la
risposta migliore da dare all’ilare, anzianotto, patetico omino e alla sua
spassosissima domanda.
“Lei viene ?”
“ In ambulanza con lei quando la portano al
manicomio? Sì, vengo”
“ Sì, vengo col rugbysta tatuato laggiù, è il mio compagno e adesso le fa un culo così”
“ Sì, vengo tutte le volte che qualcuno
la manda affanculo “
“ Sì, vengo da Busto Arsizio in autobus
tutte le mattine”
“ Sì vengo ma lei invece quando se ne va
? “
“ Se lei sta fermo e io sono su un rullo
compressore, sì, vengo subito”
“ Al suo funerale? Vengo volentieri,
grazie, speriamo sia presto”
martedì 19 febbraio 2013
Repetita Juvant ?
Non so se repetita juvant, ma sta diventando
compulsivo. Ci sono ricascato. Proprio in senso letterale, ricascato nella neve
intendo. E’ una sorta di richiamo della foresta, quando il microchip sensore geoclimatico
installato nel mio cervelletto rileva più di venti centimetri di neve io devo
andare a coricarmici dentro. Non so se è il fanciullino pascoliano che vive in
me o l’imbecille padano che dorme in camera con lui, ma scatta qualcosa di infantile.
Forse il fanciullino a pensarci è una immagine fin troppo evoluta, diciamo pure
che è una psicologia primordiale da neonato, tanta fame uguale tanto latte
uguale tanto tempo attaccato alla tetta. Anche tanta tetta ha i suoi perché e
anche lo starci attaccato, volendo, ma quello ho iniziato a apprezzarlo più
avanti. Tanta cioccolata è più buona di poca cioccolata, tanto gelato è meglio
di poco gelato, tanto zucchero filato è una grossa nuvola dolce meglio di una
nuvoletta. Di conseguenza, tanta neve è meglio di poca neve, mi viene da
buttarmici dentro, non so cosa farci.
Senza avere la
pretesa di considerarmi un’opera d’arte, qualcuno mi ha fatto notare una certa
lontana somiglianza. Ora, rifare la sceneggiata nella neve completamente gnudo
mi tenta assai ma richiede coraggio. E’ anche vero che dopodomani rinevica,
dicono le previsioni. La situazione si fa rischiosa. Se riesco a aumentare la somiglianza,
forse posso giocarmela come foto per il curriculum. E’ da un po’ che medito di
cambiare lavoro. Forse è giunta l’occasione buona. Ho sentito che tra poco si
libera un posto da Top Manager in una grande multinazionale di servizi e
intrattenimento e l’azionista principale vuole una sferzata di novità. Ho
esperienza nella gestione del personale, nelle tecniche di dissimulazione copertura
e insabbiamento e nella teoria della contraddizione applicata, bella presenza,
capacità affabulatorie e abilità nel dimostrare cose assurde, la dote di
riuscire a dire cose inverosimili rimanendo assolutamente serio, disponibilità
ad indossare abiti allucinanti senza fare neanche una piega, in confronto agli
altri candidati sono giovanissimo, capacità di ascoltare fregandomene di quello
che mi dicono e rispondendo con parole a caso, discreta conoscenza della lingua
latina. E poi, ho simpatie di un certo tipo e il management sa bene che il mercato delle anime è una giungla e che senza
la storiella di diavolo e inferno falliscono nel giro di pochi anni. Magari è
la volta buona che la joint venture decolla. Nuntio vobis gaudium magnum,
habemus papam. Sympathy Primo.
Sì, io il curriculum lo mando. Peggio di così non può andare.
VATICAN CATHOLIC
CHURCH ENTERPRISES ASSOCIATED LTD.
VATICAN CITY, ROME,
ITALY
CORTESE ATTENZIONE UFFICIO PERSONALE
CANDIDATURA SOGLIO PONTIFICIO
sabato 9 febbraio 2013
A Volte Ritornano - Guess Who's Back
Premessa doverosa, vi avverto che partirò da
Corona per virare su argomenti calcistici e relativo indotto con un posto di
rilievo per Balotelli, il che la dice lunga sul livello di questo post. Se state
pensando che anche gli altri non erano granchè, vi posso dare ragione
garantendo nel contempo che non minaccerò nessuno perché continui a leggermi.
