sabato 9 febbraio 2013
A Volte Ritornano - Guess Who's Back
Premessa doverosa, vi avverto che partirò da
Corona per virare su argomenti calcistici e relativo indotto con un posto di
rilievo per Balotelli, il che la dice lunga sul livello di questo post. Se state
pensando che anche gli altri non erano granchè, vi posso dare ragione
garantendo nel contempo che non minaccerò nessuno perché continui a leggermi.
Allora, dico subito che Fabrizio ci ha delusi. Latitare, scomparire, fuggire,
arruolarsi nella Legione Straniera, emigrare in America Latina, riciclarsi come
drag queen, imbarcarsi come mozzo sul Titanic 2, a me andava bene qualsiasi
cosa purché sparisse del tutto. Ci ha fatto sognare la sua definitiva eradicazione
dal globo terrestre e scopriamo che è
scappato con la 500 e dopo due giorni era di nuovo qua, in direzione delle
patrie galere, minacciando di querelare chi dice che frignava quando lo hanno
arrestato. Farà due o tre anni se va bene poi uscirà e ce lo ritroveremo di nuovo tra i
pendenti.
Come se non bastasse, ne torna un altro. Questo eravamo riusciti
a spedirlo a Manchester, se lo sono tenuto per un po’ ma niente da fare. Arieccolo.
Mario Balotelli is back. Ora, ce ne sono di cose da dire. Ma che torni uno che
mi sta sulle palle, acquistato da una squadra che mi sta sulle palle posseduta
da un politico che mi sta sulle palle e gli porti pure una paccata di voti alle
elezioni è una cosa che mi ribalta le soprannominate sfere. Lasciamo perdere il
fratello del suddetto politico che andando alla partita dice in un contesto
pubblico “… e adesso andiamo a vedere il negretto di famiglia …“, lasciamo
perdere le sue presunte paternità con presunte showgirl, lasciamo perdere le
sue multe e le sue liti coi vigili. E’ proprio un fatto istintivo, di pelle,
Mario, scusa se ti do del tu ma proprio nun te posso soffrì. E ho usato l’espressione “di pelle” volutamente. Mi
sono rotto le palle di non potere dire che uno mi sta sulle palle perché è di
colore e magari mi danno del razzista. Sono assolutamente multietnico in questo
campo, mi stanno sulle palle esponenti dei cinque continenti, di tutte le razze
e i colori e se sbarcassero i marziani sono sicuro che ne troverei almeno uno
che mi sta sui coglioni. Mario, hai un fisico da paura e potrai difenderti, ma
in campo cavi gli schiaffoni dalle mani e certi stopper di una volta avrebbero
un paio di cosette da dirti. O da dire alle tue caviglie coi tacchetti. E ne
avrei anche io da dire, sia a quelli che fanno la fila per entrare in un locale
dove c’è Corona e gli fanno i gruppi su Facebook che a quelli che fanno,
guardano, commentano su youtube trasmissioni come queste. Non guardate il video
che segue se non avete stomaco forte, potrebbe essere devastante. E la lettura
dei commenti è peggio ancora.
Come dicevo, non guardo al colore
della pelle nelle mie antipatie. Mi sta pesantemente sui santissimi anche
Ibrahimovic, bianco, con origini slave e di nazionalità svedese. Ora che ci
penso, tempo fa ho sbeffeggiato il bodyguard di Silvio, adesso uno che è un
fascio di muscoli e una specie di gigante che fa kick-boxing. Poi dicono che
uno se le cerca. Sotto tutto questo regna la contraddizione, ovvia, non poteva
mancare ma chi ha mai detto di essere coerente. Prendo a calci palloni da
quando ho l’età della ragione e forse anche da prima. Ho giocato a calcio per
una vita, frequentato stadi, guardato partite. La profonda avversione testicolare
non inficia l’ammirazione tecnico-sportiva. Mario, quando tu agli europei hai
infilato quelle due pappine ai tedeschi io ho goduto come un riccio, lo ammetto.
E quando Ibra ha fatto quel gol in rovesciata all’Inghilterra io ho dovuto
stropicciarmi gli occhi. Niente da dire, siete due campioni, ma con rima
baciata mi state sui coglioni.
Eh, certo, sei invidioso, loro
sono campioni, guadagnano un sacco, sono famosi, per questo ti stanno sulle
palle. Mica vero. Roger Federer è un campione, guadagna un sacco, è famoso ma
mi sta simpatico. E fa cose del genere.
Eh, certo, ma Federer è bianco, per
questo non ti sta sulla palle. Mica vero. Michael Jordan era un campione,
guadagnava un sacco, era famoso, era di colore e mi stava simpatico. E faceva
cose del genere, oltre a fare film recitando coi cartoni animati. Sì, so Space Jam a memoria, e allora?
P.S. oggi mi stanno sulle palle gli scozzesi, molto.
venerdì 1 febbraio 2013
L'uomo che cadde sulla terra
Ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose
insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico
è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una
grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con almeno
venti centimetri al suolo. Io l’ho fatto in versione lavorativa, ma ragionevolmente
si può fare anche in versione condominiale. Mi sento di sconsigliare la
versione in tangenziale o in incrocio trafficato, a meno che non si amino le
sensazioni forti. Considero antisportivo indossare abiti impermeabili, va fatta
con vestiario normale. Diciamo inoltre che lavorare in un posto dove i rapporti
gerarchici sono molto flessibili e le relazioni informali aiuta, anche se altrove
potrebbe essere un modo elegante di chiudere un rapporto di lavoro. Durante la
pausa caffè guardare i colleghi, dire “ Signori, ma vi ho mai detto che a me
piace on ice ? “, appoggiare il bicchierino, uscire e inoltrarsi nel parco
circostante camminando senza voltarsi incurante di sguardi allibiti e sorrisi
di compatimento. Arrivati a distanza adeguata girarsi, sorridere al pubblico
che vi guarda allargando le braccia, fare un inchino, soffiare un bacio e
lasciarsi cadere all’indietro nella neve. Bisogna rimanere stesi immobili per
almeno cinque minuti, prendere sonno sarebbe un tocco di qualità aggiuntivo ma
c’è il rischio che nessuno venga a svegliarvi e le alternative sono
licenziamento, congelamento o entrambi.
