Avvertenza

Mi sono reso conto che diversi post sono legati a un brano musicale di Youtube che contengono e sono assolutamente incomprensibili senza quel video. Se l'account di chi ha pubblicato quel brano viene cancellato, il video sparisce. Non ho nessuna voglia di mettermi a ripercorrere tutto per vedere se questo è successo, ma se vi imbattete in un post che fa riferimento a un brano che manca, mi fareste un piacere segnalandomelo. Thanks.

sabato 9 febbraio 2013

A Volte Ritornano - Guess Who's Back

Premessa doverosa, vi avverto che partirò da Corona per virare su argomenti calcistici e relativo indotto con un posto di rilievo per Balotelli, il che la dice lunga sul livello di questo post. Se state pensando che anche gli altri non erano granchè, vi posso dare ragione garantendo nel contempo che non minaccerò nessuno perché continui a leggermi. Allora, dico subito che Fabrizio ci ha delusi. Latitare, scomparire, fuggire, arruolarsi nella Legione Straniera, emigrare in America Latina, riciclarsi come drag queen, imbarcarsi come mozzo sul Titanic 2, a me andava bene qualsiasi cosa purché sparisse del tutto. Ci ha fatto sognare la sua definitiva eradicazione dal globo terrestre e  scopriamo che è scappato con la 500 e dopo due giorni era di nuovo qua, in direzione delle patrie galere, minacciando di querelare chi dice che frignava quando lo hanno arrestato. Farà due o tre anni se va bene poi uscirà e ce lo ritroveremo di nuovo tra i pendenti.
Come se non bastasse, ne torna un altro. Questo eravamo riusciti a spedirlo a Manchester, se lo sono tenuto per un po’ ma niente da fare. Arieccolo. Mario Balotelli is back. Ora, ce ne sono di cose da dire. Ma che torni uno che mi sta sulle palle, acquistato da una squadra che mi sta sulle palle posseduta da un politico che mi sta sulle palle e gli porti pure una paccata di voti alle elezioni è una cosa che mi ribalta le soprannominate sfere. Lasciamo perdere il fratello del suddetto politico che andando alla partita dice in un contesto pubblico “… e adesso andiamo a vedere il negretto di famiglia …“, lasciamo perdere le sue presunte paternità con presunte showgirl, lasciamo perdere le sue multe e le sue liti coi vigili. E’ proprio un fatto istintivo, di pelle, Mario, scusa se ti do del tu ma proprio nun te posso soffrì. E ho usato l’espressione “di pelle” volutamente. Mi sono rotto le palle di non potere dire che uno mi sta sulle palle perché è di colore e magari mi danno del razzista. Sono assolutamente multietnico in questo campo, mi stanno sulle palle esponenti dei cinque continenti, di tutte le razze e i colori e se sbarcassero i marziani sono sicuro che ne troverei almeno uno che mi sta sui coglioni. Mario, hai un fisico da paura e potrai difenderti, ma in campo cavi gli schiaffoni dalle mani e certi stopper di una volta avrebbero un paio di cosette da dirti. O da dire alle tue caviglie coi tacchetti. E ne avrei anche io da dire, sia a quelli che fanno la fila per entrare in un locale dove c’è Corona e gli fanno i gruppi su Facebook che a quelli che fanno, guardano, commentano su youtube trasmissioni come queste. Non guardate il video che segue se non avete stomaco forte, potrebbe essere devastante. E la lettura dei commenti è peggio ancora.

 
Come dicevo, non guardo al colore della pelle nelle mie antipatie. Mi sta pesantemente sui santissimi anche Ibrahimovic, bianco, con origini slave e di nazionalità svedese. Ora che ci penso, tempo fa ho sbeffeggiato il bodyguard di Silvio, adesso uno che è un fascio di muscoli e una specie di gigante che fa kick-boxing. Poi dicono che uno se le cerca. Sotto tutto questo regna la contraddizione, ovvia, non poteva mancare ma chi ha mai detto di essere coerente. Prendo a calci palloni da quando ho l’età della ragione e forse anche da prima. Ho giocato a calcio per una vita, frequentato stadi, guardato partite. La profonda avversione testicolare non inficia l’ammirazione tecnico-sportiva. Mario, quando tu agli europei hai infilato quelle due pappine ai tedeschi io ho goduto come un riccio, lo ammetto. E quando Ibra ha fatto quel gol in rovesciata all’Inghilterra io ho dovuto stropicciarmi gli occhi. Niente da dire, siete due campioni, ma con rima baciata mi state sui coglioni.
 
 
 

 
Eh, certo, sei invidioso, loro sono campioni, guadagnano un sacco, sono famosi, per questo ti stanno sulle palle. Mica vero. Roger Federer è un campione, guadagna un sacco, è famoso ma mi sta simpatico. E fa cose del genere.
 
 
Eh, certo, ma Federer è bianco, per questo non ti sta sulla palle. Mica vero. Michael Jordan era un campione, guadagnava un sacco, era famoso, era di colore e mi stava simpatico. E faceva cose del genere, oltre a fare film recitando coi cartoni animati. Sì, so Space Jam a memoria, e allora?


 
Aggiungendo, così per inciso, che non ho nemmeno preclusioni di censo e che mi stanno molto sulle palle anche almeno quattro miei condomini che non sono né ricchi né famosi, concludo dicendo che tutte queste cose, Corona, Balotelli, Ibra, Federer, Jordan sono cose di lusso. Cose da Mastercard (vabbè, i miei vicini credo di no, ma fa lo stesso). E anche se fatico a provare avversione fino in fondo per un popolo che ha inventato lo champagne, se posso generalizzare mi stanno tendenzialmente sulle palle i francesi. E allora. la meta di Castro alla Francia domenica scorsa non ha prezzo.
 
P.S. oggi mi stanno sulle palle gli scozzesi, molto.

venerdì 1 febbraio 2013

L'uomo che cadde sulla terra

Ancora un piccolo suggerimento personale su minuscole cose insignificanti da fare almeno una volta nella vita. Qui il fattore geoclimatico è imprescindibile. Questa è decisamente invernale ed è indispensabile una grigia giornata di neve abbondante, fresca, soffice e compatta, con almeno venti centimetri al suolo. Io l’ho fatto in versione lavorativa, ma ragionevolmente si può fare anche in versione condominiale. Mi sento di sconsigliare la versione in tangenziale o in incrocio trafficato, a meno che non si amino le sensazioni forti. Considero antisportivo indossare abiti impermeabili, va fatta con vestiario normale. Diciamo inoltre che lavorare in un posto dove i rapporti gerarchici sono molto flessibili e le relazioni informali aiuta, anche se altrove potrebbe essere un modo elegante di chiudere un rapporto di lavoro. Durante la pausa caffè guardare i colleghi, dire “ Signori, ma vi ho mai detto che a me piace on ice ? “, appoggiare il bicchierino, uscire e inoltrarsi nel parco circostante camminando senza voltarsi incurante di sguardi allibiti e sorrisi di compatimento. Arrivati a distanza adeguata girarsi, sorridere al pubblico che vi guarda allargando le braccia, fare un inchino, soffiare un bacio e lasciarsi cadere all’indietro nella neve. Bisogna rimanere stesi immobili per almeno cinque minuti, prendere sonno sarebbe un tocco di qualità aggiuntivo ma c’è il rischio che nessuno venga a svegliarvi e le alternative sono licenziamento, congelamento o entrambi.
  