Allora, dico subito che Fabrizio ci ha delusi. Latitare, scomparire, fuggire,
arruolarsi nella Legione Straniera, emigrare in America Latina, riciclarsi come
drag queen, imbarcarsi come mozzo sul Titanic 2, a me andava bene qualsiasi
cosa purché sparisse del tutto. Ci ha fatto sognare la sua definitiva eradicazione
dal globo terrestre e scopriamo che è
scappato con la 500 e dopo due giorni era di nuovo qua, in direzione delle
patrie galere, minacciando di querelare chi dice che frignava quando lo hanno
arrestato. Farà due o tre anni se va bene poi uscirà e ce lo ritroveremo di nuovo tra i
pendenti.
Come se non bastasse, ne torna un altro. Questo eravamo riusciti
a spedirlo a Manchester, se lo sono tenuto per un po’ ma niente da fare. Arieccolo.
Mario Balotelli is back. Ora, ce ne sono di cose da dire. Ma che torni uno che
mi sta sulle palle, acquistato da una squadra che mi sta sulle palle posseduta
da un politico che mi sta sulle palle e gli porti pure una paccata di voti alle
elezioni è una cosa che mi ribalta le soprannominate sfere. Lasciamo perdere il
fratello del suddetto politico che andando alla partita dice in un contesto
pubblico “… e adesso andiamo a vedere il negretto di famiglia …“, lasciamo
perdere le sue presunte paternità con presunte showgirl, lasciamo perdere le
sue multe e le sue liti coi vigili. E’ proprio un fatto istintivo, di pelle,
Mario, scusa se ti do del tu ma proprio nun te posso soffrì. E ho usato l’espressione “di pelle” volutamente. Mi
sono rotto le palle di non potere dire che uno mi sta sulle palle perché è di
colore e magari mi danno del razzista. Sono assolutamente multietnico in questo
campo, mi stanno sulle palle esponenti dei cinque continenti, di tutte le razze
e i colori e se sbarcassero i marziani sono sicuro che ne troverei almeno uno
che mi sta sui coglioni. Mario, hai un fisico da paura e potrai difenderti, ma
in campo cavi gli schiaffoni dalle mani e certi stopper di una volta avrebbero
un paio di cosette da dirti. O da dire alle tue caviglie coi tacchetti. E ne
avrei anche io da dire, sia a quelli che fanno la fila per entrare in un locale
dove c’è Corona e gli fanno i gruppi su Facebook che a quelli che fanno,
guardano, commentano su youtube trasmissioni come queste. Non guardate il video
che segue se non avete stomaco forte, potrebbe essere devastante. E la lettura
dei commenti è peggio ancora.
Come dicevo, non guardo al colore
della pelle nelle mie antipatie. Mi sta pesantemente sui santissimi anche
Ibrahimovic, bianco, con origini slave e di nazionalità svedese. Ora che ci
penso, tempo fa ho sbeffeggiato il bodyguard di Silvio, adesso uno che è un
fascio di muscoli e una specie di gigante che fa kick-boxing. Poi dicono che
uno se le cerca. Sotto tutto questo regna la contraddizione, ovvia, non poteva
mancare ma chi ha mai detto di essere coerente. Prendo a calci palloni da
quando ho l’età della ragione e forse anche da prima. Ho giocato a calcio per
una vita, frequentato stadi, guardato partite. La profonda avversione testicolare
non inficia l’ammirazione tecnico-sportiva. Mario, quando tu agli europei hai
infilato quelle due pappine ai tedeschi io ho goduto come un riccio, lo ammetto.
E quando Ibra ha fatto quel gol in rovesciata all’Inghilterra io ho dovuto
stropicciarmi gli occhi. Niente da dire, siete due campioni, ma con rima
baciata mi state sui coglioni.
Eh, certo, sei invidioso, loro
sono campioni, guadagnano un sacco, sono famosi, per questo ti stanno sulle
palle. Mica vero. Roger Federer è un campione, guadagna un sacco, è famoso ma
mi sta simpatico. E fa cose del genere.
Eh, certo, ma Federer è bianco, per
questo non ti sta sulla palle. Mica vero. Michael Jordan era un campione,
guadagnava un sacco, era famoso, era di colore e mi stava simpatico. E faceva
cose del genere, oltre a fare film recitando coi cartoni animati. Sì, so Space Jam a memoria, e allora?