Dopodiché rialzarsi avendo la massima cura di non danneggiare la
vostra impronta nella neve, tornare alla macchinetta del caffè, bere il caffè
gelato e dire con fierezza ai colleghi come se si trattasse di una grande
rivelazione “ Yes, I’m the man who fell to earth, e allora ? “ Quindi iniziare uno
sproloquio metafisico su pieni e vuoti sviscerando in particolare il concetto
che la vostra forma rimasta nella neve, oltre ad essere una impalpabile opera
d’arte di cui voi siete atto e attore, è una assenza apparente nata da una
presenza passata e non sarà quel nulla a scomparire, perché è già nulla per
definizione e non può annullarsi, ma sarà il dissolvimento della volatile sostanza
che segnava per contrasto e negazione l’assenza a cancellare quella presenza
fatta di nulla. E’ molto importante che diate chiaramente la sensazione di non
avere la minima idea di quello che state dicendo. Fissare con aria assente un
punto imprecisato sopra le teste dei vostri ascoltatori aiuta. Quando sentite
che le vibrazioni verso di voi si fanno molto negative, tipo insulti e minacce
verbali con almeno l’80% dei presenti che vi gira ostentatamente le spalle e il
restante 20% che vi lancia addosso tè o cioccolata, entrate nell’ufficio del
responsabile commerciale e scuotendogli un po’ di neve sulle fatture ditegli
con faccia molto ma molto sussiegosa “ You’re face to face with the man who
sold the world ! ”, quindi ritornate alla vostra scrivania imitando un allegro
scampanellio sulla melodia di Jingle Bells e chiedendo ai colleghi che
incrociate se hanno visto passare delle renne.
lunedì 21 gennaio 2013
Ball And Chain
Fabrizio Corona è scomparso,
fuggito, latitante, irreperibile. E questa è una buona notizia. Uno dice “ok,
finalmente è sparito, ce lo siamo levato dai coglioni” e si apre a un moderato
ottimismo. Poi legge “ricercato con mandato di cattura europeo” e l’ottimismo
svanisce come neve al sole. Come sarebbe a dire mandato di cattura? Europeo? Ricercato?
No, dico, ma lo stiamo anche cercando? Qualcuno ne sente la mancanza? Siamo in molti
preoccupati per lui? E perché mai, di grazia, stiamo fracassando gli zebedei a
tutta Europa per ritrovare questo tizio? Perché è stato condannato a 5 anni per
aver tentato di estorcere venticinquemila euro al calciatore Trezeguet in
cambio della non pubblicazione di immagini compromettenti.
Ora, Trezeguet
(grandissimo attaccante, tra parentesi) adesso credo giochi in Argentina e
probabilmente non gli può fregare di meno delle foto fatte davanti a un locale
in Italia anni fa. E noi scomodiamo l’Interpol per cercare Fabrizio Corona. E
metti che per sfiga lo troviamo e finisce dentro, qui bisogna fare un discorso umanitario. Già
le carceri italiane sono luoghi sovraffollati, ma infliggere a un povero
rapinatore di banche o a un serafico pusher la tua compagnia per cinque anni in una cella di 4 metri
per 4 è una atrocità terribile. Dai, Fabrizio, per me siamo a posto così, latita tranquillo.
Guarda, se giuri che non metti mai più piede in Italia secondo me
venticinquemila italiani che ci mettono un euro a testa li troviamo.
venerdì 18 gennaio 2013
Fat Man In The Bathtub With The Blues
Tempo
fa ricevetti una mail che sbeffeggiava il modo di lavarsi del sesso maschile,
col corredo della solita avvertenza ironica “ inviala a un uomo che sia
abbastanza intelligente da capirla e sorridere”. Il fatto di averla ricevuta da
due donne diverse mi fece pensare fondamentalmente a due cose. O sono
considerato da più parti uomo intelligente e sorridente, o da più parti si ha
scarsa fiducia nella mia igiene personale. Quindi, dopo una doccia autocritica,
con un bel sorriso, misi la mia presunta intelligenza all’opera e ricomponendo
come tasselli di un puzzle alcune mie esperienze di convivenza elaborai una risposta.
Aggiungete pure a intelligente e sorridente “ vendicativo”.
La doccia di un uomo:
01 Si toglie i vestiti mentre è ancora a letto e li getta per terra.
02 Va nudo verso il bagno.
02 Va nudo verso il bagno.
03 Se vede la moglie/fidanzata le mostra orgoglioso la
proboscide facendo un rumoroso barrito.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
05 Ingrossa la pancia e guarda fiero le misure del suo
uccello
06 Si gratta le palle e si annusa le mani per l'ultima volte
prima di lavarsi.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
10 Si lava i coglioni e il culo, curandosi di lasciare qualche
pelo sul sapone.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
17 Esce lasciando il bagno tutto bagnato.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
19 Toglie l'asciugamano e mostra orgoglioso la proboscide
alla moglie/fidanzata facendo un rumoroso barrito.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.
Il bagno di una donna:
01 Entra in bagno e accende la stufetta elettrica anche se è Agosto e ci sono 35 gradi
02 Riempie la vasca fino all'orlo e aggiunge manate di sali dimenticando lo spessore della schiuma
03 Entra nella vasca che regolarmente trabocca producendo sul pavimento l'effetto autolavaggio
04 Emette bollicine sotto il pelo dell'acqua
05 Guarda le bollicine con un sorrisino stupito come se lei non ne sapesse nulla e non c'entrasse niente
06 Inizia a chiamare lui, che sta guardando la partita del Sei Nazioni, per farsi passare il boccetto di ristrutturante, defoliante, energizzante, glicosante, colorante, decerante, ogni genere di sostanza purchè inutile, costosissima e che termini in "ante". Minimo contrattuale almeno otto chiamate per bagno
07 Richiama lui per farsi lavare la schiena
08 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
09 Esce dalla vasca e alza la temperatura della stufetta
10 Si guarda allo specchio e si soppesa le tette
11 Richiama lui per sentire se secondo lui pesano uguale
12 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
13 Si gira e si osserva le chiappe
14 Richiama lui per sentire se secondo lui cominciano a cascare
15 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
16 Esce dal bagno senza spegnere la stufetta, che resta accesa per le due ore successive producendo un microclima equatoriale nel bagno
17 Si presenta in soggiorno con asciugamano sulla testa, tutona azzurra con orsetti, ciabatte di spugna rosa
18 Chiede a lui se può andarsene a guardare la tele in camera perchè lei deve vedere Amici
19 Lui si alza mentre mancano tre minuti alla fine e l'Italia in vantaggio di due punti si sta difendendo a sangue nei suoi ventidue. A causa delle chiamate elencate si è già perso due calci, una meta con relativa trasformazione, una scazzottata tra le prime linee e un intercetto con fuga di 60 metri.
20 Arriva mesto in camera giusto in tempo per scoprire che
abbiamo perso all’ultimo minuto con un calcio inventato dall’arbitro. A capo
chino, raggiunge la cucina dove versa una lacrima e una birra.
lunedì 14 gennaio 2013
Un Altro Giorno Di Sabbia E Furore
“On a long enough time line,
the survival rate for everyone drops to zero.”