 
Dopodiché rialzarsi avendo la massima cura di non danneggiare la vostra impronta nella neve, tornare alla macchinetta del caffè, bere il caffè gelato e dire con fierezza ai colleghi come se si trattasse di una grande rivelazione “ Yes, I’m the man who fell to earth, e allora ? “ Quindi iniziare uno sproloquio metafisico su pieni e vuoti sviscerando in particolare il concetto che la vostra forma rimasta nella neve, oltre ad essere una impalpabile opera d’arte di cui voi siete atto e attore, è una assenza apparente nata da una presenza passata e non sarà quel nulla a scomparire, perché è già nulla per definizione e non può annullarsi, ma sarà il dissolvimento della volatile sostanza che segnava per contrasto e negazione l’assenza a cancellare quella presenza fatta di nulla. E’ molto importante che diate chiaramente la sensazione di non avere la minima idea di quello che state dicendo. Fissare con aria assente un punto imprecisato sopra le teste dei vostri ascoltatori aiuta. Quando sentite che le vibrazioni verso di voi si fanno molto negative, tipo insulti e minacce verbali con almeno l’80% dei presenti che vi gira ostentatamente le spalle e il restante 20% che vi lancia addosso tè o cioccolata, entrate nell’ufficio del responsabile commerciale e scuotendogli un po’ di neve sulle fatture ditegli con faccia molto ma molto sussiegosa “ You’re face to face with the man who sold the world ! ”, quindi ritornate alla vostra scrivania imitando un allegro scampanellio sulla melodia di Jingle Bells e chiedendo ai colleghi che incrociate se hanno visto passare delle renne.
 
             

                     

lunedì 21 gennaio 2013

Ball And Chain

Fabrizio Corona è scomparso, fuggito, latitante, irreperibile. E questa è una buona notizia. Uno dice “ok, finalmente è sparito, ce lo siamo levato dai coglioni” e si apre a un moderato ottimismo. Poi legge “ricercato con mandato di cattura europeo” e l’ottimismo svanisce come neve al sole. Come sarebbe a dire mandato di cattura? Europeo? Ricercato? No, dico, ma lo stiamo anche cercando? Qualcuno ne sente la mancanza? Siamo in molti preoccupati per lui? E perché mai, di grazia, stiamo fracassando gli zebedei a tutta Europa per ritrovare questo tizio? Perché è stato condannato a 5 anni per aver tentato di estorcere venticinquemila euro al calciatore Trezeguet in cambio della non pubblicazione di immagini compromettenti.
Ora, Trezeguet (grandissimo attaccante, tra parentesi) adesso credo giochi in Argentina e probabilmente non gli può fregare di meno delle foto fatte davanti a un locale in Italia anni fa. E noi scomodiamo l’Interpol per cercare Fabrizio Corona. E metti che per sfiga lo troviamo e finisce dentro, qui bisogna fare un discorso umanitario. Già le carceri italiane sono luoghi sovraffollati, ma infliggere a un povero rapinatore di banche o a un serafico pusher la tua compagnia per cinque anni in una cella di 4 metri per 4 è una atrocità terribile. Dai, Fabrizio, per me siamo a posto così, latita tranquillo. Guarda, se giuri che non metti mai più piede in Italia secondo me venticinquemila italiani che ci mettono un euro a testa li troviamo.
 
 

venerdì 18 gennaio 2013

Fat Man In The Bathtub With The Blues

Tempo fa ricevetti una mail che sbeffeggiava il modo di lavarsi del sesso maschile, col corredo della solita avvertenza ironica “ inviala a un uomo che sia abbastanza intelligente da capirla e sorridere”. Il fatto di averla ricevuta da due donne diverse mi fece pensare fondamentalmente a due cose. O sono considerato da più parti uomo intelligente e sorridente, o da più parti si ha scarsa fiducia nella mia igiene personale. Quindi, dopo una doccia autocritica, con un bel sorriso, misi la mia presunta intelligenza all’opera e ricomponendo come tasselli di un puzzle alcune mie esperienze di convivenza elaborai una risposta. Aggiungete pure a intelligente e sorridente “ vendicativo”.

La doccia di un uomo:
 
01 Si toglie i vestiti mentre è ancora a letto e li getta per terra.
02 Va nudo verso il bagno.
03 Se vede la moglie/fidanzata le mostra orgoglioso la proboscide facendo un rumoroso barrito.
04 Si ferma di fronte allo specchio per analizzare il fisico.
05 Ingrossa la pancia e guarda fiero le misure del suo uccello
06 Si gratta le palle e si annusa le mani per l'ultima volte prima di lavarsi.
07 Entra nella doccia.
08 Si lava la faccia con il primo sapone che vede.
09 Ride come un cretino per come rimbomba la scoreggia che ha appena tirato.
10 Si lava i coglioni e il culo, curandosi di lasciare qualche pelo sul sapone.
11 Si lava i capelli con qualsiasi shampoo, nei casi peggiori con il detergente intimo della moglie/fidanzata.
12 Piscia nella doccia facendo finta di essere Grisou alle prese con un enorme incendio.
13 Esce dalla doccia senza rendersi conto che ha bagnato ovunque perchè ha lasciato la tendina fuori dalla doccia.
14 Non si pettina e scrolla la testa riempiendo di gocce lo specchio.
15 Si asciuga un po'.
16 Si guarda di nuovo allo specchio facendo l'elicottero con il pistolino.
17 Esce lasciando il bagno tutto bagnato.
18 Torna in camera con un asciugamano alla vita.
19 Toglie l'asciugamano e mostra orgoglioso la proboscide alla moglie/fidanzata facendo un rumoroso barrito.
20 Getta l'asciugamano fradicio sul letto e si veste in due minuti.