P.S. oggi mi stanno sulle palle gli scozzesi, molto.
venerdì 1 febbraio 2013
L'uomo che cadde sulla terra
Ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose
insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico
è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una
grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con almeno
venti centimetri al suolo. Io l’ho fatto in versione lavorativa, ma ragionevolmente
si può fare anche in versione condominiale. Mi sento di sconsigliare la
versione in tangenziale o in incrocio trafficato, a meno che non si amino le
sensazioni forti. Considero antisportivo indossare abiti impermeabili, va fatta
con vestiario normale. Diciamo inoltre che lavorare in un posto dove i rapporti
gerarchici sono molto flessibili e le relazioni informali aiuta, anche se altrove
potrebbe essere un modo elegante di chiudere un rapporto di lavoro. Durante la
pausa caffè guardare i colleghi, dire “ Signori, ma vi ho mai detto che a me
piace on ice ? “, appoggiare il bicchierino, uscire e inoltrarsi nel parco
circostante camminando senza voltarsi incurante di sguardi allibiti e sorrisi
di compatimento. Arrivati a distanza adeguata girarsi, sorridere al pubblico
che vi guarda allargando le braccia, fare un inchino, soffiare un bacio e
lasciarsi cadere all’indietro nella neve. Bisogna rimanere stesi immobili per
almeno cinque minuti, prendere sonno sarebbe un tocco di qualità aggiuntivo ma
c’è il rischio che nessuno venga a svegliarvi e le alternative sono
licenziamento, congelamento o entrambi.
Dopodiché rialzarsi avendo la massima cura di non danneggiare la
vostra impronta nella neve, tornare alla macchinetta del caffè, bere il caffè
gelato e dire con fierezza ai colleghi come se si trattasse di una grande
rivelazione “ Yes, I’m the man who fell to earth, e allora ? “ Quindi iniziare uno
sproloquio metafisico su pieni e vuoti sviscerando in particolare il concetto
che la vostra forma rimasta nella neve, oltre ad essere una impalpabile opera
d’arte di cui voi siete atto e attore, è una assenza apparente nata da una
presenza passata e non sarà quel nulla a scomparire, perché è già nulla per
definizione e non può annullarsi, ma sarà il dissolvimento della volatile sostanza
che segnava per contrasto e negazione l’assenza a cancellare quella presenza
fatta di nulla. E’ molto importante che diate chiaramente la sensazione di non
avere la minima idea di quello che state dicendo. Fissare con aria assente un
punto imprecisato sopra le teste dei vostri ascoltatori aiuta. Quando sentite
che le vibrazioni verso di voi si fanno molto negative, tipo insulti e minacce
verbali con almeno l’80% dei presenti che vi gira ostentatamente le spalle e il
restante 20% che vi lancia addosso tè o cioccolata, entrate nell’ufficio del
responsabile commerciale e scuotendogli un po’ di neve sulle fatture ditegli
con faccia molto ma molto sussiegosa “ You’re face to face with the man who
sold the world ! ”, quindi ritornate alla vostra scrivania imitando un allegro
scampanellio sulla melodia di Jingle Bells e chiedendo ai colleghi che
incrociate se hanno visto passare delle renne.
lunedì 21 gennaio 2013
Ball And Chain
Fabrizio Corona è scomparso,
fuggito, latitante, irreperibile. E questa è una buona notizia. Uno dice “ok,
finalmente è sparito, ce lo siamo levato dai coglioni” e si apre a un moderato
ottimismo. Poi legge “ricercato con mandato di cattura europeo” e l’ottimismo
svanisce come neve al sole. Come sarebbe a dire mandato di cattura? Europeo? Ricercato?
No, dico, ma lo stiamo anche cercando? Qualcuno ne sente la mancanza? Siamo in molti
preoccupati per lui? E perché mai, di grazia, stiamo fracassando gli zebedei a
tutta Europa per ritrovare questo tizio? Perché è stato condannato a 5 anni per
aver tentato di estorcere venticinquemila euro al calciatore Trezeguet in
cambio della non pubblicazione di immagini compromettenti.
Ora, Trezeguet
(grandissimo attaccante, tra parentesi) adesso credo giochi in Argentina e
probabilmente non gli può fregare di meno delle foto fatte davanti a un locale
in Italia anni fa. E noi scomodiamo l’Interpol per cercare Fabrizio Corona. E
metti che per sfiga lo troviamo e finisce dentro, qui bisogna fare un discorso umanitario. Già
le carceri italiane sono luoghi sovraffollati, ma infliggere a un povero
rapinatore di banche o a un serafico pusher la tua compagnia per cinque anni in una cella di 4 metri
per 4 è una atrocità terribile. Dai, Fabrizio, per me siamo a posto così, latita tranquillo.