Chuck Palahniuk, Fight Club
... and they all pretend they're orphans
and their memory's like a train
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...
... and you run and you run to catch up with the sun, but it's sinking
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
domenica 6 gennaio 2013
Psicofootball
E’ cronaca di questi giorni. Partita amichevole, il pubblico ulula
ogni volta che un giocatore di colore tocca il pallone. Finché questo si
scoccia, tira una pallonata contro i tifosi, si leva la maglietta e se ne va
seguito da tutto il resto della squadra. Ora, ho smesso di seguire il calcio da
anni anche per queste cose, sbeffeggiare una persona per il colore della sua
pelle è una idiozia e lui ha fatto benissimo a incazzarsi. Magari per
completezza di informazione bisognerebbe spiegargli che il proprietario della
squadra in cui milita è un politico che ha tra i suoi più fedeli alleati
un’altra forza politica che riguardo agli stranieri sostituirebbe gli ululati
con le pubbliche esecuzioni, ma non possiamo pretendere troppo e non ho voglia
di buttarla in politica. Psicodrammi calcistici.
E allora, a proposito di giocatori di colore e psicologia del football,
pochi secondi da vedere, di uno dei più grandi di tutti di tempi. Questa finta
è fantastica. E' un lampo di genio puro. In quei nove secondi c'è l'equivalente calcistico della Morte del Cigno.
Il pallone c'entra quasi poco, viene toccato una sola volta. Danza senza palla, ma il bello è che
scherza coi pensieri del portiere. Li irride. Ma non finisce qui. Mentre pensa
alla velocità della luce la finta che sta per fare, vede il difensore che
arriva da sinistra. Sa che andrà sul primo palo, quello vicino, e cosa fa ? Lo
lascia passare e tira sul secondo palo, quello lontano. Ora, lo so che è un
giocatore di calcio e il suo obiettivo è buttarla dentro. Ha sbagliato, punto e
basta, la palla esce. Di poco, ma esce. Non ha concretizzato l’azione.
Eppure,
come Guccini pensava il ferroviere ancora dietro al motore della locomotiva, a
me piace pensare che abbia voluto fare una sorta di sberleffo. Sa di avere
fatto una cosa spettacolare, anzi due. Mi piace pensare che abbia sbagliato
apposta. Sarebbe come la Gioconda che ti fa l'occhiolino, la Venere di Milo alla quale rispuntano le braccia e ti fa il gesto dell'ombrello, un capolavoro con una pennellata sbagliata, una ragazza
bellissima coi piedi molto brutti. Se faccio anche goal, si dice, è troppa
perfezione. La butta fuori di un centimetro ridendo dentro di sé e finge di
meravigliarsene. Recita disperazione ma sa benissimo che quel che ha fatto
passerà ugualmente alla storia. E ha ragione. Siamo ancora qui,
quarant'anni dopo, a guardarlo a bocca aperta.
martedì 1 gennaio 2013
Until The End Of The World
Finché
quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio
dipinto e in raccoglimento,
giorno dopo
giorno versa il latte
dalla brocca
nella scodella,
il mondo non
merita
la fine del
mondo
(Wislawa
Szymborska)
Ma se il
mondo deve avere fine
merito prima di
versare sangue
un giorno con gli
occhi che scintillano
come una
spada di Hattori Hanzō
che nel silenzio
dell’attesa mi guardi
quella donna
con la tuta gialla
giovedì 27 dicembre 2012
Natalizie Luci Allucinate
Una nuova puntata della mia piccola e
personalissima rubrica “Cose da fare almeno una volta nella vita”. E non potete dire
che non osservo le feste comandate, questa è anche natalizia. La mia proposta per
un Natale alternativo è la seguente. Iniziare la preparazione durante il banchetto
natalizio inzuppandosi in abbondanza di almeno tre sostanze alcoliche differenti di tipo
vinoso, quest’anno nel mio caso Barbaresco Pinot Nero e Champagne (un mio caro
amico teorizza che lo Champagne non è vino, ma ne parleremo un altro giorno).
Non è accettata la birra mentre sui superalcolici ho dubbi e in ogni caso
possono essere solo aggiuntivi e non alternativi. Serve un albero di Natale,
non sono importanti le dimensioni ma è tassativa e fondamentale la presenza di
luci a intermittenza rosse. No assoluto a luci fisse o di altri colori. Necessario
anche un divano, preferibilmente un due posti se siete abbastanza alti per
mettere la testa su un bracciolo e fare sporgere i piedi dal bracciolo opposto.
Non so bene il perché, ma è importante che il piede sporga. E non deve essere
nudo né con scarpa, mi raccomando. Utile il calzerotto di lana grezza e ruvida, fornisce quel
tocco rustico a una situazione che rischierebbe di apparire affettata e snob.
Ultima cosa richiesta, un lettore CD o un PC. La sistemazione consigliata è
lungo una unica retta caratterizzata da quattro punti ABCD con la sorgente
musicale (A) dietro la vostra testa (B) e in fondo ai vostri piedi (C)
l’albero di Natale (D). La procedura è la seguente. Creare il buio totale nella
stanza (al pomeriggio di Natale non è così difficile, suvvia). Avviare l’intermittenza
delle luci dell’albero alla massima velocità. Inserire nel lettore CD Halber
Mensch degli Einsturzende Neubauten ad alto volume. Mettere nel mirino, tra i
vostri piedi leggermente divaricati e scostati, l’albero di Natale e guardarlo
fisso possibilmente senza sbattere le palpebre. Inspirare profondamente.