 Il bagno di una donna:

 01 Entra in bagno e accende la stufetta elettrica anche se è Agosto e ci sono 35 gradi
02 Riempie la vasca fino all'orlo e aggiunge manate di sali dimenticando lo spessore della schiuma
03 Entra nella vasca che regolarmente trabocca producendo sul pavimento l'effetto autolavaggio
04 Emette bollicine sotto il pelo dell'acqua
05 Guarda le bollicine con un sorrisino stupito come se lei non ne sapesse nulla e non c'entrasse niente
06 Inizia a chiamare lui, che sta guardando la partita del Sei Nazioni, per farsi passare il boccetto di ristrutturante, defoliante, energizzante, glicosante, colorante, decerante, ogni genere di sostanza purchè inutile, costosissima e che termini in "ante". Minimo contrattuale almeno otto chiamate per bagno
07 Richiama lui per farsi lavare la schiena
08 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
09 Esce dalla vasca e alza la temperatura della stufetta
10 Si guarda allo specchio e si soppesa le tette
11 Richiama lui per sentire se secondo lui pesano uguale
12 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
13 Si gira e si osserva le chiappe
14 Richiama lui per sentire se secondo lui cominciano a cascare
15 Lo insulta perchè allunga le mani, è un porco e non pensa ad altro
16 Esce dal bagno senza spegnere la stufetta, che resta accesa per le due ore successive producendo un microclima equatoriale nel bagno
17 Si presenta in soggiorno con asciugamano sulla testa, tutona azzurra con orsetti, ciabatte di spugna rosa
18 Chiede a lui se può andarsene a guardare la tele in camera perchè lei deve vedere Amici
19 Lui si alza mentre mancano tre minuti alla fine e l'Italia in vantaggio di due punti si sta difendendo a sangue nei suoi ventidue. A causa delle chiamate elencate si è già perso due calci, una meta con relativa trasformazione, una scazzottata tra le prime linee e un intercetto con fuga di 60 metri.
20 Arriva mesto in camera giusto in tempo per scoprire che abbiamo perso all’ultimo minuto con un calcio inventato dall’arbitro. A capo chino, raggiunge la cucina dove versa una lacrima e una birra.
 
 

lunedì 14 gennaio 2013

Un Altro Giorno Di Sabbia E Furore


“On a long enough time line,
the survival rate for everyone drops to zero.”
 
Chuck Palahniuk, Fight Club

 
... and they all pretend they're orphans
and their memory's like a train
you can see it getting smaller as it pulls away
and the things you can't remember tell the things you can't forget
that history puts a saint in every dream ...

 
... and you run and you run to catch up with the sun, but it's sinking
and racing around to come up behind you again
the sun is the same in the relative way, but you are older
shorter of breath and one day closer to death ...
 

domenica 6 gennaio 2013

Psicofootball

E’ cronaca di questi giorni. Partita amichevole, il pubblico ulula ogni volta che un giocatore di colore tocca il pallone. Finché questo si scoccia, tira una pallonata contro i tifosi, si leva la maglietta e se ne va seguito da tutto il resto della squadra. Ora, ho smesso di seguire il calcio da anni anche per queste cose, sbeffeggiare una persona per il colore della sua pelle è una idiozia e lui ha fatto benissimo a incazzarsi. Magari per completezza di informazione bisognerebbe spiegargli che il proprietario della squadra in cui milita è un politico che ha tra i suoi più fedeli alleati un’altra forza politica che riguardo agli stranieri sostituirebbe gli ululati con le pubbliche esecuzioni, ma non possiamo pretendere troppo e non ho voglia di buttarla in politica. Psicodrammi calcistici.
E allora, a proposito di giocatori di colore e psicologia del football, pochi secondi da vedere, di uno dei più grandi di tutti di tempi. Questa finta è fantastica. E' un lampo di genio puro. In quei nove secondi c'è l'equivalente calcistico della Morte del Cigno. Il pallone c'entra quasi poco, viene toccato una sola volta. Danza senza palla, ma il bello è che scherza coi pensieri del portiere. Li irride. Ma non finisce qui. Mentre pensa alla velocità della luce la finta che sta per fare, vede il difensore che arriva da sinistra. Sa che andrà sul primo palo, quello vicino, e cosa fa ? Lo lascia passare e tira sul secondo palo, quello lontano. Ora, lo so che è un giocatore di calcio e il suo obiettivo è buttarla dentro. Ha sbagliato, punto e basta, la palla esce. Di poco, ma esce. Non ha concretizzato l’azione.
Eppure, come Guccini pensava il ferroviere ancora dietro al motore della locomotiva, a me piace pensare che abbia voluto fare una sorta di sberleffo. Sa di avere fatto una cosa spettacolare, anzi due. Mi piace pensare che abbia sbagliato apposta. Sarebbe come la Gioconda che ti fa l'occhiolino, la Venere di Milo alla quale rispuntano le braccia e ti fa il gesto dell'ombrello, un capolavoro con una pennellata sbagliata, una ragazza bellissima coi piedi molto brutti. Se faccio anche goal, si dice, è troppa perfezione. La butta fuori di un centimetro ridendo dentro di sé e finge di meravigliarsene. Recita disperazione ma sa benissimo che quel che ha fatto passerà ugualmente alla storia. E ha ragione. Siamo ancora qui, quarant'anni dopo, a guardarlo a bocca aperta.
 
 

martedì 1 gennaio 2013

Until The End Of The World



Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento,
giorno dopo giorno versa il latte
dalla brocca nella scodella,
il mondo non merita
la fine del mondo

(Wislawa Szymborska)
 
 
Ma se il mondo deve avere fine
merito prima di versare sangue
un giorno con gli occhi che scintillano
come una spada di Hattori Hanzō
che nel silenzio dell’attesa mi guardi
quella donna con la tuta gialla
 

giovedì 27 dicembre 2012

Natalizie Luci Allucinate

Una nuova puntata della mia piccola e personalissima rubrica “Cose da fare almeno una volta nella vita”. E non  potete dire che non osservo le feste comandate, questa è anche natalizia. La mia proposta per un Natale alternativo è la seguente. Iniziare la preparazione durante il banchetto natalizio inzuppandosi in abbondanza di almeno tre sostanze alcoliche differenti di tipo vinoso, quest’anno nel mio caso Barbaresco Pinot Nero e Champagne (un mio caro amico teorizza che lo Champagne non è vino, ma ne parleremo un altro giorno). Non è accettata la birra mentre sui superalcolici ho dubbi e in ogni caso possono essere solo aggiuntivi e non alternativi. Serve un albero di Natale, non sono importanti le dimensioni ma è tassativa e fondamentale la presenza di luci a intermittenza rosse. No assoluto a luci fisse o di altri colori. Necessario anche un divano, preferibilmente un due posti se siete abbastanza alti per mettere la testa su un bracciolo e fare sporgere i piedi dal bracciolo opposto. Non so bene il perché, ma è importante che il piede sporga. E non deve essere nudo né con scarpa, mi raccomando. Utile il calzerotto di lana grezza e ruvida, fornisce quel tocco rustico a una situazione che rischierebbe di apparire affettata e snob. Ultima cosa richiesta, un lettore CD o un PC. La sistemazione consigliata è lungo una unica retta caratterizzata da quattro punti ABCD con la sorgente musicale (A) dietro la vostra testa (B) e in fondo ai vostri piedi (C) l’albero di Natale (D). La procedura è la seguente. Creare il buio totale nella stanza (al pomeriggio di Natale non è così difficile, suvvia). Avviare l’intermittenza delle luci dell’albero alla massima velocità. Inserire nel lettore CD Halber Mensch degli Einsturzende Neubauten ad alto volume. Mettere nel mirino, tra i vostri piedi leggermente divaricati e scostati, l’albero di Natale e guardarlo fisso possibilmente senza sbattere le palpebre. Inspirare profondamente. Schiacciare play. Provare per credere