Guarda, se giuri che non metti mai più piede in Italia secondo me
venticinquemila italiani che ci mettono un euro a testa li troviamo.
venerdì 18 gennaio 2013
Fat Man In The Bathtub With The Blues
Tempo
fa ricevetti una mail che sbeffeggiava il modo di lavarsi del sesso maschile,
col corredo della solita avvertenza ironica “ inviala a un uomo che sia
abbastanza intelligente da capirla e sorridere”. Il fatto di averla ricevuta da
due donne diverse mi fece pensare fondamentalmente a due cose. O sono
considerato da più parti uomo intelligente e sorridente, o da più parti si ha
scarsa fiducia nella mia igiene personale. Quindi, dopo una doccia autocritica,
con un bel sorriso, misi la mia presunta intelligenza all’opera e ricomponendo
come tasselli di un puzzle alcune mie esperienze di convivenza elaborai una risposta.
Aggiungete pure a intelligente e sorridente “ vendicativo”.
La doccia di un uomo:
01 Si toglie i vestiti mentre è ancora a letto e li getta per terra.
02 Va nudo verso il bagno.
02 Va nudo verso il bagno.
03 Se vede la moglie/fidanzata le mostra orgoglioso la
proboscide facendo un rumoroso barrito.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
05 Ingrossa la pancia e guarda fiero le misure del suo
uccello
06 Si gratta le palle e si annusa le mani per l'ultima volte
prima di lavarsi.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
10 Si lava i coglioni e il culo, curandosi di lasciare qualche
pelo sul sapone.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
17 Esce lasciando il bagno tutto bagnato.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
19 Toglie l'asciugamano e mostra orgoglioso la proboscide
alla moglie/fidanzata facendo un rumoroso barrito.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.
Il bagno di una donna:
01 Entra in bagno e accende la stufetta elettrica anche se è Agosto e ci sono 35 gradi
02 Riempie la vasca fino all'orlo e aggiunge manate di sali dimenticando lo spessore della schiuma
03 Entra nella vasca che regolarmente trabocca producendo sul pavimento l'effetto autolavaggio
04 Emette bollicine sotto il pelo dell'acqua
05 Guarda le bollicine con un sorrisino stupito come se lei non ne sapesse nulla e non c'entrasse niente
06 Inizia a chiamare lui, che sta guardando la partita del Sei Nazioni, per farsi passare il boccetto di ristrutturante, defoliante, energizzante, glicosante, colorante, decerante, ogni genere di sostanza purchè inutile, costosissima e che termini in "ante". Minimo contrattuale almeno otto chiamate per bagno
07 Richiama lui per farsi lavare la schiena
08 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
09 Esce dalla vasca e alza la temperatura della stufetta
10 Si guarda allo specchio e si soppesa le tette
11 Richiama lui per sentire se secondo lui pesano uguale
12 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
13 Si gira e si osserva le chiappe
14 Richiama lui per sentire se secondo lui cominciano a cascare
15 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
16 Esce dal bagno senza spegnere la stufetta, che resta accesa per le due ore successive producendo un microclima equatoriale nel bagno
17 Si presenta in soggiorno con asciugamano sulla testa, tutona azzurra con orsetti, ciabatte di spugna rosa
18 Chiede a lui se può andarsene a guardare la tele in camera perchè lei deve vedere Amici
19 Lui si alza mentre mancano tre minuti alla fine e l'Italia in vantaggio di due punti si sta difendendo a sangue nei suoi ventidue. A causa delle chiamate elencate si è già perso due calci, una meta con relativa trasformazione, una scazzottata tra le prime linee e un intercetto con fuga di 60 metri.
20 Arriva mesto in camera giusto in tempo per scoprire che
abbiamo perso all’ultimo minuto con un calcio inventato dall’arbitro. A capo
chino, raggiunge la cucina dove versa una lacrima e una birra.
lunedì 14 gennaio 2013
Un Altro Giorno Di Sabbia E Furore
“On a long enough time line,
the survival rate for everyone drops to zero.”
Chuck Palahniuk, Fight Club
... and they all pretend they're orphans
and their memory's like a train
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...
... and you run and you run to catch up with the sun, but it's sinking
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
domenica 6 gennaio 2013
Psicofootball
E’ cronaca di questi giorni. Partita amichevole, il pubblico ulula
ogni volta che un giocatore di colore tocca il pallone. Finché questo si
scoccia, tira una pallonata contro i tifosi, si leva la maglietta e se ne va
seguito da tutto il resto della squadra. Ora, ho smesso di seguire il calcio da
anni anche per queste cose, sbeffeggiare una persona per il colore della sua
pelle è una idiozia e lui ha fatto benissimo a incazzarsi. Magari per
completezza di informazione bisognerebbe spiegargli che il proprietario della
squadra in cui milita è un politico che ha tra i suoi più fedeli alleati
un’altra forza politica che riguardo agli stranieri sostituirebbe gli ululati
con le pubbliche esecuzioni, ma non possiamo pretendere troppo e non ho voglia
di buttarla in politica. Psicodrammi calcistici.