Schiacciare play. Provare per credere
lunedì 17 dicembre 2012
Il Valzer del Ciclista Incosciente
Ondeggiante ciclista
In
precario equilibrio
Mentre
lento pedali
Sull’antica
due ruote
È
una nemesi strana
un
crudele destino
Quello
d’ogni mattina
Con
la pioggia o col sole
Incontrarti
al volante
Con
il tempo che stringe
E
una fretta dannata
Dondolante
ciclista
Questa
strada è già stretta
La
ciclabile pista
L’ha
scordata il comune
Se
ti sposti a ogni buca
Per
schivare i tombini
E
ti porti di colpo
Senza
segnale alcuno
Della
strada sul centro
Dove
io sto arrivando
Mi
rimangono solo
Le
tre opzioni seguenti
Che
ti vado a elencare
Oscillante
ciclista
O
rallento ed aspetto
Con
serena pazienza
Che
varrà il paradiso
il
tuo arrivo alla meta
O
ti salvo sterzando
Per
stamparmi sull’auto
Parcheggiata
innocente
sull’opposito
lato
O
sopporto due scarti
Inchiodando
di brutto
Ed
al terzo ti stiro
Come
un riccio d’estate
Barcollante
ciclista
Un
consiglio da amico
Se
io fossi al tuo posto
Credo
già domattina
Rivedrei
seriamente
Solo
cinque minuti
I
miei tempi d’uscita
accortezza
da nulla
non
trovarmi per strada
può
salvarti la vita
lunedì 10 dicembre 2012
Take a Walk On The Wild Side
Ti vedo spesso ultimamente quando
stacco la sera o arrivo per i turni notturni. Sei sempre ferma sul pezzo di
marciapiedi davanti al parcheggio, tra l’edicola e la fermata dell’autobus,
sotto la luce bianca e fredda dei lampioni che piega i colori. Sei alta, anche
senza tacchi, capelli neri lunghi, lisci, a volte sciolti a volte con la coda,
giubbino e jeans neri infilati negli stivali. Non sembri italiana. Non avrai
più di venticinque anni, ad esagerare. Spesso hai la sigaretta accesa tra le
dita. Anche stasera parcheggio, chiudo l’auto e inizio a camminare nella tua
direzione. Il solito via vai di auto, qualcuno rallenta, ti guarda, poi
accelera e se ne va. E’ presto per i clienti, c’è ancora abbastanza traffico
ordinario. Arrivo a pochi passi da te, vedo il tuo trucco, nero sugli occhi e
intorno, niente rossetto. Incrocio il tuo sguardo, provo ad accennare un
abbozzo di sorriso. E resto raggelato. Da quello che vedo nei tuoi occhi scuri.
Il vuoto totale, un deserto di assenza. Non so nemmeno se mi hai veramente
visto, figuriamoci rispondere al sorriso. Non mi hai guardato, mi hai scattato
una foto segnaletica e messo nel tuo archivio. Per te io sono se va bene un
passante, se va male un maniaco o un rapinatore. Una volta incasellato come non
problematico, per te non esisto più, posso scomparire.
E poi, sono lì le tue
gambe lunghe e il tuo seno che si intuisce sotto il giubbino. Ma tu non sei lì.
Sei altrove. Un qualunque altrove che non sia quella strada dove tra un po’ le
auto cominceranno a inchiodarti davanti col finestrino abbassato. Una luce blu
in distanza, una volante che si avvicina lentamente, ti passa davanti, i
poliziotti ti guardano e tirano dritto. Fa freddo, nuvolette di fiato a ogni
respiro. Ti passo accanto, si vede che stai gelando e mentre ti supero penso
che sarebbe bello andarti a prendere un caffè e offrirtelo. Poi mi dico che non
sei stata capace, o non hai avuto voglia, di rispondere a un sorriso,
accetteresti mai un caffè ? Perso in questi pensieri continuo a camminare e
sento un vociare alle mie spalle. Mi giro. Tre ragazzi in bici che urlano, non
so se sono sbronzi, hanno voglia di fare i cretini, uno si ferma da te. Dal
lato opposto a quello da ove era arrivata, la volante ha fatto inversione e
ricompare, si ferma. I poliziotti scendono e fermano i tre. L’ultima cosa che
vedo sei tu, una statua vestita di nero sul ciglio della strada, che guardi la
scena quasi con disinteresse. Alzo il bavero del giaccone e accelero il passo.
lunedì 3 dicembre 2012
Don't worry, be happy
Da qualche giorno si parla di
primarie in ogni dove. E il PD le fa ma discute sulle regole e dicono che si
imbrogliano. E il PDL le fa ma forse non le fa però pare che le facciano ma non
è detto. A me, che sto pensando di proporle nel mio condominio candidandomi a
leader della corrente del mio pianerottolo, è scattata in testa una strana associazione.
Continuo a canticchiare tra di me “ … primarie sì primarie no, le primarie non
si fanno alla faccia di Alemanno … “ sulla musica di La terra dei cachi di Elio
e le storie tese. Poi mi è ricapitata sott’occhio una vecchia foto. E mi sono
di nuovo reso conto che a destra stanno
facendo tanto teatrino in attesa di sapere se questo signore si ricandida. Sì,
proprio questo. Ha fatto il presidente del consiglio. E sta pensando se
proporsi per rifarlo. Sì sì, avete capito bene, quello con quel coso strano in
mano. Presidente del consiglio. E allora basta. Non voglio più parlarne. Voglio
dedicare qualche parola a un dramma umano. Quello dei membri della sua scorta. Guardate
le loro espressioni. Non sono gente felice. Ma io in particolare sono toccato
dallo sguardo del signore cerchiato in rosso. Credo sia il caposcorta. Quindi,
riassumendo, uno che per guadagnarsi la vita passa le giornate incollato alle
terga dello strano personaggio di cui sopra, terga che da fonti informate sui
fatti pare siano pure flaccide, avendo come panorama una splendida vista dall’alto
di una coltivazione di chiome sintetiche.
Capite bene che ha mille motivi
di essere perplesso. La sua espressione vuole dirci qualcosa. La domanda che mi
sono posto è cosa. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e tradurre il suo
sguardo in pensieri e sentimenti. Mi sono uscite le seguenti ipotesi su quello
che sta pensando quest’uomo. Votate la vostra preferita e la userò in campagna
elettorale. Naturalmente, in sede di commento ognuno è libero di aggiungere la sua personale interpretazione.
01 - Voto Renzi o Bersani ?
02 - Aveva ragione nonna a dirmi di rimanere con lei a fare il
coltivatore di azalee
03 - Il mio collega scorta ancora la Minetti ma alla prossima
riunione sui turni mi sentono
04 - Se adesso urla ancora una volta “Alabarda spaziale” giuro che mi
licenzio
05 - Ci sta provando, ma la seminfermità mentale secondo me non se la
bevono
06 - To be or not to
be ?
07 - Non ne posso più, i miei figli a scuola diventano
rossi e dicono che papà fa il benzinaio
08 - Ma stiamo proteggendo lui dalla folla o la folla da lui ?
09 - Sette anni alla pensione sette anni alla pensione sette anni alla
pensione …
10 - Se mollo questo starnuto gli devasto il pratino cranico tipo ciclone,
devo tenerlo
Un'ultima cosa, bodyguard. Sarai alto due metri, peserai un quintale, sarai armato fino ai denti , esperto di tecniche di combattimento e conoscerai dodici arti marziali con almeno otto colpi mortali. Niente di personale, si fa per sdrammatizzare e riderci un poco sopra, si è capito vero ?
sabato 24 novembre 2012
Girls On Film
L’appetito vien mangiando,
dicono. Era andata bene con le riviste, perché non proseguire con l’escalation.