 
 

 

lunedì 17 dicembre 2012

Il Valzer del Ciclista Incosciente


Ondeggiante ciclista
In precario equilibrio
Mentre lento pedali
Sull’antica due ruote
È una nemesi strana
un crudele destino
Quello d’ogni mattina
Con la pioggia o col sole
Incontrarti al volante
Con il tempo che stringe
E una fretta dannata
Dondolante ciclista
Questa strada è già stretta
La ciclabile pista
L’ha scordata il comune
Se ti sposti a ogni buca
Per schivare i tombini
E ti porti di colpo
Senza segnale alcuno
Della strada sul centro
Dove io sto arrivando
Mi rimangono solo
Le tre opzioni seguenti
Che ti vado a elencare
Oscillante ciclista
O rallento ed aspetto
Con serena pazienza
Che varrà il paradiso
il tuo arrivo alla meta
O ti salvo sterzando
Per stamparmi sull’auto
Parcheggiata innocente
sull’opposito lato
O sopporto due scarti
Inchiodando di brutto
Ed al terzo ti stiro
Come un riccio d’estate
Barcollante ciclista
Un consiglio da amico
Se io fossi al tuo posto
Credo già domattina
Rivedrei seriamente
Solo cinque minuti
I miei tempi d’uscita
accortezza da nulla
non trovarmi per strada
può salvarti la vita

lunedì 10 dicembre 2012

Take a Walk On The Wild Side

Ti vedo spesso ultimamente quando stacco la sera o arrivo per i turni notturni. Sei sempre ferma sul pezzo di marciapiedi davanti al parcheggio, tra l’edicola e la fermata dell’autobus, sotto la luce bianca e fredda dei lampioni che piega i colori. Sei alta, anche senza tacchi, capelli neri lunghi, lisci, a volte sciolti a volte con la coda, giubbino e jeans neri infilati negli stivali. Non sembri italiana. Non avrai più di venticinque anni, ad esagerare. Spesso hai la sigaretta accesa tra le dita. Anche stasera parcheggio, chiudo l’auto e inizio a camminare nella tua direzione. Il solito via vai di auto, qualcuno rallenta, ti guarda, poi accelera e se ne va. E’ presto per i clienti, c’è ancora abbastanza traffico ordinario. Arrivo a pochi passi da te, vedo il tuo trucco, nero sugli occhi e intorno, niente rossetto. Incrocio il tuo sguardo, provo ad accennare un abbozzo di sorriso. E resto raggelato. Da quello che vedo nei tuoi occhi scuri. Il vuoto totale, un deserto di assenza. Non so nemmeno se mi hai veramente visto, figuriamoci rispondere al sorriso. Non mi hai guardato, mi hai scattato una foto segnaletica e messo nel tuo archivio. Per te io sono se va bene un passante, se va male un maniaco o un rapinatore. Una volta incasellato come non problematico, per te non esisto più, posso scomparire.
E poi, sono lì le tue gambe lunghe e il tuo seno che si intuisce sotto il giubbino. Ma tu non sei lì. Sei altrove. Un qualunque altrove che non sia quella strada dove tra un po’ le auto cominceranno a inchiodarti davanti col finestrino abbassato. Una luce blu in distanza, una volante che si avvicina lentamente, ti passa davanti, i poliziotti ti guardano e tirano dritto. Fa freddo, nuvolette di fiato a ogni respiro. Ti passo accanto, si vede che stai gelando e mentre ti supero penso che sarebbe bello andarti a prendere un caffè e offrirtelo. Poi mi dico che non sei stata capace, o non hai avuto voglia, di rispondere a un sorriso, accetteresti mai un caffè ? Perso in questi pensieri continuo a camminare e sento un vociare alle mie spalle. Mi giro. Tre ragazzi in bici che urlano, non so se sono sbronzi, hanno voglia di fare i cretini, uno si ferma da te. Dal lato opposto a quello da ove era arrivata, la volante ha fatto inversione e ricompare, si ferma. I poliziotti scendono e fermano i tre. L’ultima cosa che vedo sei tu, una statua vestita di nero sul ciglio della strada, che guardi la scena quasi con disinteresse. Alzo il bavero del giaccone e accelero il passo.

lunedì 3 dicembre 2012

Don't worry, be happy

Da qualche giorno si parla di primarie in ogni dove. E il PD le fa ma discute sulle regole e dicono che si imbrogliano. E il PDL le fa ma forse non le fa però pare che le facciano ma non è detto. A me, che sto pensando di proporle nel mio condominio candidandomi a leader della corrente del mio pianerottolo, è scattata in testa una strana associazione. Continuo a canticchiare tra di me “ … primarie sì primarie no, le primarie non si fanno alla faccia di Alemanno … “ sulla musica di La terra dei cachi di Elio e le storie tese. Poi mi è ricapitata sott’occhio una vecchia foto. E mi sono di nuovo reso conto che a destra  stanno facendo tanto teatrino in attesa di sapere se questo signore si ricandida. Sì, proprio questo. Ha fatto il presidente del consiglio. E sta pensando se proporsi per rifarlo. Sì sì, avete capito bene, quello con quel coso strano in mano. Presidente del consiglio. E allora basta. Non voglio più parlarne. Voglio dedicare qualche parola a un dramma umano. Quello dei membri della sua scorta. Guardate le loro espressioni. Non sono gente felice. Ma io in particolare sono toccato dallo sguardo del signore cerchiato in rosso. Credo sia il caposcorta. Quindi, riassumendo, uno che per guadagnarsi la vita passa le giornate incollato alle terga dello strano personaggio di cui sopra, terga che da fonti informate sui fatti pare siano pure flaccide, avendo come panorama una splendida vista dall’alto di una coltivazione di chiome sintetiche.
 