E allora, a proposito di giocatori di colore e psicologia del football,
pochi secondi da vedere, di uno dei più grandi di tutti di tempi. Questa finta
è fantastica. E' un lampo di genio puro. In quei nove secondi c'è l'equivalente calcistico della Morte del Cigno.
Il pallone c'entra quasi poco, viene toccato una sola volta. Danza senza palla, ma il bello è che
scherza coi pensieri del portiere. Li irride. Ma non finisce qui. Mentre pensa
alla velocità della luce la finta che sta per fare, vede il difensore che
arriva da sinistra. Sa che andrà sul primo palo, quello vicino, e cosa fa ? Lo
lascia passare e tira sul secondo palo, quello lontano. Ora, lo so che è un
giocatore di calcio e il suo obiettivo è buttarla dentro. Ha sbagliato, punto e
basta, la palla esce. Di poco, ma esce. Non ha concretizzato l’azione.
Eppure,
come Guccini pensava il ferroviere ancora dietro al motore della locomotiva, a
me piace pensare che abbia voluto fare una sorta di sberleffo. Sa di avere
fatto una cosa spettacolare, anzi due. Mi piace pensare che abbia sbagliato
apposta. Sarebbe come la Gioconda che ti fa l'occhiolino, la Venere di Milo alla quale rispuntano le braccia e ti fa il gesto dell'ombrello, un capolavoro con una pennellata sbagliata, una ragazza
bellissima coi piedi molto brutti. Se faccio anche goal, si dice, è troppa
perfezione. La butta fuori di un centimetro ridendo dentro di sé e finge di
meravigliarsene. Recita disperazione ma sa benissimo che quel che ha fatto
passerà ugualmente alla storia. E ha ragione. Siamo ancora qui,
quarant'anni dopo, a guardarlo a bocca aperta.
martedì 1 gennaio 2013
Until The End Of The World
Finché
quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio
dipinto e in raccoglimento,
giorno dopo
giorno versa il latte
dalla brocca
nella scodella,
il mondo non
merita
la fine del
mondo
(Wislawa
Szymborska)
Ma se il
mondo deve avere fine
merito prima di
versare sangue
un giorno con gli
occhi che scintillano
come una
spada di Hattori Hanzō
che nel silenzio
dell’attesa mi guardi
quella donna
con la tuta gialla
giovedì 27 dicembre 2012
Natalizie Luci Allucinate
Una nuova puntata della mia piccola e
personalissima rubrica “Cose da fare almeno una volta nella vita”. E non potete dire
che non osservo le feste comandate, questa è anche natalizia. La mia proposta per
un Natale alternativo è la seguente. Iniziare la preparazione durante il banchetto
natalizio inzuppandosi in abbondanza di almeno tre sostanze alcoliche differenti di tipo
vinoso, quest’anno nel mio caso Barbaresco Pinot Nero e Champagne (un mio caro
amico teorizza che lo Champagne non è vino, ma ne parleremo un altro giorno).
Non è accettata la birra mentre sui superalcolici ho dubbi e in ogni caso
possono essere solo aggiuntivi e non alternativi. Serve un albero di Natale,
non sono importanti le dimensioni ma è tassativa e fondamentale la presenza di
luci a intermittenza rosse. No assoluto a luci fisse o di altri colori. Necessario
anche un divano, preferibilmente un due posti se siete abbastanza alti per
mettere la testa su un bracciolo e fare sporgere i piedi dal bracciolo opposto.
Non so bene il perché, ma è importante che il piede sporga. E non deve essere
nudo né con scarpa, mi raccomando. Utile il calzerotto di lana grezza e ruvida, fornisce quel
tocco rustico a una situazione che rischierebbe di apparire affettata e snob.
Ultima cosa richiesta, un lettore CD o un PC. La sistemazione consigliata è
lungo una unica retta caratterizzata da quattro punti ABCD con la sorgente
musicale (A) dietro la vostra testa (B) e in fondo ai vostri piedi (C)
l’albero di Natale (D). La procedura è la seguente. Creare il buio totale nella
stanza (al pomeriggio di Natale non è così difficile, suvvia). Avviare l’intermittenza
delle luci dell’albero alla massima velocità. Inserire nel lettore CD Halber
Mensch degli Einsturzende Neubauten ad alto volume. Mettere nel mirino, tra i
vostri piedi leggermente divaricati e scostati, l’albero di Natale e guardarlo
fisso possibilmente senza sbattere le palpebre. Inspirare profondamente.