Dopo non tanto tempo chiuse, lo sventrarono e ora ci sono miniappartamenti e
uffici, credo, ma allora c’era un cinema. Programmazione varia, un po’ di
tutto. Il primo vietato ai minori di quattordici lo vedemmo lì, anche se forse
ne avevo ancora tredici. C’era mezza scuola quel sabato pomeriggio a vedere
Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo. A proposito, meglio tardi che mai,
grazie di cuore a Barbara e Edwige e a tutte le altre. Ma il soft non bastava
più, non bastavano docce e strip. E nel frattempo la programmazione del cinema virava
sempre più verso l’hard, già era diventato un rito allungare il ritorno da
scuola per andare a guardare i cartelloni esposti. Un pomeriggio d’autunno, di
quelli quando fa buio in pratica subito dopo mangiato, ormoni galoppanti e film
in programmazione si mescolano in un cocktail micidiale. Qualcosa che aveva a
che fare con carceri e piacere e detenute, vietato ai minori di diciotto anni.
Partiamo. Dieci minuti a piedi da casa e siamo davanti al cinema, con
adrenalina e pulsazioni in ascesa verticale. Già l’ingresso è spassoso, in
fila, sembriamo dieci piccoli indiani anche se siamo cinque. Chi capeggia la
fila e dovrà andare a chiedere i biglietti è inutile che ve lo dica, credo. Mi
impettisco, cerco di sembrare il più alto possibile e di parlare con la voce
più bassa possibile, mi dirigo alla biglietteria e con fare disinvolto chiedo
cinque biglietti per la galleria. Dentro la biglietteria ci sono due tipi e uno
dei due mi chiede quanti anni ho e se ho un documento. Io non solo non avevo
frequentato molto il catechismo quindi ero abbastanza a digiuno di comandamenti,
mentivo e desideravo la donna d’altri (qualunque donna in quel periodo, ad
essere obiettivi), ma per entrare in quel cinema avrei detto anche che ero il
nipote di Mubarak. Con nonchalance rispondo diciotto e faccio la scena di
frugarmi in tasca prima di allargare le braccia sconsolato e dire che l’ho dimenticato
a casa. Il tipo ghigna e si rivolge all’altro in dialetto con una frase del
tipo “Eh certo, diciotto, con quella barba folta che ha” seguita da doppia
sghignazzata. Avrò avuto otto peli sul mento e tre sulle guance, prendo la
frase come un segnale negativo, ero un ragazzino sveglio io. Mi giro verso gli
altri quattro piccoli indiani con fare interrogativo sul da farsi e proprio in
quel momento dalla sala proiezione esce uno spettatore. E per una frazione di
secondo, prima che la porta si richiuda, intravediamo lo schermo dove va in
onda un accoppiamento che sembra essere di buona soddisfazione per la signorina
coinvolta, a giudicare dai gemiti. L’esortazione, sempre dialettale, “Allora
ragazzi non è ora di andare a casa ? “ rompe la magia e ci teletrasporta
all’uscita più veloci della luce. Ci rituffiamo nel cupo autunno, qualcuno mi
prende per il culo perché non ho abbastanza barba, gli dico la prossima volta
ci vai tu così ti guardano e ti dicono che hai pochi peli sul culo, schivo
agilmente una manata nelle palle e mentre ci incamminiamo verso casa tutto finisce
sotto una risata omerica.
… ten years later …
Tutto comincia con una risata
omerica già all’ingresso, adesso ci muoviamo in auto e ci siamo già fatti un
discreto numero di bianchini ma null’altro è cambiato. Era un caso raro credo,
quello di un cinema specializzato in film hard, film nuovo ogni giorno, ultime
uscite, con la particolarità di essere situato proprio di fronte alla
parrocchia. Niente cartelloni esposti e nemmeno titoli, un tacito accordo dopo
una causa vinta dal cinema, mentre il parcheggio era condiviso tra devoti
frequentatori dell’uno e dell’altra, col vantaggio che nell’imbarazzante caso
di incontro con persona conosciuta si poteva giocare la carta di una improvvisa
conversione, di una impellente necessità di confessarsi, del mettersi avanti
col corso prematrimoniale anche se magari non si aveva nemmeno la ragazza. Per
tacere della eventuale possibilità di confessione immediata in caso di
cedimenti peccaminosi, bastava attraversare la strada.
“Padre, ho peccato.”
“Quante volte, figliolo?”
“Due, una nel primo tempo e una nel secondo.”
“Dieci Ave Marie e dieci Pater Noster, figliolo. Com’era il
film ?”
“Niente male, padre, ma quello dell’altro ieri era meglio.”
“Ego te absolvo, vai in pace. Domani c’è Moana.”
“Grazie, padre. Sempre sia lodata.”
Ma torniamo al cinema. Quella
sera era una occasione speciale. Un evento, il primo film porno in 3D che
davano in città. Possiamo mancare? Certo che no, presenti all’appello. Non era
pieno, era murato. C’erano tutte le compagnie della città, credo di aver
salutato più gente quella sera che in discoteca. Clima da happening, entusiasmo
alle stelle. Si spengono le luci, tutti si infilano gli occhialini e via, si
parte, titoli di testa che scorrono. Interno stanza e dallo schermo, proteso
verso le nostre teste, si materializza ed esce un mirabolante, mostruoso,
smisurato organo genitale maschile. Parte un boato da curva nord dello stadio.
Il mio vicino di posto inizia a ridere e dice “ Qua se arriva una tette al
vento è panico alle uscite di sicurezza ” e dal fondo della sala qualcuno urla
“Cazzo ma quando viene questo oltre agli occhialini ci danno anche gli ombrelli?
”, altra esplosione di sghignazzate. Penso tra me e me che probabilmente il
glorioso Ritz Erotic Movies non ha mai visto tanta ilarità nella sua onorata carriera
di serio cinema porno, capisco che sarà una lunga serata e cerco una posizione
comoda sulla poltroncina di legno.
domenica 18 novembre 2012
Ore Liete
Uno spin-off dal post precedente.
Dedicato a tutti gli adolescenti moderni nativi digitali che non hanno mai
provato l’emozione di andare in edicola a chiedere riviste sconce. Adesso è
tutto fin troppo facile, un clic su Youporn e hanno un mondo che noi nemmeno
immaginavamo sullo stesso monitor dove scopiazzano le ricerche scolastiche da
fonti inaffidabili. Per di più col sonoro, mentre per noi il porno è stato muto
per anni e per urla e gemiti dovevamo lavorare di fantasia. E la frequentazione
di siti hard tra i ragazzi deve essere una pratica molto comune, a giudicare
dalla velocità con cui compare una schermata nuova sul monitor quando entro in
camera di mio figlio.