 
Capite bene che ha mille motivi di essere perplesso. La sua espressione vuole dirci qualcosa. La domanda che mi sono posto è cosa. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e tradurre il suo sguardo in pensieri e sentimenti. Mi sono uscite le seguenti ipotesi su quello che sta pensando quest’uomo. Votate la vostra preferita e la userò in campagna elettorale. Naturalmente, in sede di commento ognuno è libero di aggiungere la sua personale interpretazione.
 
01 - Voto Renzi o Bersani ?
02 - Aveva ragione nonna a dirmi di rimanere con lei a fare il coltivatore di azalee
 
03 - Il mio collega scorta ancora la Minetti ma alla prossima riunione sui turni mi sentono
04 - Se  adesso urla ancora una volta “Alabarda spaziale” giuro che mi licenzio
05 - Ci sta provando, ma la seminfermità mentale secondo me non se la bevono
06 - To be or not to be ?
07 - Non ne posso più, i miei figli a scuola diventano rossi e dicono che papà fa il benzinaio
08 - Ma stiamo proteggendo lui dalla folla o la folla da lui ?
09 - Sette anni alla pensione sette anni alla pensione sette anni alla pensione  …
10 - Se mollo questo starnuto gli devasto il pratino cranico tipo ciclone, devo tenerlo
 
Un'ultima cosa, bodyguard. Sarai alto due metri, peserai un quintale, sarai armato fino ai denti , esperto di tecniche di combattimento e conoscerai dodici arti marziali con almeno otto colpi mortali. Niente di personale, si fa per sdrammatizzare e riderci un poco sopra, si è capito vero ? 


sabato 24 novembre 2012

Girls On Film

L’appetito vien mangiando, dicono. Era andata bene con le riviste, perché non proseguire con l’escalation. Dopo non tanto tempo chiuse, lo sventrarono e ora ci sono miniappartamenti e uffici, credo, ma allora c’era un cinema. Programmazione varia, un po’ di tutto. Il primo vietato ai minori di quattordici lo vedemmo lì, anche se forse ne avevo ancora tredici. C’era mezza scuola quel sabato pomeriggio a vedere Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo. A proposito, meglio tardi che mai, grazie di cuore a Barbara e Edwige e a tutte le altre. Ma il soft non bastava più, non bastavano docce e strip. E nel frattempo la programmazione del cinema virava sempre più verso l’hard, già era diventato un rito allungare il ritorno da scuola per andare a guardare i cartelloni esposti. Un pomeriggio d’autunno, di quelli quando fa buio in pratica subito dopo mangiato, ormoni galoppanti e film in programmazione si mescolano in un cocktail micidiale. Qualcosa che aveva a che fare con carceri e piacere e detenute, vietato ai minori di diciotto anni. Partiamo. Dieci minuti a piedi da casa e siamo davanti al cinema, con adrenalina e pulsazioni in ascesa verticale. Già l’ingresso è spassoso, in fila, sembriamo dieci piccoli indiani anche se siamo cinque. Chi capeggia la fila e dovrà andare a chiedere i biglietti è inutile che ve lo dica, credo. Mi impettisco, cerco di sembrare il più alto possibile e di parlare con la voce più bassa possibile, mi dirigo alla biglietteria e con fare disinvolto chiedo cinque biglietti per la galleria. Dentro la biglietteria ci sono due tipi e uno dei due mi chiede quanti anni ho e se ho un documento. Io non solo non avevo frequentato molto il catechismo quindi ero abbastanza a digiuno di comandamenti, mentivo e desideravo la donna d’altri (qualunque donna in quel periodo, ad essere obiettivi), ma per entrare in quel cinema avrei detto anche che ero il nipote di Mubarak. Con nonchalance rispondo diciotto e faccio la scena di frugarmi in tasca prima di allargare le braccia sconsolato e dire che l’ho dimenticato a casa. Il tipo ghigna e si rivolge all’altro in dialetto con una frase del tipo “Eh certo, diciotto, con quella barba folta che ha” seguita da doppia sghignazzata. Avrò avuto otto peli sul mento e tre sulle guance, prendo la frase come un segnale negativo, ero un ragazzino sveglio io. Mi giro verso gli altri quattro piccoli indiani con fare interrogativo sul da farsi e proprio in quel momento dalla sala proiezione esce uno spettatore. E per una frazione di secondo, prima che la porta si richiuda, intravediamo lo schermo dove va in onda un accoppiamento che sembra essere di buona soddisfazione per la signorina coinvolta, a giudicare dai gemiti. L’esortazione, sempre dialettale, “Allora ragazzi non è ora di andare a casa ? “ rompe la magia e ci teletrasporta all’uscita più veloci della luce. Ci rituffiamo nel cupo autunno, qualcuno mi prende per il culo perché non ho abbastanza barba, gli dico la prossima volta ci vai tu così ti guardano e ti dicono che hai pochi peli sul culo, schivo agilmente una manata nelle palle e mentre ci incamminiamo verso casa tutto finisce sotto una risata omerica.
                                                              … ten years later …
Tutto comincia con una risata omerica già all’ingresso, adesso ci muoviamo in auto e ci siamo già fatti un discreto numero di bianchini ma null’altro è cambiato. Era un caso raro credo, quello di un cinema specializzato in film hard, film nuovo ogni giorno, ultime uscite, con la particolarità di essere situato proprio di fronte alla parrocchia. Niente cartelloni esposti e nemmeno titoli, un tacito accordo dopo una causa vinta dal cinema, mentre il parcheggio era condiviso tra devoti frequentatori dell’uno e dell’altra, col vantaggio che nell’imbarazzante caso di incontro con persona conosciuta si poteva giocare la carta di una improvvisa conversione, di una impellente necessità di confessarsi, del mettersi avanti col corso prematrimoniale anche se magari non si aveva nemmeno la ragazza. Per tacere della eventuale possibilità di confessione immediata in caso di cedimenti peccaminosi, bastava attraversare la strada.
 
“Padre, ho peccato.”
“Quante volte, figliolo?”
“Due, una nel primo tempo e una nel secondo.”
“Dieci Ave Marie e dieci Pater Noster, figliolo. Com’era il film ?”
“Niente male, padre, ma quello dell’altro ieri era meglio.”
“Ego te absolvo, vai in pace. Domani c’è Moana.”
“Grazie, padre. Sempre sia lodata.”
 