Schiacciare play. Provare per credere
lunedì 17 dicembre 2012
Il Valzer del Ciclista Incosciente
Ondeggiante ciclista
In
precario equilibrio
Mentre
lento pedali
Sull’antica
due ruote
È
una nemesi strana
un
crudele destino
Quello
d’ogni mattina
Con
la pioggia o col sole
Incontrarti
al volante
Con
il tempo che stringe
E
una fretta dannata
Dondolante
ciclista
Questa
strada è già stretta
La
ciclabile pista
L’ha
scordata il comune
Se
ti sposti a ogni buca
Per
schivare i tombini
E
ti porti di colpo
Senza
segnale alcuno
Della
strada sul centro
Dove
io sto arrivando
Mi
rimangono solo
Le
tre opzioni seguenti
Che
ti vado a elencare
Oscillante
ciclista
O
rallento ed aspetto
Con
serena pazienza
Che
varrà il paradiso
il
tuo arrivo alla meta
O
ti salvo sterzando
Per
stamparmi sull’auto
Parcheggiata
innocente
sull’opposito
lato
O
sopporto due scarti
Inchiodando
di brutto
Ed
al terzo ti stiro
Come
un riccio d’estate
Barcollante
ciclista
Un
consiglio da amico
Se
io fossi al tuo posto
Credo
già domattina
Rivedrei
seriamente
Solo
cinque minuti
I
miei tempi d’uscita
accortezza
da nulla
non
trovarmi per strada
può
salvarti la vita
lunedì 10 dicembre 2012
Take a Walk On The Wild Side
Ti vedo spesso ultimamente quando
stacco la sera o arrivo per i turni notturni. Sei sempre ferma sul pezzo di
marciapiedi davanti al parcheggio, tra l’edicola e la fermata dell’autobus,
sotto la luce bianca e fredda dei lampioni che piega i colori. Sei alta, anche
senza tacchi, capelli neri lunghi, lisci, a volte sciolti a volte con la coda,
giubbino e jeans neri infilati negli stivali. Non sembri italiana. Non avrai
più di venticinque anni, ad esagerare. Spesso hai la sigaretta accesa tra le
dita. Anche stasera parcheggio, chiudo l’auto e inizio a camminare nella tua
direzione. Il solito via vai di auto, qualcuno rallenta, ti guarda, poi
accelera e se ne va. E’ presto per i clienti, c’è ancora abbastanza traffico
ordinario. Arrivo a pochi passi da te, vedo il tuo trucco, nero sugli occhi e
intorno, niente rossetto. Incrocio il tuo sguardo, provo ad accennare un
abbozzo di sorriso. E resto raggelato. Da quello che vedo nei tuoi occhi scuri.
Il vuoto totale, un deserto di assenza. Non so nemmeno se mi hai veramente
visto, figuriamoci rispondere al sorriso. Non mi hai guardato, mi hai scattato
una foto segnaletica e messo nel tuo archivio. Per te io sono se va bene un
passante, se va male un maniaco o un rapinatore. Una volta incasellato come non
problematico, per te non esisto più, posso scomparire.
E poi, sono lì le tue
gambe lunghe e il tuo seno che si intuisce sotto il giubbino. Ma tu non sei lì.
Sei altrove. Un qualunque altrove che non sia quella strada dove tra un po’ le
auto cominceranno a inchiodarti davanti col finestrino abbassato. Una luce blu
in distanza, una volante che si avvicina lentamente, ti passa davanti, i
poliziotti ti guardano e tirano dritto. Fa freddo, nuvolette di fiato a ogni
respiro. Ti passo accanto, si vede che stai gelando e mentre ti supero penso
che sarebbe bello andarti a prendere un caffè e offrirtelo. Poi mi dico che non
sei stata capace, o non hai avuto voglia, di rispondere a un sorriso,
accetteresti mai un caffè ? Perso in questi pensieri continuo a camminare e
sento un vociare alle mie spalle. Mi giro. Tre ragazzi in bici che urlano, non
so se sono sbronzi, hanno voglia di fare i cretini, uno si ferma da te. Dal
lato opposto a quello da ove era arrivata, la volante ha fatto inversione e
ricompare, si ferma. I poliziotti scendono e fermano i tre. L’ultima cosa che
vedo sei tu, una statua vestita di nero sul ciglio della strada, che guardi la
scena quasi con disinteresse. Alzo il bavero del giaccone e accelero il passo.
lunedì 3 dicembre 2012
Don't worry, be happy
Da qualche giorno si parla di
primarie in ogni dove. E il PD le fa ma discute sulle regole e dicono che si
imbrogliano. E il PDL le fa ma forse non le fa però pare che le facciano ma non
è detto. A me, che sto pensando di proporle nel mio condominio candidandomi a
leader della corrente del mio pianerottolo, è scattata in testa una strana associazione.