Ma per noi era diverso. L’acquisto era pianificato
strategicamente, a partire alla scelta dell’edicola. Ce n’erano due in zona ma
quella dell’ospedale era considerata impraticabile, troppa gente, un viavai
continuo mentre il prelevamento dell’oscuro oggetto del desiderio (perdonami,
Luis) doveva essere rapido e senza testimoni. L’altra invece era perfetta.
Situata lungo una strada di traffico intenso quindi frequentata in prevalenza da
forestieri e non da residenti, ci si accedeva da un sottopassaggio e
l’edicolante era noto per non guardare troppo per il sottile sull’età degli
acquirenti, oltre ad avere come occhiali due fondi di bottiglia che, beata
ingenuità, credevamo avrebbero reso più facile giocare al rialzo sulla nostra
età in modo convincente. Suppongo sia morto e che in ogni caso il suo eventuale
reato sia prescritto, quindi pace all’anima sua e grazie. Avevo una discreta
faccia di bronzo e ero il più alto della masnada, quindi potenzialmente quello
che più poteva sembrare un diciottenne, toccava a me. Il commando era appostato
all’uscita dal sottopassaggio in attesa del momento propizio. Non c’erano
clienti, i marciapiedi nelle due direzioni erano sgombri fino a una distanza
ragionevole, l’arrivo di un’auto che si fermava era una possibilità, ma nella
vita bisogna pure correre qualche rischio.
Ecco il momento. Vai. Il resto del
gruppo aspettava sbirciando, mentre io con fare disinvolto e il cuore a mille
mi avviavo verso il lato sinistro dell’edicola. Un paradiso pudicamente
protetto da una tenda verde. Una rapida occhiata, Le Ore l’altra volta non era
granchè, OV ha una copertina niente male ma prendo Caballero. Afferro e porgo,
senza parlare. E lui coi suoi fondi di bottiglia cerca il prezzo sulla
copertina. Cazzo, lo so io il prezzo e non lo sai tu che lo vendi, ho i soldi
contati, sbrigati per la miseria. Eccolo. Lo avvolgo a cilindro sperando che
non sbuchino troppi particolari anatomici dalle parti che restano in vista, e a
passo di carica mi avvio al sottopassaggio. E’ fatta. Cerchio di ragazzini in
religioso silenzio alle mie spalle, sacerdote officiante la blasfema cerimonia del
primissimo sfoglio. Ma era solo un attimo, una rapida consultazione, sotto i
sottopassaggi passa gente, lo dice il nome. Oddio, non credo che in caso di
mancata soddisfazione avrei avuto la faccia di tolla di andarlo a cambiare. E
in ogni caso eravamo sempre soddisfatti, in molti sensi se mi si perdona la
bassissima battuta. Prima di uscire dal tunnel, il prezioso bottino finiva
sotto la maglia di qualcuno e noi ridiventavamo un innocuo gruppetto di
ragazzini, che con un segreto inconfessabile raggiungeva il garage che avevamo
adibito a sala di pornoconsultazioni.
Tutto questo durò diverso tempo. Finchè un giorno mia madre mi disse guardandomi distrattamente “ Sai che la signora tal dei tali mi ha detto che ti ha visto in edicola ? “. Gelo, dentro e fuori. Mia madre aveva sguardi indecifrabili e l’arte dell’allusione, quindi devo ancora capire se la signora si era limitata a dire di avermi visto o aveva aggiunto, Dio non voglia, che mi trovavo nell’ala peccaminosa. Non ritenni opportuno proseguire il discorso e non ho mai più avuto occasione di chiederglielo. Ma fu spunto di riflessione e autocritica. Era giusto quello che facevamo? Stavamo sbagliando? Non potevamo continuare così. Bisognava cambiare, stavamo diventando grandi. E così fu. Avevamo i motorini adesso. Cambiammo edicola.
Tutto questo durò diverso tempo. Finchè un giorno mia madre mi disse guardandomi distrattamente “ Sai che la signora tal dei tali mi ha detto che ti ha visto in edicola ? “. Gelo, dentro e fuori. Mia madre aveva sguardi indecifrabili e l’arte dell’allusione, quindi devo ancora capire se la signora si era limitata a dire di avermi visto o aveva aggiunto, Dio non voglia, che mi trovavo nell’ala peccaminosa. Non ritenni opportuno proseguire il discorso e non ho mai più avuto occasione di chiederglielo. Ma fu spunto di riflessione e autocritica. Era giusto quello che facevamo? Stavamo sbagliando? Non potevamo continuare così. Bisognava cambiare, stavamo diventando grandi. E così fu. Avevamo i motorini adesso. Cambiammo edicola.
giovedì 8 novembre 2012
Erotic Line
Serata tra amici di
parecchi anni fa, non ricordo se il pretesto dell’invito a cena era una partita
di calcio, un compleanno o chissà cos’altro, ma alla fine poco cambia. Le ore
si fanno piccole e il tasso alcolico alto. Parte un giro di zapping televisivo.
Tra televendite di pentole e materassi, film inguardabili e documentari
micidiali, sbucano le pubblicità delle hotline telefoniche. Risate sbronze,
commentacci, battute da caserma, ogni genere di sconcezza. Non siamo mai stati
una comitiva di seminaristi, lo ammetto. A un certo punto il padrone di casa
parte verso la cantina per l’ennesimo doveroso rifornimento. Commettendo un
errore terribile. Siamo a un piano alto di un palazzo in centro storico, senza
ascensore, e lui lascia lì il cellulare acceso, nelle mani di una manica di
criminali. Quando la porta si chiude dietro le sue spalle, non c’è neanche il
tempo di dire “Dai dai chiamiamo la maialona bionda” che qualcuno sta già
facendo il numero. Per una misteriosa
usanza del gruppo, fin dai tempi in cui da ragazzini era mio compito chiedere
all’edicolante le riviste porno, passando per il periodo romagnolo in cui andavamo
a chiacchierare con la variopinta fauna che batte sul lungomare di Rimini e io
ero stato eletto addetto ai dialoghi, per arrivare ad oggi, quando ci sono da
fare cazzate che richiedono chiacchiera sciolta e faccia da culo io non so
perché ma ci sono sempre in mezzo. No, forse lo so benissimo, ma ne parliamo
un’altra volta.