Ma torniamo al cinema. Quella sera era una occasione speciale. Un evento, il primo film porno in 3D che davano in città. Possiamo mancare? Certo che no, presenti all’appello. Non era pieno, era murato. C’erano tutte le compagnie della città, credo di aver salutato più gente quella sera che in discoteca. Clima da happening, entusiasmo alle stelle. Si spengono le luci, tutti si infilano gli occhialini e via, si parte, titoli di testa che scorrono. Interno stanza e dallo schermo, proteso verso le nostre teste, si materializza ed esce un mirabolante, mostruoso, smisurato organo genitale maschile. Parte un boato da curva nord dello stadio. Il mio vicino di posto inizia a ridere e dice “ Qua se arriva una tette al vento è panico alle uscite di sicurezza ” e dal fondo della sala qualcuno urla “Cazzo ma quando viene questo oltre agli occhialini ci danno anche gli ombrelli? ”, altra esplosione di sghignazzate. Penso tra me e me che probabilmente il glorioso Ritz Erotic Movies non ha mai visto tanta ilarità nella sua onorata carriera di serio cinema porno, capisco che sarà una lunga serata e cerco una posizione comoda sulla poltroncina di legno.
 
 

domenica 18 novembre 2012

Ore Liete

Uno spin-off dal post precedente. Dedicato a tutti gli adolescenti moderni nativi digitali che non hanno mai provato l’emozione di andare in edicola a chiedere riviste sconce. Adesso è tutto fin troppo facile, un clic su Youporn e hanno un mondo che noi nemmeno immaginavamo sullo stesso monitor dove scopiazzano le ricerche scolastiche da fonti inaffidabili. Per di più col sonoro, mentre per noi il porno è stato muto per anni e per urla e gemiti dovevamo lavorare di fantasia. E la frequentazione di siti hard tra i ragazzi deve essere una pratica molto comune, a giudicare dalla velocità con cui compare una schermata nuova sul monitor quando entro in camera di mio figlio.
Ma per noi era diverso. L’acquisto era pianificato strategicamente, a partire alla scelta dell’edicola. Ce n’erano due in zona ma quella dell’ospedale era considerata impraticabile, troppa gente, un viavai continuo mentre il prelevamento dell’oscuro oggetto del desiderio (perdonami, Luis) doveva essere rapido e senza testimoni. L’altra invece era perfetta. Situata lungo una strada di traffico intenso quindi frequentata in prevalenza da forestieri e non da residenti, ci si accedeva da un sottopassaggio e l’edicolante era noto per non guardare troppo per il sottile sull’età degli acquirenti, oltre ad avere come occhiali due fondi di bottiglia che, beata ingenuità, credevamo avrebbero reso più facile giocare al rialzo sulla nostra età in modo convincente. Suppongo sia morto e che in ogni caso il suo eventuale reato sia prescritto, quindi pace all’anima sua e grazie. Avevo una discreta faccia di bronzo e ero il più alto della masnada, quindi potenzialmente quello che più poteva sembrare un diciottenne, toccava a me. Il commando era appostato all’uscita dal sottopassaggio in attesa del momento propizio. Non c’erano clienti, i marciapiedi nelle due direzioni erano sgombri fino a una distanza ragionevole, l’arrivo di un’auto che si fermava era una possibilità, ma nella vita bisogna pure correre qualche rischio.
Ecco il momento. Vai. Il resto del gruppo aspettava sbirciando, mentre io con fare disinvolto e il cuore a mille mi avviavo verso il lato sinistro dell’edicola. Un paradiso pudicamente protetto da una tenda verde. Una rapida occhiata, Le Ore l’altra volta non era granchè, OV ha una copertina niente male ma prendo Caballero. Afferro e porgo, senza parlare. E lui coi suoi fondi di bottiglia cerca il prezzo sulla copertina. Cazzo, lo so io il prezzo e non lo sai tu che lo vendi, ho i soldi contati, sbrigati per la miseria. Eccolo. Lo avvolgo a cilindro sperando che non sbuchino troppi particolari anatomici dalle parti che restano in vista, e a passo di carica mi avvio al sottopassaggio. E’ fatta. Cerchio di ragazzini in religioso silenzio alle mie spalle, sacerdote officiante la blasfema cerimonia del primissimo sfoglio. Ma era solo un attimo, una rapida consultazione, sotto i sottopassaggi passa gente, lo dice il nome. Oddio, non credo che in caso di mancata soddisfazione avrei avuto la faccia di tolla di andarlo a cambiare. E in ogni caso eravamo sempre soddisfatti, in molti sensi se mi si perdona la bassissima battuta. Prima di uscire dal tunnel, il prezioso bottino finiva sotto la maglia di qualcuno e noi ridiventavamo un innocuo gruppetto di ragazzini, che con un segreto inconfessabile raggiungeva il garage che avevamo adibito a sala di pornoconsultazioni.
Tutto questo durò diverso tempo. Finchè un giorno mia madre mi disse guardandomi distrattamente “ Sai che la signora tal dei tali mi ha detto che ti ha visto in edicola ? “. Gelo, dentro e fuori. Mia madre aveva sguardi indecifrabili e l’arte dell’allusione, quindi devo ancora capire se la signora si era limitata a dire di avermi visto o aveva aggiunto, Dio non voglia, che mi trovavo nell’ala peccaminosa. Non ritenni opportuno proseguire il discorso e non ho mai più avuto occasione di chiederglielo. Ma fu spunto di riflessione e autocritica. Era giusto quello che facevamo? Stavamo sbagliando? Non potevamo continuare così. Bisognava cambiare, stavamo diventando grandi. E così fu. Avevamo i motorini adesso. Cambiammo edicola. 