Continuo a canticchiare tra di me “ … primarie sì primarie no, le primarie non
si fanno alla faccia di Alemanno … “ sulla musica di La terra dei cachi di Elio
e le storie tese. Poi mi è ricapitata sott’occhio una vecchia foto. E mi sono
di nuovo reso conto che a destra stanno
facendo tanto teatrino in attesa di sapere se questo signore si ricandida. Sì,
proprio questo. Ha fatto il presidente del consiglio. E sta pensando se
proporsi per rifarlo. Sì sì, avete capito bene, quello con quel coso strano in
mano. Presidente del consiglio. E allora basta. Non voglio più parlarne. Voglio
dedicare qualche parola a un dramma umano. Quello dei membri della sua scorta. Guardate
le loro espressioni. Non sono gente felice. Ma io in particolare sono toccato
dallo sguardo del signore cerchiato in rosso. Credo sia il caposcorta. Quindi,
riassumendo, uno che per guadagnarsi la vita passa le giornate incollato alle
terga dello strano personaggio di cui sopra, terga che da fonti informate sui
fatti pare siano pure flaccide, avendo come panorama una splendida vista dall’alto
di una coltivazione di chiome sintetiche.
Capite bene che ha mille motivi
di essere perplesso. La sua espressione vuole dirci qualcosa. La domanda che mi
sono posto è cosa. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e tradurre il suo
sguardo in pensieri e sentimenti. Mi sono uscite le seguenti ipotesi su quello
che sta pensando quest’uomo. Votate la vostra preferita e la userò in campagna
elettorale. Naturalmente, in sede di commento ognuno è libero di aggiungere la sua personale interpretazione.
01 - Voto Renzi o Bersani ?
02 - Aveva ragione nonna a dirmi di rimanere con lei a fare il
coltivatore di azalee
03 - Il mio collega scorta ancora la Minetti ma alla prossima
riunione sui turni mi sentono
04 - Se adesso urla ancora una volta “Alabarda spaziale” giuro che mi
licenzio
05 - Ci sta provando, ma la seminfermità mentale secondo me non se la
bevono
06 - To be or not to
be ?
07 - Non ne posso più, i miei figli a scuola diventano
rossi e dicono che papà fa il benzinaio
08 - Ma stiamo proteggendo lui dalla folla o la folla da lui ?
09 - Sette anni alla pensione sette anni alla pensione sette anni alla
pensione …
10 - Se mollo questo starnuto gli devasto il pratino cranico tipo ciclone,
devo tenerlo
Un'ultima cosa, bodyguard. Sarai alto due metri, peserai un quintale, sarai armato fino ai denti , esperto di tecniche di combattimento e conoscerai dodici arti marziali con almeno otto colpi mortali. Niente di personale, si fa per sdrammatizzare e riderci un poco sopra, si è capito vero ?
sabato 24 novembre 2012
Girls On Film
L’appetito vien mangiando,
dicono. Era andata bene con le riviste, perché non proseguire con l’escalation.
Dopo non tanto tempo chiuse, lo sventrarono e ora ci sono miniappartamenti e
uffici, credo, ma allora c’era un cinema. Programmazione varia, un po’ di
tutto. Il primo vietato ai minori di quattordici lo vedemmo lì, anche se forse
ne avevo ancora tredici. C’era mezza scuola quel sabato pomeriggio a vedere
Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo. A proposito, meglio tardi che mai,
grazie di cuore a Barbara e Edwige e a tutte le altre. Ma il soft non bastava
più, non bastavano docce e strip. E nel frattempo la programmazione del cinema virava
sempre più verso l’hard, già era diventato un rito allungare il ritorno da
scuola per andare a guardare i cartelloni esposti. Un pomeriggio d’autunno, di
quelli quando fa buio in pratica subito dopo mangiato, ormoni galoppanti e film
in programmazione si mescolano in un cocktail micidiale. Qualcosa che aveva a
che fare con carceri e piacere e detenute, vietato ai minori di diciotto anni.