Fatto il numero e presa la linea, il delinquente passa in viva
voce e mi molla in mano il telefono. Mi risponde una lei che si presenta con
nome esotico e si descrive come una via di mezzo tra una pin-up e una battona
da tangenziale. Ricordo, random, labbra carnose quarta di seno perizoma. Pareggio
il conto delle spudorate falsità descrivendomi come una specie di Bronzo di
Riace in boxer, e ancora non ho capito cosa avesse il mio pubblico di imbecilli
da sghignazzare. Segue la domanda “ Dove sei ? “ alla quale non devo fare
grossi sforzi di fantasia dato che su un divano sono e “ Sul divano” rispondo. Lei
mi informa che è sul letto e, ci tiene a precisarmelo nel caso avessi dubbi,
con le gambe aperte e tutta bagnata. La domanda successiva è “ Ti stai
toccando? ” dove prima devo mascherare un convulso di riso per il commento di
un idiota seduto sulla poltrona di fronte che insinua che dovrei almeno
trovarlo e poi resistere alla tentazione di chiedergli se per caso l’ho
lasciato da sua sorella.
Ma il momento clou è quando lei mi chiede miagolante
“Cosa mi faresti se fossi lì con te? “ E io, cercando di Eastwoodizzarmi con la
voce più maschiovirilsensuale che riesco a fare, suscitando una standing ovation
di risate dei presenti le dico “Ti farei
un pigiamino di saliva, piccola”. E dentro di me elevo una silenziosa preghiera
al dio della celluloide supplicandolo di avermi fatto imbattere in una cinefila
e sognando che lei mi risponda ridendo “ Va bene Clint, allora sono tua, prendimi
maschione”. E invece non è così. Lei, maledetta, non ha visto Tightrope, non sa
chi sono Gunny Highway, l’Ispettore Callaghan e nemmeno il texano dagli occhi
di ghiaccio, mi prende sul serio e per ricambiare l’umido pigiamino inizia con molto
impegno e poca credibilità a prospettarmi un paradiso di prestazioni orali
sulle quali io mi ammoscio psicologicamente (non fraintendete, vi prego,
sull’altro versante non era successo nulla e nulla c’era da ammosciare) e
chiudo la conversazione.
Qualcuno lancia l’idea di salvare il numero in memoria
con un nome femminile e fare una soffiata alla fidanzata dell’amico di
controllargli il telefono, cosa che viene accolta da unanime approvazione. Ma
la bieca congiura viene sventata dal rientro del padrone di casa che dopo
passaggio in cucina a stappare arriva, guarda la tele coi numeri in
sovraimpressione a un tripudio di chiappe e tette, guarda me col suo telefono
in mano, fa due più due, capisce la tragedia appena accaduta e mi salta addosso
mentre io lancio il suo telefono a uno dei criminali. Nasce una colluttazione
sul divano, dove subisco dato che sto ridendo a crepapelle e non ho la forza di
difendermi. Il cellulare torna nelle mani del legittimo proprietario, che
verifica sconsolato la sonora decurtazione al suo credito. Come sconsolato sono
io adesso, che rifletto sul fatto che il numero probabilmente era un 144, il
credito era in lire e Sharon Samantha Cindy Jasmine o come cavolo si chiamava
forse adesso è nonna. E si mette un pigiama di flanella. Tempus fugit.
mercoledì 31 ottobre 2012
Halloween Again
Suonano. Scampanellata breve,
quasi timida. Che palle, sempre qua gli scocciatori. Seguita da un bussare
discreto alla porta. Lampo nel cervello. Cazzo, è Halloween, i bambini. Troppo
tardi, non la scampo. Ho Loverman a tutto volume, sanno che sono in
casa, e fingermi morto non mi sembra una buona idea anche se a pensarci sarebbe
molto in tema. Mi sa che devo aprire. Non faccio in tempo a mettere i
Darkthrone e non mi sono vestito da Freddie Krueger come mi ero ripromesso
l’anno scorso. Scelgo una via di mezzo, apro con passo lento e sguardo truce e
guardo in basso pronto a fulminare il bambino o bambina di turno che viene a
scartavetrarmi le palle con Halloween. Una gonna di panno nero, due scarpe nere
di foggia datata. Minchia, bambina, o ti hanno truccata molto bene da strega o
sei invecchiata molto da stamattina, quando sei uscita per andare a scuola e ti
ho incrociata per le scale avrai avuto nove o dieci anni, non di più, e adesso
sembri mia nonna.
Guardo più in alto e qualcosa non torna, troppe rughe e so di
cosa parlo. Non è una bambina, è la signora del piano di sopra. E resto
perplesso. Signora, va bene sentirsi giovani e in forma, va bene che a
somigliare a una strega non fa tutta questa fatica, ma non le pare che a
settant’anni sia poco decoroso andare in giro a festeggiare Halloween come i
bambini delle elementari ? Poi penso che questa crisi sta picchiando duro, è
proprio vero che la gente non arriva a fine mese se il trentuno Ottobre una
pensionata per mangiare qualcosa deve andare a fare dolcetto o scherzetto in
giro. La signora, ignara del turbine di pensieri dietro il mio sguardo assente,
mi informa che sono cambiate le date per l’esposizione dei contenitori della
differenziata e mi consegna il nuovo schema. E io, mancato incubo con la pelle
carbonizzata, la risata maligna e le unghie ad artiglio, lo prendo, la
ringrazio e me lo infilo in tasca. E stanotte non mi infilerò nei sogni di
nessuno in Elm Street. Ma Venerdì devo ricordarmi l’organico, e Sabato la carta.
lunedì 29 ottobre 2012
Old Man Take A Look At My Eyes
Qualche giorno fa, guardando la
tele, ho visto una cosa che mi ha colpito molto. Credo fosse un documentario, o
un dibattito, sulle problematiche della terza età. La casa di riposo era
bellissima, sembrava una clinica di lusso, arazzi alle pareti, fregi, arredo
elegante. Intervistavano un signore anziano. Vicino a lui c’era un tizio che
non ho capito se era l’infermiere, il badante, il maggiordomo o cosa. Certo non
aveva la faccia rassicurante, sembrava una via di mezzo tra il gobbo di Notre-Dame
e Lurch della Famiglia Addams. Comunque, quel signore non stava per nulla bene.
A parte le rughe, lo sguardo fisso, le difficoltà di parola e di respirazione,
la pelle del viso che sembrava di plastica e una cosa strana sulla testa, una
specie di lanugine più corta del resto dei capelli e anche di colore un tantino
diverso, erano le cose che diceva che mi hanno lasciato perplesso.
Poveretto,
sembrava soffrisse di una forma di mania di persecuzione. A sentire lui tutti
ce l’avevano con lui, lo perseguitavano, lo odiavano, capi di stato stranieri
gli ridevano dietro per deteriorare la sua immagine e la sua credibilità
internazionale, i giudici lo processavano perché non avevano altro da fare.