giovedì 8 novembre 2012

Erotic Line

Serata tra amici di parecchi anni fa, non ricordo se il pretesto dell’invito a cena era una partita di calcio, un compleanno o chissà cos’altro, ma alla fine poco cambia. Le ore si fanno piccole e il tasso alcolico alto. Parte un giro di zapping televisivo. Tra televendite di pentole e materassi, film inguardabili e documentari micidiali, sbucano le pubblicità delle hotline telefoniche. Risate sbronze, commentacci, battute da caserma, ogni genere di sconcezza. Non siamo mai stati una comitiva di seminaristi, lo ammetto. A un certo punto il padrone di casa parte verso la cantina per l’ennesimo doveroso rifornimento. Commettendo un errore terribile. Siamo a un piano alto di un palazzo in centro storico, senza ascensore, e lui lascia lì il cellulare acceso, nelle mani di una manica di criminali. Quando la porta si chiude dietro le sue spalle, non c’è neanche il tempo di dire “Dai dai chiamiamo la maialona bionda” che qualcuno sta già facendo il numero.  Per una misteriosa usanza del gruppo, fin dai tempi in cui da ragazzini era mio compito chiedere all’edicolante le riviste porno, passando per il periodo romagnolo in cui andavamo a chiacchierare con la variopinta fauna che batte sul lungomare di Rimini e io ero stato eletto addetto ai dialoghi, per arrivare ad oggi, quando ci sono da fare cazzate che richiedono chiacchiera sciolta e faccia da culo io non so perché ma ci sono sempre in mezzo. No, forse lo so benissimo, ma ne parliamo un’altra volta.
Fatto il numero e presa la linea, il delinquente passa in viva voce e mi molla in mano il telefono. Mi risponde una lei che si presenta con nome esotico e si descrive come una via di mezzo tra una pin-up e una battona da tangenziale. Ricordo, random, labbra carnose quarta di seno perizoma. Pareggio il conto delle spudorate falsità descrivendomi come una specie di Bronzo di Riace in boxer, e ancora non ho capito cosa avesse il mio pubblico di imbecilli da sghignazzare. Segue la domanda “ Dove sei ? “ alla quale non devo fare grossi sforzi di fantasia dato che su un divano sono e “ Sul divano” rispondo. Lei mi informa che è sul letto e, ci tiene a precisarmelo nel caso avessi dubbi, con le gambe aperte e tutta bagnata. La domanda successiva è “ Ti stai toccando? ” dove prima devo mascherare un convulso di riso per il commento di un idiota seduto sulla poltrona di fronte che insinua che dovrei almeno trovarlo e poi resistere alla tentazione di chiedergli se per caso l’ho lasciato da sua sorella.
Ma il momento clou è quando lei mi chiede miagolante “Cosa mi faresti se fossi lì con te? “ E io, cercando di Eastwoodizzarmi con la voce più maschiovirilsensuale che riesco a fare, suscitando una standing ovation di risate dei presenti  le dico “Ti farei un pigiamino di saliva, piccola”. E dentro di me elevo una silenziosa preghiera al dio della celluloide supplicandolo di avermi fatto imbattere in una cinefila e sognando che lei mi risponda ridendo “ Va bene Clint, allora sono tua, prendimi maschione”. E invece non è così. Lei, maledetta, non ha visto Tightrope, non sa chi sono Gunny Highway, l’Ispettore Callaghan e nemmeno il texano dagli occhi di ghiaccio, mi prende sul serio e per ricambiare l’umido pigiamino inizia con molto impegno e poca credibilità a prospettarmi un paradiso di prestazioni orali sulle quali io mi ammoscio psicologicamente (non fraintendete, vi prego, sull’altro versante non era successo nulla e nulla c’era da ammosciare) e chiudo la conversazione.
Qualcuno lancia l’idea di salvare il numero in memoria con un nome femminile e fare una soffiata alla fidanzata dell’amico di controllargli il telefono, cosa che viene accolta da unanime approvazione. Ma la bieca congiura viene sventata dal rientro del padrone di casa che dopo passaggio in cucina a stappare arriva, guarda la tele coi numeri in sovraimpressione a un tripudio di chiappe e tette, guarda me col suo telefono in mano, fa due più due, capisce la tragedia appena accaduta e mi salta addosso mentre io lancio il suo telefono a uno dei criminali. Nasce una colluttazione sul divano, dove subisco dato che sto ridendo a crepapelle e non ho la forza di difendermi. Il cellulare torna nelle mani del legittimo proprietario, che verifica sconsolato la sonora decurtazione al suo credito. Come sconsolato sono io adesso, che rifletto sul fatto che il numero probabilmente era un 144, il credito era in lire e Sharon Samantha Cindy Jasmine o come cavolo si chiamava forse adesso è nonna. E si mette un pigiama di flanella. Tempus fugit.
 
 

mercoledì 31 ottobre 2012

Halloween Again

Suonano. Scampanellata breve, quasi timida. Che palle, sempre qua gli scocciatori. Seguita da un bussare discreto alla porta. Lampo nel cervello. Cazzo, è Halloween, i bambini. Troppo tardi, non la scampo. Ho Loverman a tutto volume, sanno che sono in casa, e fingermi morto non mi sembra una buona idea anche se a pensarci sarebbe molto in tema. Mi sa che devo aprire. Non faccio in tempo a mettere i Darkthrone e non mi sono vestito da Freddie Krueger come mi ero ripromesso l’anno scorso. Scelgo una via di mezzo, apro con passo lento e sguardo truce e guardo in basso pronto a fulminare il bambino o bambina di turno che viene a scartavetrarmi le palle con Halloween. Una gonna di panno nero, due scarpe nere di foggia datata. Minchia, bambina, o ti hanno truccata molto bene da strega o sei invecchiata molto da stamattina, quando sei uscita per andare a scuola e ti ho incrociata per le scale avrai avuto nove o dieci anni, non di più, e adesso sembri mia nonna.
Guardo più in alto e qualcosa non torna, troppe rughe e so di cosa parlo. Non è una bambina, è la signora del piano di sopra. E resto perplesso. Signora, va bene sentirsi giovani e in forma, va bene che a somigliare a una strega non fa tutta questa fatica, ma non le pare che a settant’anni sia poco decoroso andare in giro a festeggiare Halloween come i bambini delle elementari ? Poi penso che questa crisi sta picchiando duro, è proprio vero che la gente non arriva a fine mese se il trentuno Ottobre una pensionata per mangiare qualcosa deve andare a fare dolcetto o scherzetto in giro. La signora, ignara del turbine di pensieri dietro il mio sguardo assente, mi informa che sono cambiate le date per l’esposizione dei contenitori della differenziata e mi consegna il nuovo schema. E io, mancato incubo con la pelle carbonizzata, la risata maligna e le unghie ad artiglio, lo prendo, la ringrazio e me lo infilo in tasca. E stanotte non mi infilerò nei sogni di nessuno in Elm Street. Ma Venerdì devo ricordarmi l’organico, e Sabato la carta.