Partiamo. Dieci minuti a piedi da casa e siamo davanti al cinema, con
adrenalina e pulsazioni in ascesa verticale. Già l’ingresso è spassoso, in
fila, sembriamo dieci piccoli indiani anche se siamo cinque. Chi capeggia la
fila e dovrà andare a chiedere i biglietti è inutile che ve lo dica, credo. Mi
impettisco, cerco di sembrare il più alto possibile e di parlare con la voce
più bassa possibile, mi dirigo alla biglietteria e con fare disinvolto chiedo
cinque biglietti per la galleria. Dentro la biglietteria ci sono due tipi e uno
dei due mi chiede quanti anni ho e se ho un documento. Io non solo non avevo
frequentato molto il catechismo quindi ero abbastanza a digiuno di comandamenti,
mentivo e desideravo la donna d’altri (qualunque donna in quel periodo, ad
essere obiettivi), ma per entrare in quel cinema avrei detto anche che ero il
nipote di Mubarak. Con nonchalance rispondo diciotto e faccio la scena di
frugarmi in tasca prima di allargare le braccia sconsolato e dire che l’ho dimenticato
a casa. Il tipo ghigna e si rivolge all’altro in dialetto con una frase del
tipo “Eh certo, diciotto, con quella barba folta che ha” seguita da doppia
sghignazzata. Avrò avuto otto peli sul mento e tre sulle guance, prendo la
frase come un segnale negativo, ero un ragazzino sveglio io. Mi giro verso gli
altri quattro piccoli indiani con fare interrogativo sul da farsi e proprio in
quel momento dalla sala proiezione esce uno spettatore. E per una frazione di
secondo, prima che la porta si richiuda, intravediamo lo schermo dove va in
onda un accoppiamento che sembra essere di buona soddisfazione per la signorina
coinvolta, a giudicare dai gemiti. L’esortazione, sempre dialettale, “Allora
ragazzi non è ora di andare a casa ? “ rompe la magia e ci teletrasporta
all’uscita più veloci della luce. Ci rituffiamo nel cupo autunno, qualcuno mi
prende per il culo perché non ho abbastanza barba, gli dico la prossima volta
ci vai tu così ti guardano e ti dicono che hai pochi peli sul culo, schivo
agilmente una manata nelle palle e mentre ci incamminiamo verso casa tutto finisce
sotto una risata omerica.
… ten years later …
Tutto comincia con una risata
omerica già all’ingresso, adesso ci muoviamo in auto e ci siamo già fatti un
discreto numero di bianchini ma null’altro è cambiato. Era un caso raro credo,
quello di un cinema specializzato in film hard, film nuovo ogni giorno, ultime
uscite, con la particolarità di essere situato proprio di fronte alla
parrocchia. Niente cartelloni esposti e nemmeno titoli, un tacito accordo dopo
una causa vinta dal cinema, mentre il parcheggio era condiviso tra devoti
frequentatori dell’uno e dell’altra, col vantaggio che nell’imbarazzante caso
di incontro con persona conosciuta si poteva giocare la carta di una improvvisa
conversione, di una impellente necessità di confessarsi, del mettersi avanti
col corso prematrimoniale anche se magari non si aveva nemmeno la ragazza. Per
tacere della eventuale possibilità di confessione immediata in caso di
cedimenti peccaminosi, bastava attraversare la strada.
“Padre, ho peccato.”
“Quante volte, figliolo?”
“Due, una nel primo tempo e una nel secondo.”
“Dieci Ave Marie e dieci Pater Noster, figliolo. Com’era il
film ?”
“Niente male, padre, ma quello dell’altro ieri era meglio.”
“Ego te absolvo, vai in pace. Domani c’è Moana.”
“Grazie, padre. Sempre sia lodata.”
Ma torniamo al cinema. Quella
sera era una occasione speciale. Un evento, il primo film porno in 3D che
davano in città. Possiamo mancare? Certo che no, presenti all’appello. Non era
pieno, era murato. C’erano tutte le compagnie della città, credo di aver
salutato più gente quella sera che in discoteca. Clima da happening, entusiasmo
alle stelle. Si spengono le luci, tutti si infilano gli occhialini e via, si
parte, titoli di testa che scorrono. Interno stanza e dallo schermo, proteso
verso le nostre teste, si materializza ed esce un mirabolante, mostruoso,
smisurato organo genitale maschile. Parte un boato da curva nord dello stadio.
Il mio vicino di posto inizia a ridere e dice “ Qua se arriva una tette al
vento è panico alle uscite di sicurezza ” e dal fondo della sala qualcuno urla
“Cazzo ma quando viene questo oltre agli occhialini ci danno anche gli ombrelli?
”, altra esplosione di sghignazzate. Penso tra me e me che probabilmente il
glorioso Ritz Erotic Movies non ha mai visto tanta ilarità nella sua onorata carriera
di serio cinema porno, capisco che sarà una lunga serata e cerco una posizione
comoda sulla poltroncina di legno.
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