Giuro, dava perfino l’impressione che avesse manie di grandezza, in certi
momenti sembrava che credesse di essere stato uno statista, addirittura
presidente del consiglio. Poi però poveretto si deve essere confuso, deve
essersi ricordato di quando giocava a
calcio da giovane e ha cominciato a dire che non scendeva in campo ma forse sì
e faceva il passo indietro. Poi ha iniziato a delirare, a dire che dava soldi a
nipoti minorenni di qualcuno che facevano le maggiorate maggiorenni per
costruire ospedali in Sud Sudan Africa dove Bertolaso avrebbe allenato il Milan
per giocare contro la sinistra per guarire dallo spread, il tutto sparando
cifre a caso e parole in libertà.
Cazzo, parli con la Merkel, con Draghi, con
Juncker. Bund è una parola tedesca. Non puoi pronunciarmela “band”. Non puoi.
Ah sì, tu puoi. Tu che hai pronunciato Google “Gogol”, puoi.
lunedì 22 ottobre 2012
Reggio Calabria - 22 Ottobre 1972
Sì, lo so, mi sono intrippato con
gli anniversari, ma stavolta non è colpa mia. E’ stata una catena di eventi che
mi ha portato qui. E chi sono io per oppormi al destino ? Sentivo parlare da
diversi giorni di Reggio Calabria, comune sciolto, infiltrazioni e contiguità
criminali, e c’era qualcosa che mi ronzava in testa. Mi è venuta in mente questa
canzone, me la sono riascoltata, e quando ho colto la data della manifestazione
ho capito che mi stava chiamando per essere pubblicata. Oggi, quarant’anni
dopo. E ho obbedito. Credo che in molti non l’abbiano mai sentita, e che per i
pochi che già la conoscono sia un ricordo gradito. Per lasciare più spazio a eventuali
commenti, mi dico alcune cose da solo. Veterocomunista, sinistrorso, bolscevico,
sovversivo, stalinista, centralista, fuori dal mondo, non al passo coi tempi.
No, con questi tempi dove si stanno massacrando i diritti dei lavoratori e quel
po’ di welfare che c’era, costruiti anche grazie alle lotte e alle
manifestazioni come quella della canzone, non credo di avere una gran voglia di
stare al passo.
Dimenticavo, a proposito di anniversari, nel post precedente ho
dovuto fare una scelta, il nove Ottobre era anche l’anniversario della morte di
Che Guevara. Rispetto per il combattente e per le idee e per i valori, ma non
ho mai avuto la maglietta con la sua faccia, né l’adesivo sull’auto, non me lo
sono tatuato addosso e diciamo anche che “Hasta siempre comandante” dopo due
ascolti fa venire sonno. E allora, per motivi estetico-emozionali, ha vinto
Paolini ai punti. Una eventuale finale con la Marini sarebbe un bello scontro.
martedì 9 ottobre 2012
Vajont - 9 Ottobre 1963
Duecento metri. Cristo Santo, cosa
sono duecento metri d’acqua ? Come fai a pensarli, a vederli, a immaginarli,
duecento metri d’acqua che scavalcano una diga e ti arrivano addosso ? Non si può. Puoi solo lasciartelo
raccontare, ascoltare e farti prendere a
pugni nello stomaco dall’emozione, perché capire non si può. Ma so una cosa.
Finché guardo questo e mi si chiude la gola, finché guardo questo e non riesco
più a respirare, finché guardo questo e ho voglia di mettermi a piangere, sono
vivo.
venerdì 5 ottobre 2012
Welcome To The Lifeboat Party
Sedi
delle regioni piene di finanzieri a frugare tra i rimborsi e non solo. Feste
romane coi maiali travestiti da maiali e le maiale travestite da ancelle. Festa
a carattere sociofecalpolitico sul tema “Siamo nella merda fino al collo”, che
mi sembra perfetta vista la quantità di facce da culo tra i presenti. E io che
parlando con qualcuno che mi chiedeva se mi era piaciuto “Che la festa cominci”
di Ammaniti avevo risposto che secondo me era un po’ sopra le righe. In
confronto sembra il catechismo. E adesso tutti a gridare allo scandalo, come se
fino ad ora avessimo vissuto con Alice nel paese delle meraviglie. No, dico, ma
ci siamo scordati di che nazione stiamo parlando ? Signori, lo facciamo un
ripassino per capire dove ci troviamo ? Guardiamo una foto di qualche anno fa,
non millenni, e facciamo un gioco ?
Una specie di test di Rorschach
con una foto al posto delle macchie, io di psicologia ne so più o meno come un
carciofo ma possiamo provare a fare il test. Solo una foto, ma sono sicuro che
se voi mi dite cosa vedete nella foto io vi so dire a che paese state pensando.
Provare per credere.
Allora, secondo voi la signorina
nella foto è …
1) Una ricercatrice scientifica
premio Nobel giunta per un convegno
2) Una profuga politica leader
dell’opposizione a un feroce regime
3) Una campionessa sportiva
reduce da trionfi olimpici
4) Un magistrato impegnato in un
pericoloso processo
5) Una famosa giornalista
titolare di una scottante inchiesta
6) Una ballerina di flamenco che
l’allora settantatreenne presidente del consiglio di quel paese, a spese dei
cittadini, ha fatto viaggiare su un volo di stato insieme a musicisti nani e
ballerine varie per condurla a una festa privata piena di diciottenni seminude
in una delle sue ville
1) State pensando a un paese ad alta alfabetizzazione, in cui ricerca e formazione sono tenuti in grande considerazione, i fondi per l’istruzione sono in crescita, le università sono di ottimo livello e da cui non fuggono cervelli
2) State pensando a un paese tollerante e aperto all’integrazione, di grande accoglienza verso le persone che provengono da regimi oppressivi o da zone che sono teatri di guerra e persecuzioni, lontano da razzismi e xenofobie
3) State pensando a un paese con impianti sportivi di grande livello, una alta cultura sportiva, senza incidenti negli stadi, con una diffusione di massa delle attività sportive a partire dalle scuole ed un elevatissimo numero di praticanti
4) State pensando a un paese con una giustizia imparziale, veloce, efficiente, senza ingerenze della politica, in cui tutti i cittadini sono veramente uguali davanti alla legge e nessuno può mettersi a priori al riparo da eventuali processi
5) State pensando a un paese con una informazione pluralista, non concentrata in poche mani, libera e critica, senza controlli e ingerenze da parte di poteri forti né da parte di politici, pronta alla denuncia critica e al servizio del cittadino
6) State pensando all’Italia, cazzo !!
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