lunedì 29 ottobre 2012

Old Man Take A Look At My Eyes

Qualche giorno fa, guardando la tele, ho visto una cosa che mi ha colpito molto. Credo fosse un documentario, o un dibattito, sulle problematiche della terza età. La casa di riposo era bellissima, sembrava una clinica di lusso, arazzi alle pareti, fregi, arredo elegante. Intervistavano un signore anziano. Vicino a lui c’era un tizio che non ho capito se era l’infermiere, il badante, il maggiordomo o cosa. Certo non aveva la faccia rassicurante, sembrava una via di mezzo tra il gobbo di Notre-Dame e Lurch della Famiglia Addams. Comunque, quel signore non stava per nulla bene. A parte le rughe, lo sguardo fisso, le difficoltà di parola e di respirazione, la pelle del viso che sembrava di plastica e una cosa strana sulla testa, una specie di lanugine più corta del resto dei capelli e anche di colore un tantino diverso, erano le cose che diceva che mi hanno lasciato perplesso.
Poveretto, sembrava soffrisse di una forma di mania di persecuzione. A sentire lui tutti ce l’avevano con lui, lo perseguitavano, lo odiavano, capi di stato stranieri gli ridevano dietro per deteriorare la sua immagine e la sua credibilità internazionale, i giudici lo processavano perché non avevano altro da fare. Giuro, dava perfino l’impressione che avesse manie di grandezza, in certi momenti sembrava che credesse di essere stato uno statista, addirittura presidente del consiglio. Poi però poveretto si deve essere confuso, deve essersi  ricordato di quando giocava a calcio da giovane e ha cominciato a dire che non scendeva in campo ma forse sì e faceva il passo indietro. Poi ha iniziato a delirare, a dire che dava soldi a nipoti minorenni di qualcuno che facevano le maggiorate maggiorenni per costruire ospedali in Sud Sudan Africa dove Bertolaso avrebbe allenato il Milan per giocare contro la sinistra per guarire dallo spread, il tutto sparando cifre a caso e parole in libertà.
Cazzo, parli con la Merkel, con Draghi, con Juncker. Bund è una parola tedesca. Non puoi pronunciarmela “band”. Non puoi. Ah sì, tu puoi. Tu che hai pronunciato Google “Gogol”, puoi.

lunedì 22 ottobre 2012

Reggio Calabria - 22 Ottobre 1972

Sì, lo so, mi sono intrippato con gli anniversari, ma stavolta non è colpa mia. E’ stata una catena di eventi che mi ha portato qui. E chi sono io per oppormi al destino ? Sentivo parlare da diversi giorni di Reggio Calabria, comune sciolto, infiltrazioni e contiguità criminali, e c’era qualcosa che mi ronzava in testa. Mi è venuta in mente questa canzone, me la sono riascoltata, e quando ho colto la data della manifestazione ho capito che mi stava chiamando per essere pubblicata. Oggi, quarant’anni dopo. E ho obbedito. Credo che in molti non l’abbiano mai sentita, e che per i pochi che già la conoscono sia un ricordo gradito. Per lasciare più spazio a eventuali commenti, mi dico alcune cose da solo. Veterocomunista, sinistrorso, bolscevico, sovversivo, stalinista, centralista, fuori dal mondo, non al passo coi tempi. No, con questi tempi dove si stanno massacrando i diritti dei lavoratori e quel po’ di welfare che c’era, costruiti anche grazie alle lotte e alle manifestazioni come quella della canzone, non credo di avere una gran voglia di stare al passo.
Dimenticavo, a proposito di anniversari, nel post precedente ho dovuto fare una scelta, il nove Ottobre era anche l’anniversario della morte di Che Guevara. Rispetto per il combattente e per le idee e per i valori, ma non ho mai avuto la maglietta con la sua faccia, né l’adesivo sull’auto, non me lo sono tatuato addosso e diciamo anche che “Hasta siempre comandante” dopo due ascolti fa venire sonno. E allora, per motivi estetico-emozionali, ha vinto Paolini ai punti. Una eventuale finale con la Marini sarebbe un bello scontro.
 
 

martedì 9 ottobre 2012

Vajont - 9 Ottobre 1963

Duecento metri. Cristo Santo, cosa sono duecento metri d’acqua ? Come fai a pensarli, a vederli, a immaginarli, duecento metri d’acqua che scavalcano una diga e ti arrivano  addosso ? Non si può. Puoi solo lasciartelo raccontare, ascoltare  e farti prendere a pugni nello stomaco dall’emozione, perché capire non si può. Ma so una cosa. Finché guardo questo e mi si chiude la gola, finché guardo questo e non riesco più a respirare, finché guardo questo e ho voglia di mettermi a piangere, sono vivo.

venerdì 5 ottobre 2012

Welcome To The Lifeboat Party

Sedi delle regioni piene di finanzieri a frugare tra i rimborsi e non solo. Feste romane coi maiali travestiti da maiali e le maiale travestite da ancelle. Festa a carattere sociofecalpolitico sul tema “Siamo nella merda fino al collo”, che mi sembra perfetta vista la quantità di facce da culo tra i presenti. E io che parlando con qualcuno che mi chiedeva se mi era piaciuto “Che la festa cominci” di Ammaniti avevo risposto che secondo me era un po’ sopra le righe. In confronto sembra il catechismo. E adesso tutti a gridare allo scandalo, come se fino ad ora avessimo vissuto con Alice nel paese delle meraviglie. No, dico, ma ci siamo scordati di che nazione stiamo parlando ? Signori, lo facciamo un ripassino per capire dove ci troviamo ? Guardiamo una foto di qualche anno fa, non millenni, e facciamo un gioco ?
 
Una specie di test di Rorschach con una foto al posto delle macchie, io di psicologia ne so più o meno come un carciofo ma possiamo provare a fare il test. Solo una foto, ma sono sicuro che se voi mi dite cosa vedete nella foto io vi so dire a che paese state pensando. Provare per credere.
Allora, secondo voi la signorina nella foto è 
1) Una ricercatrice scientifica premio Nobel giunta per un convegno
2) Una profuga politica leader dell’opposizione a un feroce regime
3) Una campionessa sportiva reduce da trionfi olimpici
4) Un magistrato impegnato in un pericoloso processo
5) Una famosa giornalista titolare di una scottante inchiesta
6) Una ballerina di flamenco che l’allora settantatreenne presidente del consiglio di quel paese, a spese dei cittadini, ha fatto viaggiare su un volo di stato insieme a musicisti nani e ballerine varie per condurla a una festa privata piena di diciottenni seminude in una delle sue ville

 
1) State pensando a un paese ad alta alfabetizzazione, in cui ricerca e formazione sono tenuti in grande considerazione, i fondi per l’istruzione sono in crescita, le università sono di ottimo livello e da cui non fuggono cervelli
2) State pensando a un paese tollerante e aperto all’integrazione, di grande accoglienza verso le persone che provengono da regimi oppressivi o da zone che sono teatri di guerra e persecuzioni, lontano da razzismi e xenofobie
3) State pensando a un paese con impianti sportivi di grande livello, una alta cultura sportiva, senza incidenti negli stadi, con una diffusione di massa delle attività sportive a partire dalle scuole ed un elevatissimo numero di praticanti
4) State pensando a un paese con una giustizia imparziale, veloce, efficiente, senza ingerenze della politica, in cui tutti i cittadini sono veramente uguali davanti alla legge e nessuno può mettersi a priori al riparo da eventuali processi 
5) State pensando a un paese con una informazione pluralista, non concentrata in poche mani, libera e critica, senza controlli e ingerenze da parte di poteri forti né da parte di politici, pronta alla denuncia critica e al servizio del cittadino
6) State pensando all’Italia, cazzo !!